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Vassy, la cantante Usa in gara “all’Eurovision di Putin” costretta al ritiro: pressioni politiche

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A Mosca la finale dell’Intervision organizzato dal Cremlino dopo l’espulsione della Russia dal concorso europeo
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LONDRA – Doveva esserci l’America di Trump al festival musicale di Putin. E invece no.

I cantanti di due decine di Paesi si sono affrontati stasera nella finale di un festival di musica leggera. La sede del concorso non è Londra, Amsterdam o Parigi: è Mosca. Intervision, come si chiama la competizione canora, è la risposta di Vladimir Putin a Eurovision, da cui la Russia è stata espulsa nel 2022 per l’invasione dell’Ucraina, una sanzione culturale analoga al divieto di partecipare a sport internazionali come le Olimpiadi o la Champions League di calcio.

“Il tentativo di isolarci è fallito”, aveva detto il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov alla Bbc. E la manifestazione ha permesso comunque al Cremlino di dimostrare di avere molti governi amici nel mondo, specie in una fase in cui gli Stati Uniti fanno di tutto, tra guerre commerciali e minacce da bullo, per inimicarsi perfino i propri alleati storici.

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LONDRA – Doveva esserci l’America di Trump al festival musicale di Putin. E invece no.

I cantanti di due decine di Paesi si sono affrontati stasera nella finale di un festival di musica leggera. La sede del concorso non è Londra, Amsterdam o Parigi: è Mosca. Intervision, come si chiama la competizione canora, è la risposta di Vladimir Putin a Eurovision, da cui la Russia è stata espulsa nel 2022 per l’invasione dell’Ucraina, una sanzione culturale analoga al divieto di partecipare a sport internazionali come le Olimpiadi o la Champions League di calcio.

“Il tentativo di isolarci è fallito”, aveva detto il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov alla Bbc. E la manifestazione ha permesso comunque al Cremlino di dimostrare di avere molti governi amici nel mondo, specie in una fase in cui gli Stati Uniti fanno di tutto, tra guerre commerciali e minacce da bullo, per inimicarsi perfino i propri alleati storici.

(afp)

Tra gli invitati al festival musicale, cantanti di numerose ex-repubbliche sovietiche, come l'Uzbekistan (naturalmente non i tre Paesi baltici o l’Ucraina), degli altri Paesi del Brics (Brasile, India, Cina, Sud Africa), e poi di Arabia Saudita, Qatar, Venezuela, Vietnam, Madagascar.

Tra i Paesi che hanno accettato l'invito di Mosca, inoltre, anche gli Stati Uniti, come segno del "disgelo" nelle relazioni con Putin voluto dal presidente Usa: solo che all'ultimo momento il cantante americano selezionato, Brandon Howard, si è ritirato citando "problemi familiari", e è stato rimpiazzato dalla greca-australiana Vassy, che in ogni modo vive a Los Angeles. Problema risolto? Niente affatto: perché anche la cantante alla fine non ha preso parte alla finale, costretta a gettare la spugna di fronte a “pressioni politiche senza precedenti”, come hanno denunciato gli organizzatori, amareggiati e dispiaciuti, alla Tass.

“Per ragioni fuori dal controllo degli organizzatori e della delegazioni Usa, provocate da pressioni senza precedenti da parte del governo australiano, la cantante Vassy, cittadina sia americana che australiana, non potrà esibirsi nello show finale della competizione”, si legge nella dichiarazione riportata dall'agenzia russa. Secondo gli organizzatori, il governo australiano avrebbe mandato oggi una nota ufficiale alla cantante.

Il concorso Intervision esisteva già al tempo dell'Urss, quando Mosca, in particolare durante la Guerra Fredda, aveva iniziative in ogni campo analoghe a quelle dell'Occidente coinvolgendo i Paesi dell'Europa orientale sotto il suo controllo e i Paesi del blocco comunista nel resto del pianeta (con qualche partecipazione di prestigio da parte di cantanti occidentali che si esibivano su entrambi i fronti, come Gloria Gaynor e Petula Clark).

Poi, dopo la caduta dell'Unione Sovietica, la Russia ha cominciato a partecipare a Eurovision, ma con crescente riluttanza a mano a mano che Putin chiudeva gli spazi democratici e diventava più autocratico. Un deputato russo dichiarò che la vittoria della drag queen austriaca Conchita Wurst a Eurovision 2014 era “un insulto alla razza umana”.

A rappresentare la Russia c'è Yaroslav Dronov, noto con il nome d'arte Shaman, oggetto lo scorso anno di sanzioni dell'Unione Europea per "azioni e parole contro la sovranità dell'Ucraina". Il ritornello di una delle sue più note canzoni fa così: "Sono un russo, vado fino in fondo, sono russo, non ho paura del mondo". Il messaggio del festival è questo.

Il Cremlino ha dunque un concorso canoro a propria immagine e somiglianza, accompagnato da simboli che richiamano valori tradizionali, come un gigantesco samovar, il contenitore usato in Russia per bollire l’acqua del tè. A Putin non importa chi vincerà stasera: importa quanti partecipano. E il caso Usa comunque pesa.

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