✕

Il portavoce della Freedom Flotilla: “Da Israele un atto di pirateria, a breve torneremo in mare”

Michele Borgia, rappresentante italiano della nave umanitaria: “Non sono state comunicate neanche contestazioni formali, ma non è strano”
1 minuti di lettura

«Quello che è successo non ci farà fare passi indietro. Puntiamo a tornare in mare con un’altra barca in poco tempo, entro la fine della bella stagione». Per questioni di sicurezza non si possono dare dettagli, ma sull’obiettivo, assicura Michele Borgia, portavoce italiano della Freedom Flotilla, nessuno abbia dubbi. «Non ci fermeremo - afferma - finché non saranno liberati non solo i membri del nostro equipaggio, ma anche Gaza e Cisgiordania».

Siete riusciti a mettervi in contatto con loro?

«Da quando sono stati rapiti neanche il nostro legale è riuscito a incontrarli. Non sono state comunicate neanche contestazioni formali, ma non è strano. Nelle carceri israeliane ci sono migliaia di detenuti palestinesi che non sanno nemmeno perché siano lì…

«Quello che è successo non ci farà fare passi indietro. Puntiamo a tornare in mare con un’altra barca in poco tempo, entro la fine della bella stagione». Per questioni di sicurezza non si possono dare dettagli, ma sull’obiettivo, assicura Michele Borgia, portavoce italiano della Freedom Flotilla, nessuno abbia dubbi. «Non ci fermeremo - afferma - finché non saranno liberati non solo i membri del nostro equipaggio, ma anche Gaza e Cisgiordania».

Siete riusciti a mettervi in contatto con loro?

«Da quando sono stati rapiti neanche il nostro legale è riuscito a incontrarli. Non sono state comunicate neanche contestazioni formali, ma non è strano. Nelle carceri israeliane ci sono migliaia di detenuti palestinesi che non sanno nemmeno perché siano lì».

Perché parlate di rapimento?

«Perché il termine ‘arresto’ presuppone che una persona abbia fatto qualcosa di illegale o pericoloso, dunque debba essere fermata. La nostra era una missione pacifica e non violenta. In punta di codice di navigazione e norme internazionali, si è trattato di un vero atto di pirateria».

Dove si trovava la Madleen?

«Eravamo in acque internazionali, a 50 miglia da Port Said e a poco più di 100 da Gaza. Ci tenevamo più a Sud possibile per rendere inequivocabile che la nostra destinazione fosse la Striscia».

Vi aspettavate di essere bloccati?

«Non sapevamo come o quando, ma immaginavamo l’esito. Dal 2010 tutte le nostre navi sono state fermate, sabotate, ostacolate, gli attivisti spesso fermati».

Perché continuate?

«Se stiamo tutti in silenzio a guardare non cambierà mai nulla. Anche l’opinione pubblica ci spinge a continuare, basta guardare tutte le manifestazioni di solidarietà che ci sono state in Italia e in Europa. Con una situazione così drammatica è imperativo fare di tutto per chiedere l’immediato cessate il fuoco, l’ingresso incondizionato degli aiuti e la fine degli sfollamenti in Cisgiordania».

Qual è il vostro obiettivo?

«Per noi la questione è anche politica. Da anni. la Striscia è sotto assedio. E noi rispondiamo aprendo la strada via terra e via mare. Noi continueremo a navigare fino a che Gaza non sarà libera. A breve, migliaia di persone proveranno a raggiungere Rafah a piedi. Non si può rimanere a guardare».

Leggi i commenti