GERUSALEMME – Era evidente dalle testimonianze e dalle immagini, ma il governo di Israele negava. Ora è anche certificato, e Israele continua a negare. A Gaza c’è la carestia. «Interamente provocata dall’uomo», scrivono gli esperti indipendenti che hanno analizzato i dati disponibili. Affligge mezzo milione di palestinesi a Gaza City, e 132.000 bambini sotto i cinque anni sono a rischio causa malnutrizione. Quello che già da un po’ era sotto gli occhi di tutti, per chi voleva vedere, appare per la prima volta nella Classificazione integrata della sicurezza alimentare (Ipc), lo strumento sviluppato nel 2004 dalla Fao a cui contribuiscono tutte le agenzie delle Nazioni Unite e le ong coinvolte nella lotta alla fame.
Con un report di 59 pagine appena pubblicato, sintesi del maxi dossier che uscirà tra qualche mese, l’Ipc conclude che il livello 5 (il più alto) è confermato «con ragionevole evidenza» nel Governatorato di Gaza City. Se non cambieranno le cose, entro settembre prevede ch…
GERUSALEMME – Era evidente dalle testimonianze e dalle immagini, ma il governo di Israele negava. Ora è anche certificato, e Israele continua a negare. A Gaza c’è la carestia. «Interamente provocata dall’uomo», scrivono gli esperti indipendenti che hanno analizzato i dati disponibili. Affligge mezzo milione di palestinesi a Gaza City, e 132.000 bambini sotto i cinque anni sono a rischio causa malnutrizione. Quello che già da un po’ era sotto gli occhi di tutti, per chi voleva vedere, appare per la prima volta nella Classificazione integrata della sicurezza alimentare (Ipc), lo strumento sviluppato nel 2004 dalla Fao a cui contribuiscono tutte le agenzie delle Nazioni Unite e le ong coinvolte nella lotta alla fame.
Con un report di 59 pagine appena pubblicato, sintesi del maxi dossier che uscirà tra qualche mese, l’Ipc conclude che il livello 5 (il più alto) è confermato «con ragionevole evidenza» nel Governatorato di Gaza City. Se non cambieranno le cose, entro settembre prevede che la carestia si estenderà a Khan Yunis e Deir al Balah. Sono i Governatorati su cui si hanno dei dati sufficienti, perché quello di Rafah è deserto e da quello più a nord, che comprende Jabalia rasa al suolo, non arrivano informazioni. Da quando l’Ipc è attivo, il livello 5 è stato rilevato solo in quattro casi, tra cui il Sudan. È la prima volta per il Medio Oriente.
«Dopo 22 mesi di conflitto inarrestabile, più di mezzo milione di persone nella Striscia di Gaza vive in condizioni catastrofiche caratterizzate da fame, indigenza e morte», si legge nel report. Un altro milione, il 54 per cento della popolazione, «è in emergenza (livello 4 della classificazione Ipc), 396 mila sono in crisi (livello 3)». Tra agosto e settembre, gli esperti si aspettano che la situazione peggiorerà, portando il numero dei gazawi più esposti alla fame a 641 mila. Soprattutto se, come minaccia il ministro della Difesa Israel Katz, «a Gaza City si stanno per aprire le porte dell’inferno». L’occupazione militare della città può essere bloccata, forse, solo dalla sigla di un accordo con Hamas per il cessate il fuoco. Ieri, altri 52 uccisioni nella Striscia.
Subito dopo l’uscita della relazione Ipc, il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres ha dichiarato ufficialmente lo stato di carestia per la Striscia di Gaza. «È un disastro creato dall’uomo e un fallimento dell’umanità stessa». Ancor più duro verso lo Stato ebraico il commento di Tom Fletcher, responsabile umanitario Onu. «La carestia viene usata come arma di guerra, è causata dalla crudeltà, giustificata dalla vendetta, resa possibile dall’indifferenza e sostenuta dalla complicità». Poi l’appello alle autorità israeliane perché permettano il ritorno della distribuzione degli aiuti sotto la gestione delle agenzie internazionali. «È troppo tardi per troppi, ma non per tutti a Gaza».
Rabbiosa la reazione di Netanyahu, secondo cui la carestia è «una palese menzogna». E rivendica: «Israele ha una politica per prevenirla, non per provocarla. Dall’inizio della guerra abbiamo permesso l’ingresso di 2 milioni di tonnellate di aiuti, una tonnellata a persona». Il Cogat, l’unità del ministero della Difesa che gestisce i territori occupati, afferma che l’Ipc si sia basato su dati «parziali e di parte, informazioni superficiali provenienti da Hamas che è un’organizzazione terroristica».
Per definire una regione colpita da carestia, secondo i criteri seguiti dall’organismo indipendente, si devono verificare tre condizioni contemporaneamente: 1) almeno il 20 per cento degli abitanti non ha accesso al cibo; 2) il 30 per cento dei bambini soffre di malnutrizione acuta; 3) la media dei decessi quotidiani per fame è superiore a 2 abitanti ogni 10 mila. La carestia, scrivono gli osservatori dell’Ipc, oltre ad essere stata provocata interamente dall’uomo, «può essere fermata e può rientrare». A patto di agire immediatamente. «Il tempo per i dibattiti e le attese è finito, la fame a Gaza è reale e si sta diffondendo con rapidità».