Cuffie sulle orecchie, poligono e tanto odio: così Artur A. ha preparato la strage a Graz
dal nostro inviato Rosario Di RaimondoGRAZ – Le cuffie sulle orecchie, come sempre. Il piano ben chiaro in testa. L’odio negli occhi. Martedì mattina, un quarto d’ora prima delle 10, Arthur A. entra nella sua ex scuola vicino alla stazione di Graz. Nello zaino nasconde una pistola e un fucile da caccia. Si rifugia in bagno, si equipaggia, passa all’azione. Come in uno dei suoi giochi sparatutto preferiti, solo che adesso non è nel mondo virtuale nel quale da tempo si era rinchiuso. Si muove fra i corridoi dell’istituto, verso le classi. Impiega 7 minuti, spara quaranta colpi. Uccide nove studenti – sei ragazze e tre ragazze – e un’insegnante, che morirà in ospedale per le ferite. Era stata una sua professoressa.
Il piano manoscritto per la strage
Sono i dettagli della strage peggiore di cui l’Austria abbia memoria nella sua storia recente, rivelati in conferenza stampa dalla polizia. Gli investigatori non sanno ancora perché il 21enne abbia scelto il 10 giugno come giorno dell’attacco alla Borg Dreierschutzengasse, la sc…
GRAZ – Le cuffie sulle orecchie, come sempre. Il piano ben chiaro in testa. L’odio negli occhi. Martedì mattina, un quarto d’ora prima delle 10, Arthur A. entra nella sua ex scuola vicino alla stazione di Graz. Nello zaino nasconde una pistola e un fucile da caccia. Si rifugia in bagno, si equipaggia, passa all’azione. Come in uno dei suoi giochi sparatutto preferiti, solo che adesso non è nel mondo virtuale nel quale da tempo si era rinchiuso. Si muove fra i corridoi dell’istituto, verso le classi. Impiega 7 minuti, spara quaranta colpi. Uccide nove studenti – sei ragazze e tre ragazze – e un’insegnante, che morirà in ospedale per le ferite. Era stata una sua professoressa.
Il piano manoscritto per la strage
Sono i dettagli della strage peggiore di cui l’Austria abbia memoria nella sua storia recente, rivelati in conferenza stampa dalla polizia. Gli investigatori non sanno ancora perché il 21enne abbia scelto il 10 giugno come giorno dell’attacco alla Borg Dreierschutzengasse, la scuola dalla quale si era ritirato tre anni fa. Ma sanno che aveva pianificato meticolosamente l’aggressione: come riportano i media locali, è stato trovato un piano manoscritto.
Ha agito da solo, s’indaga per capire se era in contatto con qualcuno
Una vendetta per aver dovuto abbandonare la scuola? Un’azione dopo anni durante i quali sarebbe stato vittima di bullismo? Chi indaga non lo dice con certezza. Di sicuro, Arthur A. è entrato nell’istituto dall’ingresso principale, come uno qualunque dei 400 studenti della scuola. Ha agito da solo, indossando le sue cuffie. Si lavora per capire se era in contatto con qualcuno.
"Si era ritirato in un mondo virtuale”
Per la polizia austriaca il killer non aveva vita sociale. Si era ritirato in un mondo virtuale. Amava i giochi di sparatorie online, spiega Michael Lohnegger, capo dell'ufficio investigativo criminale del Land della Stiria. Una grande passione, soprattutto gli “sparatutto” online dove ti muovi in prima persona. “Conduceva una vita estremamente ritirata, non voleva partecipare alle attività della vita quotidiana, al di fuori del mondo reale, preferiva ritirarsi nello spazio virtuale”, ha dichiarato. Il suo personaggio virtuale aveva armi in pugno, un coltello alla cinta, dei visori per muoversi.
“Non era conosciuto”
Il 21 enne viveva con la madre a Kalsdorf, piccolo sobborgo alle spalle dell’aeroporto di Graz. Nell’appartamento la polizia ha trovato una bomba artigianale non funzionante e dei presunti piani per altri attentati. Tutti i vicini dicono la stessa cosa: “Non lo conoscevamo, era molto riservato”. Lo vedevano uscire, ogni tanto, sempre con quelle cuffie. Un fantasma. “Non è affatto conosciuto nel posto, ieri non siamo riusciti a parlare né con amici né con conoscenti”, aggiunge alla tv austriaca la funzionaria del consiglio locale, Sabine Jakubzig.
Gli allenamenti al poligono: “Sembrava di un altro pianeta”
La rivista austriaca Profil scrive che tre mesi fa il sospettato aveva iniziato ad allenarsi al tiro in un club vicino a casa sua, citando un frequentatore abituale non identificato del poligono. L'uomo racconta di aver elogiato il giovane per la sua precisione – dettaglio che oggi suona sinistro - ma di non aver ricevuto alcuna risposta. “Era come se venisse da un altro pianeta”, scrive Profil, citando il frequentatore abituale del circolo di tiro.
L’Austria si interroga sulle armi
A due giorni dalla sparatoria, l’Austria s’interroga sulla necessità di un inasprimento della legge sulle armi. Il Presidente Federale Alexander Van der Bellen – come riporta Kronen Zeitung – ha detto durante la sua visita a Graz che la politica avrebbe “esaminato come sia possibile che un ventunenne possieda pistole e armi lunghe e abbia la possibilità di acquistare le munizioni appropriate e causare questo caos”. Anche il Consiglio per la Sicurezza Nazionale affronterà la questione oggi pomeriggio. In Austria, secondo aggiornate fonti di stampa, ci sono 1,5 milioni di armi per poco più di 9 milioni di abitanti. Molto incide la grande passione per la caccia.