Ungheria, 20 Paesi Ue contro il divieto del Pride. L’Italia non firma
dalla nostra corrispondente Tonia MastrobuoniBERLINO – L’Ungheria ha esordito al Consiglio europeo degli Affari generali con una fake news. Il ministro magiaro agli Affari europei Janos Boka ha mentito in faccia ai giornalisti: “Non c’è nulla di assimilabile a un bando del Pride in Ungheria”, ha dichiarato a margine della riunione. Peccato che ad aprile Budapest abbia iscritto il divieto della tradizionale manifestazione a difesa dei diritti delle persone lgbtq+ addirittura nella sua costituzione. Tanto che venti governi dell’Unione europea, tra cui Francia e Germania, hanno deciso finalmente di reagire, esprimendo “profonda preoccupazione” per le continue violazioni dei diritti delle persone lgbtq+.
All’ordine del giorno della riunione brussellese che ha audito Boka c’era proprio il caso ungherese: da sette anni si discute l’opzione ‘nucleare’, la sospensione dei diritti di voto per Budapest al Consiglio europeo in base all’articolo 7 del Trattato. Ma da sette anni c’è sempre qualcuno che si oppone. Oggi tra i grandi assenti de…
BERLINO – L’Ungheria ha esordito al Consiglio europeo degli Affari generali con una fake news. Il ministro magiaro agli Affari europei Janos Boka ha mentito in faccia ai giornalisti: “Non c’è nulla di assimilabile a un bando del Pride in Ungheria”, ha dichiarato a margine della riunione. Peccato che ad aprile Budapest abbia iscritto il divieto della tradizionale manifestazione a difesa dei diritti delle persone lgbtq+ addirittura nella sua costituzione. Tanto che venti governi dell’Unione europea, tra cui Francia e Germania, hanno deciso finalmente di reagire, esprimendo “profonda preoccupazione” per le continue violazioni dei diritti delle persone lgbtq+.
All’ordine del giorno della riunione brussellese che ha audito Boka c’era proprio il caso ungherese: da sette anni si discute l’opzione ‘nucleare’, la sospensione dei diritti di voto per Budapest al Consiglio europeo in base all’articolo 7 del Trattato. Ma da sette anni c’è sempre qualcuno che si oppone. Oggi tra i grandi assenti della dichiarazione dei 20 figurava, neanche a dirlo, l’Italia di Giorgia Meloni.
La dichiarazione esprime “profonda preoccupazione” per il voto recente del Parlamento di Budapest che scolpisce nella costituzione il divieto di scendere in piazza per i diritti delle persone lgbtq+. Ma il testo fa riferimento anche a precedenti provvedimenti discriminatori. Quattro anni fa l’Ungheria aveva usato il pretesto della “protezione dei minori” per proibire nelle scuole e sui media qualsiasi riferimento alla comunità lgbtq+. All’epoca la misura aveva suscitato la reazione indignata della presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. Stavolta, dopo il bando del Pride che contravviene alle regole più elementari della democrazia, la capa dell’esecutivo europeo si è fatta notare per il suo rumoroso silenzio.
Ma forse l’ex ministra della Difesa tedesca cambierà idea. Una fonte diplomatica racconta infatti che il cancelliere tedesco Friedrich Merz è fermamente intenzionato a piegare i due Paesi che continuano a impedire un voto all’unanimità in Europa su questioni cruciali come gli aiuti all’Ucraina o le sanzioni alla Russia. L’Ungheria di Viktor Orban in primo luogo, ma anche la Slovacchia del ‘mini-Orban’, Robert Fico.
Berlino è stanca dei continui sabotaggi del premier ungherese, riporta la fonte, e Merz intende adottare “la linea dura” con Budapest e Bratislava. Nei giorni scorsi il cancelliere ha già cominciato ad alzare pubblicamente la voce con i due eterni bastian contrari, minacciando di inasprire il suo approccio verso di loro. E ieri gli ha replicato il premier slovacco Robert Fico, definendo le sue parole “inaccettabili”. Negli anni scorsi la Ue è arrivata a tagliare i fondi all’Ungheria e alla Polonia - allora governata dal Pis - per le gravissime violazioni dello stato di diritto. Ma se un peso massimo come la Germania comincia a segnalare che potrebbe succedere di nuovo, è un segnale importante contro la deriva autocratica di una fetta di Europa.