KIEV – C’è una nuvola nera che si addensa sul nordest, e non ha a che vedere con le nubi gonfie che coprono questo maggio ucraino. Sono i «60mila soldati» russi con armi, carri e blindati ammassati dopo aver liberato il Kursk dall’occupazione di Kiev. Sono l’ultima minaccia che toglie il sonno agli ucraini anche di giorno: di notte ci pensano già i droni e i missili. Ieri, mentre 110 droni ucraini ronzavano in 13 regioni russe punzecchiando anche Mosca — costretta a sospendere l’operatività dei tre aeroporti civili — i russi hanno spedito in Ucraina una nuova ondata micidiale di missili balistici e droni, uccidendo 13 persone e trasformando Kiev in un inferno di fuoco e fumo.
Il capo di Stato maggiore della 13a brigata della Guardia nazionale ucraina “Charter” ha confermato a Sky News che i russi «stanno cercando di ammassare soldati vicino alla linea di combattimento, e di effettuare operazioni d’assalto» tra le regioni di Sumy e Kharkiv. Avrebbero radunato un contingente di 60mila uomini per creare la zona cuscinetto chiesta da Putin lungo il confine settentrionale ucraino. Secondo l’analista politico-militare Dmytro Snegirev, i russi cercano di «penetrare nel villaggio di Yunakivka, nella regione di Sumy» perché «è il principale snodo di trasporto che rifornisce le forze armate ucraine che attaccano le regioni di Kursk e Belgorod». Ma l’operazione servirebbe anche «a chiarire ai nostri partner strategici che se la leadership politico-militare dell’Ucraina non accetterà l’ultimatum russo di ritirare interamente l’esercito dalle regioni di Donetsk, Lugansk, Zaporizhia e Kherson, la Russia allargherà il teatro delle ostilità a Sumy e a Kharkiv minacciando di raggiungere la regione di Dnipro».
Nella zona infuriano battaglie feroci. I russi hanno già annunciato la conquista di Yunakivka, smentita però dagli ucraini. Sarebbe uno snodo decisivo lungo l’autostrada M7 che collega Kiev, Sumy e Kursk. Secondo il capo del Consiglio dei riservisti ucraini, Ivan Tymochko, «è la direzione in cui i russi hanno cercato di avanzare nel 2022, e stanno diventando più attivi anche nella regione di Kharkiv dove quasi raddoppiano gli attacchi». La situazione è nera anche nel Donbass: l’ultima conquista, rivendicata ieri, è Romanivka, nella regione di Donetsk.
Gli ucraini conservano teste di ponte in diverse aree della regione di Kursk, create con la nuova controffensiva scattata a inizio maggio con truppe speciali. Una scelta molto contestata da analisti e politici ucraini, sia di maggioranza che accaniti oppositori come Igor Moseychuk, blogger e fondatore di Azov: «Le truppe russe sono riuscite a mettere piede nella regione di Sumy e a concentrare uomini al confine con la regione di Kharkiv: è una minaccia per l’intera regione ed è il risultato di un’avventura nel Kursk mal concepita e senza obiettivi in cui sono state inviate ed eliminiate le migliori unità ucraine». Proprio ieri il presidente Zelensky ha inserito Moseychuk nell’elenco di persone sanzionate da Kiev.
Tensioni alimentate da una situazione tesissima, con il Paese sottoposto attacchi terribili come quello di ieri con 9 Iskander, 55 missili da crociera Kh-101 e Kalibr, un Kh-22, 4 missili guidati Kh-59/69 e 298 droni Shahed. Hanno colpito nella maggior parte delle regioni uccidendo 13 persone e ferendone 69. A Zhytomyr sono morti tre bambini. «L’uccisione indiscriminata di donne e bambini di notte nelle loro case è una chiara violazione dei Protocolli di pace di Ginevra del 1977. Sono attacchi vergognosi. Fermate le uccisioni. Cessate il fuoco ora», twitta l’inviato speciale di Trump, Keith Kellogg. Ma è il silenzio del presidente a sconcertare Zelensky: «Il silenzio dell’America e di altri nel mondo incoraggia Putin», dice.
Clima pessimo, in attesa dei memorandum su una pace che pare lontana. Eppure ieri si è concluso senza intoppi anche l’ultimo scambio di prigionieri nella formula “mille per mille”. E «stiamo già preparando il prossimo», rivela Kiev.