✕

Garton Ash: “Pace impossibile se Putin non lascia le terre rubate”

Ascolta l'audio

Per un accordo duraturo Usa e Ue devono continuare a sostenere l’Ucraina e spingere lo Zar a ritirarsi e a pagare i danni di guerra
4 minuti di lettura

La prossima volta che il conduttore di un notiziario televisivo parlerà col fiato sospeso della prospettiva di un “accordo” per porre fine alla guerra che vede l’Ucraina “cedere terra in cambio di pace”, mi piacerebbe metterlo seduto a un tavolo con Adeline. A Leopoli, la settimana scorsa, Adeline mi ha mostrato sulle mappe del telefono la posizione della casa che ha perduto a Nova Kakhovka, sotto occupazione russa, sulla sponda del fiume Dnipro proprio dirimpetto al territorio ucraino liberato attorno a Kherson. Guarda, ha detto con le lacrime agli occhi, da questa immagine satellitare puoi renderti conto del disastro ecologico seguito alla distruzione della diga di Kakhovka da parte della Russia nel 2023. Mi mostra anche il luogo in cui sognava di aprire una piccola galleria d’arte. «Perché dovrei rinunciare alla mia casa?». Già, perché mai?

Il territorio occupato dalla Russia è grande quanto Portogallo e Slovenia messi assieme. È difficile ottenere dati precisi, ma si stima ch…

La prossima volta che il conduttore di un notiziario televisivo parlerà col fiato sospeso della prospettiva di un “accordo” per porre fine alla guerra che vede l’Ucraina “cedere terra in cambio di pace”, mi piacerebbe metterlo seduto a un tavolo con Adeline. A Leopoli, la settimana scorsa, Adeline mi ha mostrato sulle mappe del telefono la posizione della casa che ha perduto a Nova Kakhovka, sotto occupazione russa, sulla sponda del fiume Dnipro proprio dirimpetto al territorio ucraino liberato attorno a Kherson. Guarda, ha detto con le lacrime agli occhi, da questa immagine satellitare puoi renderti conto del disastro ecologico seguito alla distruzione della diga di Kakhovka da parte della Russia nel 2023. Mi mostra anche il luogo in cui sognava di aprire una piccola galleria d’arte. «Perché dovrei rinunciare alla mia casa?». Già, perché mai?

Il territorio occupato dalla Russia è grande quanto Portogallo e Slovenia messi assieme. È difficile ottenere dati precisi, ma si stima che vi vivano circa 5 milioni di persone, mentre almeno altri 2 milioni di profughi da quelle zone si trovano oggi altrove. All’interno dei territori occupati gli ucraini sono vittima di una repressione brutale e di una sistematica russificazione. Fuori, ai profughi come Adeline sono rimasti solo i ricordi, le vecchie foto e le chiavi di case andate perdute. Non dovremmo insabbiare questo crimine mostruoso di occupazione in atto con l’espressione rassicurante “terra in cambio di pace”.

Nessuno in Ucraina crede che un qualche “accordo” possa davvero porre definitivamente termine alla guerra, anche se i negoziati portassero prima o poi a un fragile cessate il fuoco. Non si tratta solo di “terra” che la Russia si è presa con un’occupazione brutale, si tratta delle case, delle storie familiari, delle vite e dei mezzi di sussistenza di milioni di uomini, donne e bambini. L’Ucraina non “cede” territorio, così come io non “cedo” la mia auto se un criminale me la ruba e non posso recuperarla. Soprattutto, questa non sarà pace. Una pace giusta, che veda Adeline tornare a casa dopo la liberazione di tutto il territorio ucraino, la Russia erogare risarcimenti, Vladimir Putin processato all’Aia, non è realizzabile nel futuro prossimo. Ma una pace degna di questo nome esige che si arrivi alla sicurezza militare duratura, alla ripresa economica, alla stabilità politica e all’integrazione europea per i circa quattro quinti del territorio sovrano che l’Ucraina ancora controlla. Ci vorranno anni.

Nessuno desidera la pace più degli ucraini. Ovviamente il presidente Volodymyr Zelensky deve cercare di tenersi buono il presidente Donald Trump, così che il bullo americano non svenda completamente l’Ucraina a Putin. Stando a un recente sondaggio dell’Istituto Internazionale di Sociologia di Kiev, solo il 29% degli ucraini si dice disponibile ad accettare il piano di pace di Trump, ma il 51% sostiene di poter considerare accettabile il piano alternativo proposto dai leader europei. Tutti gli ucraini sanno che anche mentre il mondo parla di pace la Russia continua a lanciare massicci attacchi di droni e missili contro di loro. Nel frattempo, l’emissario che Putin ha inviato ai colloqui russo-ucraini di Istanbul, Vladimir Medinsky, ha fatto richiamo alla Grande Guerra del Nord del 1700-1721, dicendo alla delegazione ucraina: «Abbiamo combattuto la Svezia per 21 anni. Quanto a lungo siete disposti a combattere voi?».

Quindi la vera questione è se l’Ucraina sia in grado di continuare a difendersi e a rafforzare la propria resilienza a lungo termine, con un incremento del sostegno europeo a compensazione dello svanire degli aiuti statunitensi. A Kiev le conversazioni più incoraggianti le ho tenute con persone che hanno a che fare con l’industria della difesa. L’Ucraina è ora all’avanguardia dell’innovazione per lo sviluppo e la produzione di droni, ne ha fabbricati oltre due milioni solo lo scorso anno. Potrebbe fare ancora meglio se più Paesi partner seguissero l’esempio della Danimarca, affidando contratti direttamente ai produttori di armi ucraini. Il problema maggiore è la carenza di nuove reclute. Un comandante di prima linea mi ha detto che ora dispone di armi e munizioni adeguate, ma il suo battaglione è al 30% dell’organico. A est, ha detto, ci sono trincee vuote, difese solo da droni.

Sembra che la Russia stia pianificando nuove offensive terrestri, ma gli esperti militari occidentali ritengono che l’Ucraina possa continuare a difendere la maggior parte del territorio attualmente controllato. Gradualmente, potrà rafforzare le difese contro la Russia in mare (dove sono già efficaci), a terra (con un “muro virtuale” di droni e incursioni in profondità oltre le linee russe) e, cosa più difficile, in aria. Con l’avvento del nuovo cancelliere tedesco Friedrich Merz, che per fortuna non segue le orme di Scholz, e il sorprendente spirito churchilliano del premier britannico Keir Starmer, la Coalizione europea dei volenterosi è forte. La cosa più utile che può mettere in programma non sono truppe sul terreno, ma una difesa aerea multistrato per creare uno scudo sopra la metà occidentale del paese.

Le tre componenti militari essenziali che ancora servono da parte degli Stati Uniti sono le capacità di intelligence (molto difficili da rimpiazzare), gli intercettori antiaerei Patriot di fabbricazione americana (gli unici in grado di abbattere i missili balistici russi), e grandi quantità di munizioni da 155 mm (anche se l’Europa sta facendo passi avanti in proposito). Se si riuscisse a convincere Trump a non bloccare questi tre fattori, l’Ucraina potrebbe sopravvivere con un incremento del sostegno europeo. Poi, soprattutto se l’Europa riuscirà anche a inasprire le sanzioni economiche contro la Russia, la stretta potrebbe lentamente pesare più su Mosca che su Kiev. A un certo punto, perfino Putin potrebbe iniziare a pensare che sia ora di fermare la fase calda della guerra, accettare una “linea di cessate il fuoco” e ordinare alla propria macchina di propaganda interna di dichiarare una vittoria storica. Nulla in questo scenario è certo, e il regime di Putin potrebbe non potersi più permettere il rischio della pace, ma questa è la strada meno irrealistica per porre fine alla guerra più grande sul suolo europeo dal 1945.

L’Ucraina si troverebbe immediatamente ad affrontare nuove, temibili sfide. Come preservare l’unità nazionale del tempo di guerra una volta che le armi tacciono? Come reintegrare più di 3 milioni di veterani? Quando tenere le elezioni e come garantirne la correttezza? La politica ucraina sarà all’insegna del disordine e delle recriminazioni, sia interne che mirate all’Occidente. Putin, per il quale la politica è la continuazione della guerra con altri mezzi, avrà ampie opportunità di agitare le acque, fomentando acrimonia e divisione.

Nel frattempo l’Europa potrebbe rapidamente distogliere l’attenzione, com’è accaduto per la Bosnia dopo gli accordi di pace di Dayton nel 1995. La quasi totalità del bilancio non militare dell’Ucraina oggi è finanziata da aiuti internazionali. Serviranno altre centinaia di miliardi di euro prima che l’economia ucraina ricostruita possa andare avanti da sola. Dal Portogallo alla Polonia, i populisti europei in ascesa diranno agli elettori che non devono continuare a pagarne il conto. Solo se Merz si schiererà a favore della confisca dei beni russi congelati si potranno reperire le risorse.

All’inizio di questo mese, quattro leader europei si sono recati a Kiev all’indomani del Ve (il giorno della Vittoria in Europa), che segna la sconfitta totale della Germania nazista. Purtroppo, non ci sarà un semplice, unico Vu (giorno della Vittoria in Ucraina), che segni la sconfitta totale della Russia di Putin. Una pace duratura non arriverà presto, e di certo non a seguito di un qualche accordo frettoloso e squilibrato. Solo se sia l’Ucraina che l’Europa avranno la perspicacia, la capacità di resistenza e l’unità per affrontare una lunga lotta, si potrà arrivare, entro la fine di questo decennio, a una pace degna di questo nome.

Traduzione di Emilia Benghi

Leggi i commenti