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L’ex diplomatico “disertore” Bondarev: “Putin non cederà, l’Europa si svegli e spenda per la difesa”

Più alto funzionario a essersi dimesso per protestare contro Putin, l’ex consigliere della missione russa presso l’Onu a Ginevra accusa i Paesi Ue: “Sembrano fate che volteggiano tra unicorni. Mosca non vuole negoziare. Ha invaso l’Ucraina perché la considera sua”
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«Era chiaro che un secondo incontro tra Vladimir Putin e Donald Trump non avesse senso. Forse Putin voleva terminare la sua lezioncina di storia…». A Boris Bondarev non manca l’ironia. Né il coraggio. Ex consigliere della rappresentanza russa presso l’Onu a Ginevra, si dimise nel febbraio ’22. Più alto funzionario a defezionare. E “unico diplomatico russo a parlare contro Putin e la sua guerra”, come si definisce sui social.

Per essere uno che ha trascorso metà dei suoi 45 anni in diplomazia, è piuttosto diretto. Di Putin e Trump dice che «si illudono sulla loro grandezza». Ma le parole più dure le riserva ai leader europei. «Sembrano fate che volteggiano tra gli unicorni. Devono svegliarsi. E investire nella loro difesa. Ora», ci dice in video-collegamento dalla Svizzera dove vive sotto protezione.

Tutte le volte che Putin parla con Trump si torna al punto di partenza. Come ci riesce?

«Facile. Con la diplomazia. Scopri che cosa vuole la tua controparte e cerchi di darglielo in qualch…

«Era chiaro che un secondo incontro tra Vladimir Putin e Donald Trump non avesse senso. Forse Putin voleva terminare la sua lezioncina di storia…». A Boris Bondarev non manca l’ironia. Né il coraggio. Ex consigliere della rappresentanza russa presso l’Onu a Ginevra, si dimise nel febbraio ’22. Più alto funzionario a defezionare. E “unico diplomatico russo a parlare contro Putin e la sua guerra”, come si definisce sui social.

Per essere uno che ha trascorso metà dei suoi 45 anni in diplomazia, è piuttosto diretto. Di Putin e Trump dice che «si illudono sulla loro grandezza». Ma le parole più dure le riserva ai leader europei. «Sembrano fate che volteggiano tra gli unicorni. Devono svegliarsi. E investire nella loro difesa. Ora», ci dice in video-collegamento dalla Svizzera dove vive sotto protezione.

Tutte le volte che Putin parla con Trump si torna al punto di partenza. Come ci riesce?

«Facile. Con la diplomazia. Scopri che cosa vuole la tua controparte e cerchi di darglielo in qualche modo o di convincerlo che potrà ottenerlo se ti dà qualcosa in cambio. Sono le basi. Putin ha cercato di capire che cosa vuole Trump e Trump cerca la gloria da leggendario pacificatore. Ma non è veramente interessato a fermare la guerra in Ucraina. Gli basta dare l’impressione di averla fermata per un po’. Se poi ricominciasse, non sarebbe colpa sua. Quindi Putin gioca le sue carte per dare ogni volta a Trump l’impressione di avvicinarsi al suo traguardo.

D’altra parte, Putin è all’eterna ricerca del rispetto. Si considera alla pari di Trump ed è da tale che vuole essere trattato. Ed è per questo che non può dare a Trump tutto ciò che chiede. Deve dimostrare a tutti, e per primo a se stesso, che Trump non è più potente di lui e su di lui non ha leve.

Trump non deve pretendere o minacciare. Deve chiedere educatamente a Putin di fermarsi e Putin valuterà la sua richiesta partendo però dal presupposto che a Trump non interessa una vera pace, ma soltanto sbarazzarsi dell’Ucraina per occuparsi di altro. È chiaro che non conosce i dettagli. Ripete quel che gli ha detto l’ultima persona con cui ha parlato. Ma non gli importa. È un politico semplice che cerca soluzioni semplici come il suo elettorato. E Putin sfrutta il suo ego per tenerlo in pugno perché tutto resti così com’è».

Che prospettive avrebbe avuto un secondo vertice a Budapest?

«Non avrebbe cambiato nulla. Gli americani vogliono credere che i russi possano cambiare posizione, ma non succederà. Putin ha detto più volte quello che vuole. È quello. Punto. Non vede motivi per congelare la linea del fronte. Prima di un cessate il fuoco, vuole nuove elezioni in Ucraina. Così farà in modo che ci siano suoi candidati sostenuti dalla propaganda e che in un modo o nell’altro l’Ucraina sia sua».

Il vertice sarebbe sfumato proprio per le “condizioni massimaliste” ribadite da Mosca…

«Basta parlare di “richieste massimaliste”. Presuppone che la Russia possa avere anche richieste “minimaliste” e che quindi voglia negoziare. Ma Mosca non vuole negoziare. Ha invaso l’Ucraina perché la considera sua. Avrà vinto quando tutti lo riconosceranno. Non ci sono richieste massimaliste. È questa la sua unica richiesta. Non c’è margine di manovra. E poi quale dovrebbe essere il compromesso? Cedere non tutta ma metà Ucraina? Perché Putin dovrebbe fermarsi quando l’Occidente sembra pronto a negoziare la percentuale di territorio ucraino da cedergli?».

Nel piano di pace che oggi verrà presentato al Consiglio Europeo non si parla di cessione di territori.

«I leader europei parlano tanto, ma non fanno mai nulla. Si aspettano che “papà Trump” risolva i loro problemi. Vogliono fermare la guerra, ma che a farsi carico dei sacrifici siano gli ucraini. Vogliono la sicurezza, ma che a garantirla siano Usa».

Con questo piano, però, l’Europa sta cercando di rivendicare una sedia al tavolo delle trattative...

«Il problema è che l’Europa non ha voce perché non ha forza. Per avere forza dovrebbe costruirsi i muscoli. E costruirli vuol dire spendere di più nella difesa. L’Europa, invece, spera ancora nel miracolo. Che Trump rinsavisca e accorra a salvarla come Superman. Nel Principe Machiavelli scriveva che per avere rispetto e buoni alleati bisogna avere buoni soldati. Trump non considera l’Europa un buon alleato perché è debole. Ha ragione. Lo vedono tutti, a partire da Putin. L’Europa deve svegliarsi e svegliarsi ora. Basta russare. Durante la Seconda guerra mondiale, gli Usa non produssero auto per produrre armi. È quello che la Ue dovrebbe fare adesso. Invece si comporta come se avesse tutto il tempo del mondo, mentre l’avversario agisce e agisce molto rapidamente».

Consegnare i missili Tomahawk all’Ucraina potrebbe aiutarla?

«Prima di dare armi, bisogna avere una strategia, un’idea di come questa guerra possa finire a proprio vantaggio, di come dovrebbero essere in futuro l’architettura della sicurezza europea e le relazioni con Mosca. Ma nessuno lo fa. La Ue dice che l’Ucraina non può perdere, ma non fa niente perché possa vincere. Né per scongiurare che Putin un domani possa colpire di nuovo e più a fondo perché avrà la rampa di lancio in Ucraina. L’Europa continua a ripetere lo stesso errore: affidarsi agli altri. Ha paura di tutto, persino di abbattere i droni russi che violano il suo spazio aereo. È stato un test e lo ha fallito. E il prossimo sarà peggiore. La Ue è infantile e irresponsabile. Di questo passo si autodistruggerà. Deve proteggersi da sé. Stabilire una rotta e perseguirla per quanto possa essere impopolare o rischioso. Putin, invece, persegue la sua strategia e i suoi obiettivi».

Ma persino i suoi ministri ammettono che l’economia è in difficoltà. Per quanto ancora può sostenere lo sforzo bellico?

«Sì, l’economia presenta alcune criticità, ma non così gravi. C’è da dire che Putin riceve rapporti che edulcorano la situazione. Vive in un mondo immaginario. Crede che l’esercito abbia più successo e che l’economia sia migliore di quanto non sia vero. Ma, in ogni caso, Putin può sostenere questa guerra ancora per un po’. Anche alcuni anni se aumentasse le tasse. E soprattutto ha un obiettivo e non si fermerà finché non lo raggiungerà».

Quindi che cosa ci aspetta?

«Finché l’Occidente non farà nulla di concreto per aiutare l’Ucraina, la guerra continuerà. I russi continueranno a conquistare un villaggio alla volta, perché la difesa di Kiev è solida. Ma gli ucraini non sono immortali e, soprattutto, combattono finché credono nella causa e nella vittoria. Potrebbero smettere se perdessero questa fede perché nessuno li aiuta».

Pessimista…

«Non sono pessimista, sono realista. I leader Ue dovrebbero rileggersi Machiavelli. Ha scritto tutto 500 anni fa. Non è cambiato nulla».

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