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Giappone, basta “Torino” o “Pikachu”: stop ai nomi bizzarri per i neonati

(Reuters) 

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Nuove regole sui “kirakira”, le pronunce fantasiose dei caratteri per poter chiamare i figli in modi stravaganti
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PECHINO – Basta con nomi che suonano come il Pikachu dei Pokemon, Naiki (come il marchio Nike), Pu (come l’orsetto Winnie). Oppure Ojisama (principe) e Akuma (diavolo). Un’ex pattinatrice olimpionica ha chiamato i suoi figli Girisha (Grecia) e Torino, perché nati nell'anno in cui le Olimpiadi estive e invernali si sono svolte in quelle località. Dopo anni di dibattito, il Giappone ha deciso di introdurre delle regole sulla pronuncia dei nomi che vengono dati ai nuovi nati. Questo per dare un taglio al fenomeno dei cosiddetti “nomi kirakira”. Kirakira significa letteralmente “brillante” o “scintillante”. Nomi con pronunce fantasiose basate su interpretazioni altrettanto fantasiose dei caratteri con cui vengono scritti.

Ora, come riportano i media giappon…

PECHINO – Basta con nomi che suonano come il Pikachu dei Pokemon, Naiki (come il marchio Nike), Pu (come l’orsetto Winnie). Oppure Ojisama (principe) e Akuma (diavolo). Un’ex pattinatrice olimpionica ha chiamato i suoi figli Girisha (Grecia) e Torino, perché nati nell'anno in cui le Olimpiadi estive e invernali si sono svolte in quelle località. Dopo anni di dibattito, il Giappone ha deciso di introdurre delle regole sulla pronuncia dei nomi che vengono dati ai nuovi nati. Questo per dare un taglio al fenomeno dei cosiddetti “nomi kirakira”. Kirakira significa letteralmente “brillante” o “scintillante”. Nomi con pronunce fantasiose basate su interpretazioni altrettanto fantasiose dei caratteri con cui vengono scritti.

Ora, come riportano i media giapponesi, “tutti i nomi nel registro nazionale delle famiglie devono includere la lettura fonetica, vietando di fatto interpretazioni considerate troppo distanti dai caratteri utilizzati”, spiega l’agenzia di stampa Kyodo. In pratica, quando si va a registrare il nome del proprio bebè bisogna comunicare alle autorità locali come i kanji - i caratteri di origine cinese utilizzati nella scrittura giapponese - che compongono il nome devono essere pronunciati. “E in base alla normativa saranno consentite solo le letture comunemente accettate. I genitori non potranno più dare nomi con letture non correlate al significato o alla pronuncia standard, una pratica che ha causato confusione nelle scuole, negli ospedali e nei servizi pubblici”, spiega il quotidiano Mainichi Shimbun. Bandite dunque pronunce insolite o controverse.

La questione deriva dalle caratteristiche uniche della lingua giapponese. "La maggior parte dei nomi tradizionali è composta da caratteri, i kanji. Ogni carattere - i genitori possono scegliere tra 2.999 previsti dalla legge - ha una pronuncia generalmente associata ad esso, e questi suoni insieme compongono la lettura del nome. Ma ecco il problema: la maggior parte dei kanji ha pronunce alternative, anche completamente differenti l’una dall’altra. Ciò può dare ai genitori la possibilità di ricavare una pronuncia insolita dalla sequenza di caratteri che compongono un nome, con una lettura desiderata che nessuno potrebbe conoscere solo guardando i caratteri”, come scriveva già due anni fa il New York Times in un servizio proprio sul fenomeno dei nomi kirakira. La scrittura di questi nomi è spesso infatti impossibile da leggere, a meno di non conoscere in precedenza la pronuncia decisa dai genitori. Questo perché i genitori scelgono una pronuncia totalmente diversa da quelle tipicamente considerate per il carattere con cui si scrive il nome.
La moda dei nomi kirakira si è diffusa a partire dagli anni Novanta: nomi che derivano da influenze straniere, dalla cultura pop o dalla fantasia (in alcuni casi, molta) dei genitori. Un fenomeno, spiegano gli studiosi, per sfuggire spesso alla pressione sociale a conformarsi molto forte in un Paese come il Giappone.

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