La Cpi a Orbán: Putin va arrestato. L’Europa studia l’enigma Budapest
dal nostro corrispondente Claudio TitoBRUXELLES – Oltre al fatto di trovarsi nuovamente spiazzata dall’iniziativa di Donald Trump con Vladimir Putin, l’Europa deve fare anche i conti con un problema a metà tra il diplomatico e il giuridico. E che sta creando un bel po’ di imbarazzo. Ossia: come può il presidente russo arrivare in Ungheria, e quindi in territorio Ue, senza violare le sanzioni emesse da Bruxelles e il mandato di cattura della Corte Penale internazionale? Un bell’enigma.
Il punto di partenza è il divieto per i velivoli russi di sorvolare lo spazio aereo comunitario. Si tratta di un’interdizione che non riguarda personalmente Putin e Lavrov, il potente ministro degli Esteri, ma solo i voli. Una proibizione che può essere aggirata in due modi: il Ras di Mosca atterra a Budapest con un aereo non russo, ad esempio strappando un passaggio all’Air Force One di Trump, ipotesi del tutto irrealistica; oppure un singolo Paese Ue concede una deroga, una possibilità che rientra tra i poteri dei governi nazionali.
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BRUXELLES – Oltre al fatto di trovarsi nuovamente spiazzata dall’iniziativa di Donald Trump con Vladimir Putin, l’Europa deve fare anche i conti con un problema a metà tra il diplomatico e il giuridico. E che sta creando un bel po’ di imbarazzo. Ossia: come può il presidente russo arrivare in Ungheria, e quindi in territorio Ue, senza violare le sanzioni emesse da Bruxelles e il mandato di cattura della Corte Penale internazionale? Un bell’enigma.
Il punto di partenza è il divieto per i velivoli russi di sorvolare lo spazio aereo comunitario. Si tratta di un’interdizione che non riguarda personalmente Putin e Lavrov, il potente ministro degli Esteri, ma solo i voli. Una proibizione che può essere aggirata in due modi: il Ras di Mosca atterra a Budapest con un aereo non russo, ad esempio strappando un passaggio all’Air Force One di Trump, ipotesi del tutto irrealistica; oppure un singolo Paese Ue concede una deroga, una possibilità che rientra tra i poteri dei governi nazionali.
In questo caso il Cremlino dovrebbe chiederla a uno di questi tre Stati: Polonia, Romania o Bulgaria (oltre ovviamente all’Ungheria), con Varsavia che appare la meno accondiscendente nei confronti dei russi. Se nessuno di questi tre membri Ue si dichiarasse disponibile, l’aereo di Putin potrebbe fare un giro molto largo passando su quattro Stati non appartenenti all’Ue e facendo molta attenzione a rimanere nello spazio internazionale. Dovrebbe sorvolare prima la Turchia, fare un’ampia curva sul Mediterraneo e poi attraversare Albania, Kosovo e Serbia. E quindi scendere in terra magiara dove è già stato garantito l’ingresso del capo del Cremlino. «Siamo pronti – ha detto il ministro degli esteri ungherese Péter Szijjartó - a creare le condizioni appropriate affinché i presidenti americano e russo possano tenere colloqui in condizioni di sicurezza e pace».
Una volta, dunque, aggirato questo primo problema, se ne dovrà risolvere un secondo. Il mandato di cattura di Putin emesso dalla Corte penale internazionale. È vero che Budapest si è ritirata dalla Corte qualche mese fa, ma l’adesione vige per un anno successivo alle “dimissioni”. Quindi al momento l’Ungheria ne è parte a tutti gli effetti. E infatti, ha spiegato un portavoce della Cpi, «il recesso non ha alcun effetto sui procedimenti in corso o su qualsiasi questione già all’esame della Corte». Quindi anche per le autorità magiare, eseguire il mandato di cattura è «un obbligo giuridico e una responsabilità». È evidente, però, che questo nodo si scioglierà in maniera molto semplice: il premier ungherese lo ignorerà. Non rispetterà il diritto internazionale, anche perché non esiste una sanzione che possa intimorirlo. E infatti Orbán è stato inequivocabile: «I ministri degli Esteri di Usa e Russia stanno cercando di risolvere le questioni in sospeso e poi potranno incontrarsi a Budapest una settimana dopo».
È altrettanto chiaro che la scelta della capitale magiara non è stata casuale. Orbán è il leader europeo che più spalleggia Putin tentando di bloccare anche le nuove sanzioni. Per Trump è un modo per mettere in difficoltà l’Ue, sottolinearne l’ininfluenza e aiutare l’amico di Budapest che tra sei mesi affronterà le elezioni politiche.
La Commissione ieri si è trincerata dietro uno schermo di simulazioni: «La presidente von der Leyen – ha detto un portavoce - accoglie con favore qualsiasi passo che porti a una pace giusta e duratura per l’Ucraina». E un rappresentante che sempre in commissione si occupa di questi temi si è limitato ad auspicare che «Trump non permetta a Putin di tradirlo nuovamente. In Alaska infatti è stato tradito, poiché c’è stata un’escalation in Ucraina». Resta il fatto che in questo incontro a due, non ci sarà nè l’Ucraina, né l’Ue.