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Europa, i leader esclusi rilanciano il negoziato con l‘Iran: “Massima moderazione”

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L’Ue, tagliata da fuori da Trump, ha saputo a fatto compiuto dell’attacco sui siti nucleari, ora spinge perché si torni al tavolo. Macron: “Si accelerino le trattative per far cessare il conflitto e prevenire pericoli ancora più gravi”
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PARIGI-LONDRA – Messi davanti al fatto compiuto. I principali leader europei hanno scoperto nella notte l’attacco degli Stati Uniti contro tre siti strategici del programma nucleare iraniano. Se alcuni piani militari e la volontà politica erano stati più o meno condivisi nei giorni scorsi, il Pentagono ha avvertito gli alleati solo quando i bombardieri B-2 erano già in volo sopra il Mediterraneo. Almeno il primo ministro britannico Starmer dice di «essere stato avvertito per tempo, vista la nostra stretta alleanza con gli Usa». Comunque spiazzati, i governi europei hanno preso atto dell’azione americana, senza condannarla formalmente.

«Abbiamo sempre affermato che l’Iran non potrà mai disporre di un’arma nucleare, ma ora deve tornare la via della diplomazia in nome della sicurezza nella regione», si legge in un comunicato congiunto del formato E3 (Francia, Germania, Regno Unito), diffuso dopo una consultazione tra Emmanuel Macron, Keir Starmer e Friedrich Merz. Sulla stessa linea…

PARIGI-LONDRA – Messi davanti al fatto compiuto. I principali leader europei hanno scoperto nella notte l’attacco degli Stati Uniti contro tre siti strategici del programma nucleare iraniano. Se alcuni piani militari e la volontà politica erano stati più o meno condivisi nei giorni scorsi, il Pentagono ha avvertito gli alleati solo quando i bombardieri B-2 erano già in volo sopra il Mediterraneo. Almeno il primo ministro britannico Starmer dice di «essere stato avvertito per tempo, vista la nostra stretta alleanza con gli Usa». Comunque spiazzati, i governi europei hanno preso atto dell’azione americana, senza condannarla formalmente.

«Abbiamo sempre affermato che l’Iran non potrà mai disporre di un’arma nucleare, ma ora deve tornare la via della diplomazia in nome della sicurezza nella regione», si legge in un comunicato congiunto del formato E3 (Francia, Germania, Regno Unito), diffuso dopo una consultazione tra Emmanuel Macron, Keir Starmer e Friedrich Merz. Sulla stessa linea la Ue con Ursula Von der Leyen. I tre leader hanno sempre avuto un ruolo attivo nelle trattative sul programma nucleare iraniano e avevano tentato di rilanciare un compromesso diplomatico in un vertice a Ginevra venerdì scorso. Con scarso successo. A Londra credono che il dialogo con Teheran non debba essere assolutamente perduto e difatti il ministro degli Esteri Lammy ieri ha riparlato con la controparte iraniana Araghchi. Che ieri però è volato a Mosca, dove potrebbe spostarsi l’ago della bilancia dei negoziati. Cosa che non dispiacerebbe a “The Donald” ma che inquieta il Vecchio Continente.

«Gli europei non possono essere d’aiuto», aveva tagliato corto Trump venerdì poco prima di dare l’avvio all’operazione. Nelle ore concitate seguite ai bombardamenti, diversi leader europei hanno tentato invano di mettersi in contatto con lui. Il timore è che Trump si coordini soltanto con Israele, dopo aver già escluso gli europei dalle trattative sull’Ucraina. Nelle telefonate di ieri, quasi tutti hanno sollecitato Starmer a cercare un canale diretto con Washington. Il leader britannico lo ha fatto: «Hanno parlato del grave rischio del nucleare iraniano», comunica Downing Street in serata, «e delle azioni Usa di sabato notte che hanno ridotto la minaccia. L’Iran non deve mai avere la bomba atomica e deve tornare al più presto al tavolo dei negoziati».

Trump è atteso domani sera all’Aia per una cena con i leader della Nato, preludio al vertice dell’Alleanza in programma mercoledì. Il formato sarà «conciso», tre ore appena, per ridurre al minimo il rischio di frizioni. Ufficialmente, il Golfo non rientra nell’area di competenza dell’Alleanza, ma la svolta Usa rischia di rendere il vertice ancora più complesso, con le basi Nato nel Mediterraneo in allerta.

La posizione più delicata è quella di Emmanuel Macron, che poche ore prima dell’operazione “Martello di mezzanotte” aveva continuato ad adoperarsi per una soluzione diplomatica, organizzando un colloquio con il presidente iraniano Massoud Pezeshkian. Il capo dell’Eliseo ieri lo ha nuovamente sentito per chiedere «la massima moderazione» da parte iraniana, in modo da «consentire il ritorno ai canali diplomatici». Ma, secondo i media di Teheran, Pezeshkian avrebbe risposto che «gli americani devono ricevere una risposta per la loro aggressione», senza fornire ulteriori dettagli. Sia Macron che Starmer confidano nella mediazione del sultano dell’Oman, che ieri hanno contattato telefonicamente e che nelle ultime settimane aveva già svolto un ruolo discreto ma cruciale nei canali indiretti tra le parti. Il presidente francese ha anche avuto un colloquio con il primo ministro saudita Mohammed bin Salman, attore centrale in ogni equilibrio mediorientale, mentre Starmer ha sentito il re giordano. Tele diplomatiche frenetiche, per provare a contare qualcosa nel mondo nuovo di Trump.

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