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Rapoport: “Israele è euforico, si sente di nuovo forte ma tornerà a dividersi”

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Il giornalista di 972 magazine: “Questa guerra è stata combattuta dagli avversari di Netanyahu. E lui lo sa”
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GERUSALEMME – C’è una strana euforia, quasi un’ubriacatura qui in Israele: non è legata al cessate il fuoco, è nell’aria da giorni. Sta negli editoriali nei giornali e nei toni con cui i commentatori televisivi parlano dell’attacco contro l’Iran. Ma anche nei discorsi della gente comune. È l’idea di un Paese forte, che combatte una guerra giusta e la combatte anche per il resto del mondo: da fuori, è qualcosa che si fatica a comprendere. Per provare a capirla abbiamo chiesto aiuto a Meron Rapoport, scrittore e giornalista, che dopo aver lavorato per anni a Haaretz e Yedioth Ahronot oggi è fra i responsabili di Local Call/972 magazine, testate gemelle che meglio di ogni altro hanno raccontato Gaza e le spaccature della società israeliana. Rapoport in particolare ha approfondito la rappresentazione mediatica del conflitto e le sue conseguenze.

(reuters)

Venti mesi fra Gaza e il Libano, migliaia di morti,…

GERUSALEMME – C’è una strana euforia, quasi un’ubriacatura qui in Israele: non è legata al cessate il fuoco, è nell’aria da giorni. Sta negli editoriali nei giornali e nei toni con cui i commentatori televisivi parlano dell’attacco contro l’Iran. Ma anche nei discorsi della gente comune. È l’idea di un Paese forte, che combatte una guerra giusta e la combatte anche per il resto del mondo: da fuori, è qualcosa che si fatica a comprendere. Per provare a capirla abbiamo chiesto aiuto a Meron Rapoport, scrittore e giornalista, che dopo aver lavorato per anni a Haaretz e Yedioth Ahronot oggi è fra i responsabili di Local Call/972 magazine, testate gemelle che meglio di ogni altro hanno raccontato Gaza e le spaccature della società israeliana. Rapoport in particolare ha approfondito la rappresentazione mediatica del conflitto e le sue conseguenze.

(reuters)

Venti mesi fra Gaza e il Libano, migliaia di morti, l’economia provata: come fa Israele a non essere stanco di guerra?

«L’Iran è un’altra cosa, non è Gaza né il Libano. Da trent’anni al pubblico israeliano viene detto, e non solo da Netanyahu, che l’Iran è la radice di tutti i mali, che i suoi dirigenti ogni mattina, prima ancora del caffè, pensano a come distruggere Israele. La gente sente che la minaccia della bomba atomica che ci hanno raccontato come vicinissima è stata eliminata: poco importata che il primo titolo di un giornale israeliano sulla bomba iraniana vicinissima sia del 1984».

Questo discorso vale per il governo e i suoi sostenitori: ma gli altri? I critici di Netanyahu?

«Questo discorso vale ancora di più per loro. Su Gaza questi settori della società avevano espresso frustrazione, questa invece è una guerra che ha unito tutti. In prima fila ci sono stati i due protagonisti principali della protesta di Kaplan (quella che poco più di due anni fa portò in piazza un milione di persone contro la riforma giudiziaria di Netanyahu, ndr): i piloti che firmarono la lettera per dire che non avrebbero più servito nell’aviazione se fosse passata la legge; e il settore dell’high-tech, che è composto dalle stesse persone che animano l’unità 8200 dell’intelligence, la più sofisticata, la più avanzata: sono coloro che hanno individuato i target colpiti in Iran. Ai loro occhi con questa guerra hanno ricostruito l’immagine di un Israele forte, imbattibile, come quello del ‘67».

Qual è il ruolo dei media nella costruzione di questa immagine?

«Da qualche mese l’opposizione alla guerra di Gaza basata su motivi morali aveva finalmente iniziato a farsi strada. Le parole dell’ex premier Ehud Olmert e del capo dei Democratici Yair Golan dimostrano che parte del pubblico iniziava a sentirsi a disagio per come veniva condotta la guerra. Ora dai media arriva un’altra narrazione. Non quella di un esercito che va a sparare contro gli affamati di Gaza, ma quella di una forza militare che centra con un missile da migliaia di chilometri di distanza la stanza di uno scienziato iraniano. Voi cosa preferireste sentirvi raccontare?».

(afp)

Quindi ora va tutto bene? Anche i dubbi sono Gaza sono dimenticati?

«No: messi da parte, semmai. Sotto la superficie c’è una grande delusione nei confronti del governo, ed è molto più diffusa di quanto non si pensi. Netanyahu lo sa: per questo non poteva prolungare lo scontro con l’Iran. E ora Gaza torna in primo piano: la gente si chiede come e quando finirà».

Il resto del mondo fatica a capire questo Israele…

«E questo Netanyahu lo sa: nei giorni prima dell’attacco all’Iran, abbiamo sentito parole mai usate prima su Gaza da parte della Gran Bretagna, della Francia e anche della Germania. Netanyahu ha usato l’Iran anche per questo: ridurre la pressione. Ma tornerà a salire».

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