NEW YORK – La standing ovation degli studenti di Harvard quando è entrato il presidente, Alan Garber. Poi quella rivolta a Yurong Luanna Jiang, studentessa asiatica alla School of International Development, quando ha ricordato i suoi 77 compagni, provenienti da 32 Paesi, che si sono laureati assieme a lei. La cerimonia delle consegne dei diplomi non era così elettrica e simbolica da anni e questo è anche merito di Donald Trump. La sua crociata per demolire l’università più antica d’America, e tra le più prestigiose al mondo, vista come «covo antisemita», «minaccia alla sicurezza nazionale» e simbolo della cultura liberal, ha trasformato la cerimonia in atto di resistenza.
Tutto è avvenuto nel pieno della battaglia legale in corso tra Harvard e la Casa Bianca, che anche ieri ha vissuto momenti chiave. La giudice federale Allison Burroughs ha esteso l’ordine temporaneo con cui aveva bloccato fino a ieri la revoca da parte …
NEW YORK – La standing ovation degli studenti di Harvard quando è entrato il presidente, Alan Garber. Poi quella rivolta a Yurong Luanna Jiang, studentessa asiatica alla School of International Development, quando ha ricordato i suoi 77 compagni, provenienti da 32 Paesi, che si sono laureati assieme a lei. La cerimonia delle consegne dei diplomi non era così elettrica e simbolica da anni e questo è anche merito di Donald Trump. La sua crociata per demolire l’università più antica d’America, e tra le più prestigiose al mondo, vista come «covo antisemita», «minaccia alla sicurezza nazionale» e simbolo della cultura liberal, ha trasformato la cerimonia in atto di resistenza.
Tutto è avvenuto nel pieno della battaglia legale in corso tra Harvard e la Casa Bianca, che anche ieri ha vissuto momenti chiave. La giudice federale Allison Burroughs ha esteso l’ordine temporaneo con cui aveva bloccato fino a ieri la revoca da parte dell’amministrazione Trump del diritto di Harvard di accettare studenti internazionali. La decisione è arrivata dopo il passo indietro della Casa Bianca che aveva concesso all’università altri trenta giorni di tempo per contestare la revoca. «Voglio mantenere lo status quo», ha dichiarato invece la giudice. Il nuovo provvedimento stavolta non ha data di scadenza, anche se la battaglia legale resta. La Casa Bianca ha risposto lanciando un duro attacco: «Se i giudici vogliono fare i segretari di Stato o il presidente si candidino», ha dichiarato la portavoce Karoline Leavitt, che ha accusato le corti di aver oltrepassato i propri limiti. La giudice Burroughs, poco prima, aveva ammesso la sua preoccupazione riguardo agli studenti internazionali che hanno presentato domanda per il visto e che vedono a rischio il loro sogno di studiare negli Stati Uniti, dopo la decisione dell’amministrazione Trump di sospendere le procedure.
Ad Harvard intanto il presidente Garber aveva ricevuto l’applauso di migliaia di studenti, famiglie e docenti, e ricordato come i laureati fossero arrivati da tutto il mondo. «La mia speranza – ha detto – è che restiate a vostro agio nell’essere a disagio», messaggio apparso come un richiamo a non piegarsi al potere autoritario del tycoon. Gli applausi alla studentessa straniera sono arrivati anche alla luce dell’altra vendetta decisa dalla Casa Bianca, che attraverso il segretario di Stato Marco Rubio ha annunciato la revoca dei visti agli studenti cinesi, «inclusi quelli legati al Partito comunista cinese o che studiano in settori chiave». Non è chiaro quanti saranno colpiti. L’anno scorso i cinesi iscritti nelle scuole americane erano circa 277 mila, il 24,6 per cento degli oltre 1,1 milioni di studenti internazionali negli Stati Uniti. Rubio non ha spiegato quando il divieto entrerà in vigore, ma intanto ha provocato la reazione di Pechino. «La revoca ingiusta dei visti – ha dichiarato la portavoce del ministero degli Esteri cinese – con il pretesto dell’ideologia e la scusa della sicurezza nazionale, ha compromesso i loro diritti e interessi legittimi e interrotto i normali scambi tra i due Paesi. La Cina si oppone con forza a questa decisione», definita «una mossa politica e discriminatoria» che «non farà altro che danneggiare ulteriormente l’immagine e la credibilità degli Stati Uniti a livello internazionale».
I rapporti di scambio accademico risalgono al 1979, quando il primo gruppo di studenti cinesi arrivò negli Usa per partecipare a corsi di specializzazione. Alcuni commentatori ritengono che Trump, vista la frustrazione nella sua battaglia sui dazi con il Dragone, stia usando la storia dei visti come arma di ricatto per costringere Pechino a cedere. Ma anche su questo fronte la Cina non si è mostrata vulnerabile ed è passata alle contromosse: la Chinese University of Hong Kong e la Hong Kong University of Science and Technology sono pronte ad accogliere studenti, ricercatori e docenti stranieri.