CHENNAI – Una calca mortale ha ucciso più di undici persone tra la folla di tifosi di cricket fuori dallo stadio di Bangalore, dove si celebrava la vittoria dei Royal Challengers nel campionato più celebre al mondo, l'Indian Premier League. Decine i feriti in un disastro che le autorità non sono riuscite a contenere. "La folla era assolutamente fuori controllo," ha ammesso il vice-governatore del Karnataka, riconoscendo l'insufficienza delle misure di sicurezza.
Il cricket è come una seconda religione in India. È uno sport-culto che unisce indù, musulmani, buddisti, gianisti e cristiani, solitamente divisi dalle divergenze di fede. La tifoseria viene vissuta con l'intensità del fervore religioso e può degenerare, quando manca un controllo adeguato delle folle. Così è successo allo stadio Chinnaswamy dove per festeggiare la prima vittoria IPL per la città di Bangalore migliaia di persone con le bandiere rosse della squadra si sono assiepate nelle strade troppo strette, con una concentr…
CHENNAI – Una calca mortale ha ucciso più di undici persone tra la folla di tifosi di cricket fuori dallo stadio di Bangalore, dove si celebrava la vittoria dei Royal Challengers nel campionato più celebre al mondo, l'Indian Premier League. Decine i feriti in un disastro che le autorità non sono riuscite a contenere. "La folla era assolutamente fuori controllo," ha ammesso il vice-governatore del Karnataka, riconoscendo l'insufficienza delle misure di sicurezza.
Il cricket è come una seconda religione in India. È uno sport-culto che unisce indù, musulmani, buddisti, gianisti e cristiani, solitamente divisi dalle divergenze di fede. La tifoseria viene vissuta con l'intensità del fervore religioso e può degenerare, quando manca un controllo adeguato delle folle. Così è successo allo stadio Chinnaswamy dove per festeggiare la prima vittoria IPL per la città di Bangalore migliaia di persone con le bandiere rosse della squadra si sono assiepate nelle strade troppo strette, con una concentrazione demografica insostenibile. Come spesso accade in India, qualcuno cade, nessuno si ferma, inizia il massacro.
Un testimone ha riferito che la calca ha spinto in più direzioni simultaneamente, creando una pressione insopportabile. Ambulanze, poliziotti che trasportano corpi, gente svenuta, chi boccheggiava per asfissia. Scene già viste, anche di recente: solo a gennaio, trenta morti al mega festival induista della Maha Kumbh Mela nell'Uttar Pradesh. Nel 2024, una calca simile ne ha uccise 120 nello stesso Stato.
Le morti di massa in contesti religiosi o sportivi non sono una novità – ricordiamo l'Heysel di cui si sono commemorate le vittime in questi giorni– ma in India tutto è amplificato dalla semplice mole: quasi un miliardo e mezzo di abitanti secondo le stime più recenti. La combinazione tra densità demografica, carenza di infrastrutture e gestione caotica trasforma molti raduni indiani sia nelle metropoli che nei grandi assembramenti nelle campagne in potenziali disastri.
Contrariamente a quanto si crede normalmente, non sarebbe il panico a causare queste tragedie. La studiosa svizzera Anna Sieben ha dimostrato che si tratta di dinamiche incontrollabili: persone che si muovono quasi istintivamente per non cascare a loro volta e che si accorgono troppo tardi di star schiacciando altri fino all'ultimo respiro. Le calche mortali nascono dalla combinazione di sovraffollamento, movimento simultaneo verso la stessa direzione e lentezza nella trasmissione delle informazioni. La "turbolenza di folla" somma le forze dei corpi compressi in modo imprevedibile. Basta che uno cada per creare un vuoto, una mancanza di appoggio che innesca l'effetto domino: altri cadono sopra chi è già a terra, rendendo impossibile respirare. Così è accaduto anche a Bangalore, in una scena che si ripete da anni in India, un grande Paese che fa passi da gigante in economia, ma che si trascina appresso ancora tragedie di un’era quasi arcaica, aumentate dalle complessità di un’urbanizzazione senza freni.