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Gaza City, attacco agli ospedali: un’altra giornata di stragi. L’Idf a tre chilometri dal centro

(reuters)

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Distrutto anche il principale presidio sanitario. Netanyahu chiude Allenby, il valico di frontiera tra West Bank e Giordania, da dove passano gli aiuti per la Striscia
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GERUSALEMME – Per l’amore di Dio svegliati figlio mio, svegliati», urla Dawoud a suo figlio Saker, 3 anni, coperto di cenere, immobile tra le sue braccia. È morto alle 2 del mattino: un missile ha colpito la casa dove i Sukar si erano rifugiati nel campo di Shati, sul mare, a ovest di Gaza City. Sono morti in sette in un’altra giornata di stragi, con almeno 29 persone uccise dai bombardamenti israeliani. L’esercito avanza nel cuore della città, è arrivato a 3 km dal centro della città dopo averla sfollata con missili, robot, artiglieria: circa 640mila palestinesi se ne sono andati a sud. I comandi militari puntano a una avanzata casa per casa, tunnel per tunnel per “ripulire” quel che resta di Hamas che si prepara alla guerriglia. Ieri è stato ucciso il maggiore Shahar Netanel Bozaglo, 27 anni, il primo militare israeliano morto in combattimento.

Dopo lo sfollamento di massa a forza di bombe, gli attacchi degli israeliani si concentrano ora sugli ospedali. Ieri hanno distrutto …

GERUSALEMME – Per l’amore di Dio svegliati figlio mio, svegliati», urla Dawoud a suo figlio Saker, 3 anni, coperto di cenere, immobile tra le sue braccia. È morto alle 2 del mattino: un missile ha colpito la casa dove i Sukar si erano rifugiati nel campo di Shati, sul mare, a ovest di Gaza City. Sono morti in sette in un’altra giornata di stragi, con almeno 29 persone uccise dai bombardamenti israeliani. L’esercito avanza nel cuore della città, è arrivato a 3 km dal centro della città dopo averla sfollata con missili, robot, artiglieria: circa 640mila palestinesi se ne sono andati a sud. I comandi militari puntano a una avanzata casa per casa, tunnel per tunnel per “ripulire” quel che resta di Hamas che si prepara alla guerriglia. Ieri è stato ucciso il maggiore Shahar Netanel Bozaglo, 27 anni, il primo militare israeliano morto in combattimento.

Dopo lo sfollamento di massa a forza di bombe, gli attacchi degli israeliani si concentrano ora sugli ospedali. Ieri hanno distrutto il principale centro sanitario di Gaza City gestito dall’organizzazione benefica Palestinian Medical Relief Society. Al personale è stato impedito di evacuare attrezzature mediche e rifornimenti: curavano feriti e pazienti oncologici. Per diverse ore, anche un altro presidio sanitario nella zona di Tal al-Hawa è stato sotto assedio, ma l’offensiva più dura si è concentrata contro l’ospedale da campo giordano che re Abdallah aveva voluto con forza e che aveva resistito dall’inizio del conflitto. Amman è stata costretta a trasferire medici e attrezzature a Khan Yunis, e subito dopo i militari hanno fatto irruzione nel sito per avviare “operazioni di scavo”.

L’ospedale pediatrico di Al-Rantisi e l’ospedale oculistico sono stati costretti a chiudere per i bombardamenti, molti medici si sono spostati nell’Al Shifa che continua a funzionare, ma non si sa per quanto. Il ministero della Sanità di Gaza lancia l’allarme: c’è il rischio che a causa della mancanza di carburante gli ospedali rimasti a Gaza City chiudano, «potrebbero verificarsi interruzioni di attività in reparti vitali, il che significa che la crisi sanitaria peggiorerà ed esporrà la vita dei pazienti e dei feriti a morte certa». Il direttore del ministero Munir al-Bursh riferisce di 38 ospedali colpiti dall’ottobre 2023, 1.723 operatori sanitari uccisi.

L’assedio agli ospedali di Gaza City ha spinto più di 20 Paesi occidentali, tra cui l’Italia, a chiedere l’apertura di un corridoio medico-sanitario per curare feriti e malati a Gerusalemme Est e in Cisgiordania e di revocare i limiti imposti da Israele alle forniture mediche che entrano nella Striscia. I Paesi firmatari offrono di occuparsi anche delle spese e dei rifornimenti necessari per aprire il corridoio, ma da Israele finora nessuna risposta.

Nel frattempo dal governo Netanyahu è arrivata quella che i palestinesi definiscono la prima “punizione” per il riconoscimento dello Stato di Palestina all’Onu: la chiusura di Allenby “fino a nuovo avviso”, il principale valico di frontiera tra la Cisgiordania e la Giordania, da dove passano anche gli aiuti per Gaza. Con la West Bank isolata, il premier israeliano pianifica le sue prossime mosse. Il 29 settembre vedrà Trump e solo dopo, ha detto, annuncerà la risposta di Israele al riconoscimento dello Stato palestinese.

Il timore tra Ramallah e Gerusalemme è che Bibi sia pronto ad annettere parti di Cisgiordania. Francesi e sauditi ieri hanno diffuso un comunicato per chiarire che questa è una linea rossa che non può essere superata. La Francia “non rimarrà inerte” in caso di rappresaglie israeliane, ha detto il presidente francese Macron. A Parigi e Riad si è rivolto anche il presidente dell’autorità palestinese, Abu Mazen, per chiedere una “rete di sicurezza economica”, riferisce Haaretz, di fronte ai tentativi di Israele di strangolare l’Anp privandola delle risorse necessarie a pagare anche i minimi servizi che fornisce ai circa 3 milioni di palestinesi della Cisgiordania.

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