NEW YORK – Per una parte della base Maga l’ultima decisione di Donald Trump è genuino patriottismo. Per l’altra, la negazione della libertà d’espressione stabilita dal Primo emendamento. Il presidente ha infatti firmato un ordine esecutivo con cui stabilisce che bruciare la bandiera americana diventa un reato punibile fino a un anno di carcere. Non è sfuggito a molti il paradosso: un movimento che si presenta come difensore della libertà statunitense ed è pronto a limitarne l’espressione più radicale. Il presidente leader del “partito del risentimento” che invita alla calma, ma anche l’uomo che ha graziato chi, quattro anni fa, strappò le bandiere Usa dal Campidoglio per sostituirle con quelle inneggianti a Trump.
La decisione viene vista come un test sulla democrazia: se la libertà di parola sopravvive solo quando il presidente ne approva il contenuto, allora quella libertà non esiste davvero. Incendiare la bandiera è un atto estremo che ferisce molti, perché simbolicamente si di…
NEW YORK – Per una parte della base Maga l’ultima decisione di Donald Trump è genuino patriottismo. Per l’altra, la negazione della libertà d’espressione stabilita dal Primo emendamento. Il presidente ha infatti firmato un ordine esecutivo con cui stabilisce che bruciare la bandiera americana diventa un reato punibile fino a un anno di carcere. Non è sfuggito a molti il paradosso: un movimento che si presenta come difensore della libertà statunitense ed è pronto a limitarne l’espressione più radicale. Il presidente leader del “partito del risentimento” che invita alla calma, ma anche l’uomo che ha graziato chi, quattro anni fa, strappò le bandiere Usa dal Campidoglio per sostituirle con quelle inneggianti a Trump.
La decisione viene vista come un test sulla democrazia: se la libertà di parola sopravvive solo quando il presidente ne approva il contenuto, allora quella libertà non esiste davvero. Incendiare la bandiera è un atto estremo che ferisce molti, perché simbolicamente si distrugge un elemento identitario. Ci sono bandiere a stelle e strisce ovunque, negli Stati Uniti, però dall’89 la Corte Suprema ha riconosciuto il diritto di bruciarle come forma di «protesta simbolica».
Tra i cinque giudici a favore – quattro i contrari – c’era l’ultraconservatore Antonin Scalia, di cui è diventato adesso virale il video in cui in un’inteRvista alla Cnn, nel 2012, diceva: «Se fossi re non permetterei alla gente di bruciare la bandiera. Ma abbiamo il Primo emendamento, che stabilisce la libertà d’espressione. E venne pensato soprattutto per garantire la critica al governo».
Molte volte il Congresso ha tentato inutilmente di vietare questo tipo di vilipendio. Nel 2005 un testo venne approvato dalla Camera, ma l’anno dopo cadde al Senato. Secondo i sondaggi, due terzi dei cittadini sono contrari a bruciare la bandiera nazionale, ma tutti sostengono l’inviolabilità del Primo emendamento.
Lunedì sera, poche ore dopo l’annuncio di Trump, un veterano ha dato fuoco alla bandiera davanti alla Casa Bianca. «Ho lottato per i diritti di ognuno di voi – ha detto rivolto a una ventina di persone – nessun presidente ha il diritto di infrangere il Primo emendamento».