MOSCA – Prima la rara sintonia a distanza tra il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov, poi una telefonata tra il leader turco Recep Tayyip Erdogan e il russo Vladimir Putin. Stesso obiettivo: rilanciare i negoziati diretti tra Mosca e Kiev che sembrano essersi arenati. Finora, però, al di là delle dichiarazioni programmatiche, la Russia si è dimostrata sorda agli appelli a un cessate-il-fuoco. E i due precedenti round di colloqui a Istanbul del 15 maggio e 2 giugno hanno prodotto poco più di un accordo per lo scambio dei prigionieri e delle salme dei caduti.
Il primo a sollevare ieri l’urgenza di «intensificare il percorso negoziale» è stato Zelensky. «Attualmente è in corso l’attuazione degli accordi del secondo incontro di Istanbul. Questo processo necessita di maggiore slancio», ha scritto il presidente ucraino su X all’indomani di un nuovo scambio di mille salme ucraine per 19 russe, commentando l’incontro con il caponegoziatore Rustem …
MOSCA – Prima la rara sintonia a distanza tra il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov, poi una telefonata tra il leader turco Recep Tayyip Erdogan e il russo Vladimir Putin. Stesso obiettivo: rilanciare i negoziati diretti tra Mosca e Kiev che sembrano essersi arenati. Finora, però, al di là delle dichiarazioni programmatiche, la Russia si è dimostrata sorda agli appelli a un cessate-il-fuoco. E i due precedenti round di colloqui a Istanbul del 15 maggio e 2 giugno hanno prodotto poco più di un accordo per lo scambio dei prigionieri e delle salme dei caduti.
Il primo a sollevare ieri l’urgenza di «intensificare il percorso negoziale» è stato Zelensky. «Attualmente è in corso l’attuazione degli accordi del secondo incontro di Istanbul. Questo processo necessita di maggiore slancio», ha scritto il presidente ucraino su X all’indomani di un nuovo scambio di mille salme ucraine per 19 russe, commentando l’incontro con il caponegoziatore Rustem Umerov, l’ex ministro della Difesa nominato segretario del Consiglio di Sicurezza Nazionale e Difesa nell’ambito del rimpasto di governo di giovedì. A Umerov Zelensky avrebbe chiesto di «continuare a collaborare con i partner sugli accordi in materia di armamenti», ma anche di «intensificare il percorso negoziale».
Da Mosca il portavoce del Cremlino Peskov ha definito l’intervento di Zelensky «un segnale positivo». «Siamo assolutamente d’accordo. Anche noi siamo favorevoli a rendere più dinamico il processo negoziale». Alla domanda se il recente ultimatum di Trump, tregua entro 50 giorni o sanzioni, significasse invece che i negoziati volti a rilanciare i rapporti tra Mosca e Washington sarebbero terminati, Peskov ha replicato: «Presumiamo che non sia questo il significato. Si tratta di questioni diverse. Una questione è la questione dell’accordo di pace ucraino. L’altra questione sono le nostre relazioni bilaterali». Peskov ha anche detto che molti «motivi di irritazione» e problemi devono ancora essere risolti per migliorare i rapporti con Washington che, a suo dire, sono «in uno stato deplorevole» e ha inoltre definito gli sforzi per cambiare la situazione dispendiosi in termini di tempo e difficili.
Nel tardo pomeriggio si è infine tenuta una telefonata tra Erdogan e Putin. Oltre che concordare sulla necessità di stabilizzare la situazione in Siria attraverso il «rafforzamento dell’accordo nazionale e del dialogo», i due leader avrebbero discusso di Ucraina. Stando all’agenzia di stampa turca Anadolu, Erdogan si sarebbe detto pronto a organizzare un nuovo incontro tra negoziatori russi e ucraini a Istanbul. Putin, da parte sua, avrebbe «confermato l’impegno fondamentale a cercare una soluzione politico-diplomatica del conflitto» e «ringraziato Erdogan per la disponibilità a continuare a facilitare i negoziati diretti russo-ucraini sulla piattaforma di Istanbul». Finora, però, non è stata ancora fissata una data per il terzo round di colloqui che, si era detto, si sarebbe dovuto tenere a fine giugno.