Netanyahu esulta: “Donald cambia la storia, è un nuovo Medio Oriente”
dalla nostra inviata Francesca CaferriTEL AVIV – Un messaggio alle cinque e mezza del mattino della notte fra sabato e domenica. Una preghiera al Muro del Pianto di Gerusalemme per l’uomo che ha reso questa giornata possibile, Donald Trump. Una conferenza stampa a tarda serata, quando Israele si preparava a un’altra nottata di allarmi, bunker e paura. Benjamin Netanyahu ha celebrato così l’avverarsi del suo sogno, quel colpo definitivo all’Iran su cui lavora da oltre vent’anni e che si è materializzato nella notte fra sabato e domenica, quando i bombardieri americani hanno sganciato i loro ordigni su Fordow, il più inespugnabile dei siti nucleari, nascosto dentro a una montagna vicino a Qom, città sacra dello sciismo.
Filo conduttore della giornata: Trump. Grazie a lui, ha spiegato il primo ministro,«siamo molto vicini al raggiungimento degli obiettivi della guerra contro l’Iran». Non solo: «Con lui abbiamo raggiunto traguardi senza precedenti. Ho detto che avremmo cambiato il volto del Medio Oriente ed è ciò che sti…
TEL AVIV – Un messaggio alle cinque e mezza del mattino della notte fra sabato e domenica. Una preghiera al Muro del Pianto di Gerusalemme per l’uomo che ha reso questa giornata possibile, Donald Trump. Una conferenza stampa a tarda serata, quando Israele si preparava a un’altra nottata di allarmi, bunker e paura. Benjamin Netanyahu ha celebrato così l’avverarsi del suo sogno, quel colpo definitivo all’Iran su cui lavora da oltre vent’anni e che si è materializzato nella notte fra sabato e domenica, quando i bombardieri americani hanno sganciato i loro ordigni su Fordow, il più inespugnabile dei siti nucleari, nascosto dentro a una montagna vicino a Qom, città sacra dello sciismo.
Filo conduttore della giornata: Trump. Grazie a lui, ha spiegato il primo ministro,«siamo molto vicini al raggiungimento degli obiettivi della guerra contro l’Iran». Non solo: «Con lui abbiamo raggiunto traguardi senza precedenti. Ho detto che avremmo cambiato il volto del Medio Oriente ed è ciò che stiamo facendo». Poi è andato avanti parlando di «opportunità inimmaginabili», di «enorme espansione degli accordi di pace», di «un futuro luminoso di speranza, cooperazione e anche pace».
È il nuovo Medio Oriente: quello che Netanyahu insegue dal tempo degli Accordi di Abramo del 2020 firmati sotto la prima Amministrazione Trump. E sul quale ha puntato la sua sopravvivenza politica e la sua eredità storica dopo il fallimento del 7 ottobre 2023.
Come finirà la scommessa del primo ministro più longevo della Storia di Israele è troppo presto per dirlo: da giorni gli esperti più autorevoli qui, ma anche negli Stati Uniti, mettono in guardia dal perseguire una campagna militare senza obiettivi e vie d’uscita chiare. Ma di certo, nel breve periodo il premier ha vinto: anzi, ha trionfato.
I sondaggi, che lo davano per spacciato dopo il 7 ottobre 2023, oggi gli riconsegnano lo scettro di più amato dagli elettori, anche di fronte a quel Naftali Bennett che da mesi affolla i suoi incubi notturni con la minaccia di strappargli i voti degli israeliani di centro destra. Non solo: tutti gli avversari che per mesi hanno criticato ogni sua mossa su Gaza oggi sono ridotti al silenzio. Comparse in uno spettacolo con un unico protagonista, l’invincibile Bibi: «Una notte storica per il Medio Oriente», ha detto Yair Lapid. «Questo attacco rende il mondo più forte», ha commentato Benny Gantz. «Un Iran nucleare è inaccettabile: grazie all’America per averlo ricordato a tutti», le parole di Yair Golan.
Sullo sfondo è finita anche l’unica forza che in questi mesi ha fatto vacillare il potere del primo ministro, le famiglie degli ostaggi ancora nelle mani di Hamas a Gaza. «Li riporteremo a casa, ma ci vorrà ancora un po’ di tempo», ha detto in chiusura della conferenza stampa Netanyahu. Un mese fa queste parole avrebbero portato in piazza migliaia di persone: oggi, nella nebbia creata dall’attacco all’Iran, sono solo un sottofondo.