Trump prepara sanzioni contro la Russia: “Ma Putin è un osso duro”. Kiev, retata anti-corrotti
dal nostro inviato Paolo BreraKIEV – A pochi giorni dalla scadenza dell’ultimatum a Putin del presidente Trump, la tensione è alle stelle e si torna a violare il tabù dell’atomica. Prima di lasciare Mar-a-Lago per il fine settimana, venerdì sera Trump ha spiegato in un’intervista a Newsmax di avere ordinato di dispiegare due sommergibili nucleari «sempre più vicini alla Russia» in risposta alle parole aggressive dell’ex presidente russo Medvedev: «Meglio stare attenti, è la minaccia definitiva». Poco prima il presidente russo Putin, in Carelia insieme al presidente bielorusso Lukashenko, aveva detto che «entro fine anno» avrebbe installato in Bielorussia gli Oreshnik, i nuovi missili a medio raggio armabili con testate nucleari e a oggi non intercettabili: un avvertimento ai “volonterosi” europei, che sostengono e armano Kiev.
Ma mentre si alzano i toni si percorrono anche le strade della diplomazia: nei prossimi giorni Trump invierà a Mosca il suo negoziatore, Witkoff. «Putin è un osso duro — dice nell’interv…
KIEV – A pochi giorni dalla scadenza dell’ultimatum a Putin del presidente Trump, la tensione è alle stelle e si torna a violare il tabù dell’atomica. Prima di lasciare Mar-a-Lago per il fine settimana, venerdì sera Trump ha spiegato in un’intervista a Newsmax di avere ordinato di dispiegare due sommergibili nucleari «sempre più vicini alla Russia» in risposta alle parole aggressive dell’ex presidente russo Medvedev: «Meglio stare attenti, è la minaccia definitiva». Poco prima il presidente russo Putin, in Carelia insieme al presidente bielorusso Lukashenko, aveva detto che «entro fine anno» avrebbe installato in Bielorussia gli Oreshnik, i nuovi missili a medio raggio armabili con testate nucleari e a oggi non intercettabili: un avvertimento ai “volonterosi” europei, che sostengono e armano Kiev.
Ma mentre si alzano i toni si percorrono anche le strade della diplomazia: nei prossimi giorni Trump invierà a Mosca il suo negoziatore, Witkoff. «Putin è un osso duro — dice nell’intervista — ma sono sorpreso. Abbiamo avuto numerose conversazioni positive in cui avremmo potuto porre fine a questa situazione, e all’improvviso sono iniziati i bombardamenti». Venerdì, quando scadrà l’ultimatum, potrebbe varare «nuove sanzioni» se la Russia non cambierà radicalmente marcia in direzione della fine alla guerra. Ma è una minaccia che considera già poco efficace: «Putin è piuttosto bravo con le sanzioni, sa come evitarle, è un osso duro».
Kiev nel frattempo contrattacca come può. Venerdì notte ha spedito un esercito di droni, uno dei più numerosi di sempre: hanno centrato le raffinerie russe di Ryazan e Novokuybeshiv, un deposito di carburante, una fabbrica di elettronica militare e la base aerea di Primorsko-Akhtarsk, da dove ogni notte decollano gli Shahed. La Difesa russa dice di avere abbattuto 112 droni, e ieri ha distrutto un ponte a Kherson con un bombardamento aereo isolando un intero quartiere. A Druzhkivka, nel Donbass, i droni russi hanno colpito un centro di reclutamento ma anche case e negozi. Esplosioni anche a Mykolaiv e Chernihiv.
Ma Kiev è alle prese anche con un nuovo scandalo: su ordine di Nabu e Sapo (ufficio e procura anticorruzione) ieri sono stati eseguiti i primi quattro arresti di una maxi inchiesta su politici e funzionari che si arricchivano a man bassa sugli appalti per i droni e i sistemi di guerra elettronica. Due giorni dopo la vittoria della “protesta dei cartoni” — che ha indotto il Parlamento ad approvare il decreto con cui Volodymyr Zelensky riformulava la legge salva corrotti che lui stesso aveva suggerito e controfirmato pochi giorni prima — Nabu e Sapo affondano la scure. Nel mirino ci sono forniture militari a prezzi gonfiati in un settore chiave della Difesa, quello dei veicoli senza pilota e dei sistemi per neutralizzare i droni nemici.
Tra gli indagati c’è Oleksiy Kuznetsov, deputato dei Servi del Popolo (il partito di maggioranza del presidente Zelensky), e i prefetti di Mukachevo e di Rubizhne, Serhiy Gaidai e Andriy Yurchenko, entrambi nominati dal presidente. Non sono stati ufficializzati i nomi degli arrestati ma Kuznetsov e Gaidai sarebbero tra essi. L’indagine è scaturita dalle inchieste del collettivo dei giornalisti investigativi ucraini secondo i quali le razzie dei fondi abbassavano la qualità dei prodotti per la difesa, minando così la sicurezza.