Per fortuna erano scesi tutti nel rifugio, i 48 bimbi dell’asilo privato centrato da un drone nel quartiere Kholodnohirsky a Kharkiv. Li hanno evacuati uno a uno in braccio ai soccorritori, tra le macerie fumanti e la disperazione dei primi genitori accorsi davanti al palazzo sventrato dall’esplosione. «Nessuna giustificazione per un attacco con un drone su un asilo - s’infuria il presidente Zelensky - è ovvio che la Russia sta diventando più sfacciata. Questi attacchi sono lo sputo in faccia a chiunque insista per una soluzione pacifica».
Sul selciato era appena stato rimosso il corpo senza vita di un giardiniere comunale 40enne, uno dei sei della squadra che si stava occupando del verde pubblico nelle aiuole dell’edificio. L’esplosione ha strappato via una gamba all’altro operaio, e ha ferito anche le quattro donne. I feriti, in tutto, sono nove a Kharkiv, tra cui una bimba di 5 anni. Nonostante la guerra, le scuole non si fermano mai se c’è un rifugio in cui proteggere gli alunni. …
Per fortuna erano scesi tutti nel rifugio, i 48 bimbi dell’asilo privato centrato da un drone nel quartiere Kholodnohirsky a Kharkiv. Li hanno evacuati uno a uno in braccio ai soccorritori, tra le macerie fumanti e la disperazione dei primi genitori accorsi davanti al palazzo sventrato dall’esplosione. «Nessuna giustificazione per un attacco con un drone su un asilo - s’infuria il presidente Zelensky - è ovvio che la Russia sta diventando più sfacciata. Questi attacchi sono lo sputo in faccia a chiunque insista per una soluzione pacifica».
Sul selciato era appena stato rimosso il corpo senza vita di un giardiniere comunale 40enne, uno dei sei della squadra che si stava occupando del verde pubblico nelle aiuole dell’edificio. L’esplosione ha strappato via una gamba all’altro operaio, e ha ferito anche le quattro donne. I feriti, in tutto, sono nove a Kharkiv, tra cui una bimba di 5 anni. Nonostante la guerra, le scuole non si fermano mai se c’è un rifugio in cui proteggere gli alunni. E non si ferma nemmeno la manutenzione dei beni pubblici: si puliscono e riparano le strade, le aiuole e il verde sono sempre curati. Nulla ferma l’orrore della guerra, però, e nulla placa il cinismo dei russi nel colpire.
L’attacco ha seguito il solito brutale canovaccio: 433 lanci in totale, con 405 droni a sfiancare le difese e poi 28 missili a distruggere i veri obiettivi: le infrastrutture energetiche. Nell’ondata di terrore sono morti almeno 7 civili. Oltre all’operaio comunale di Kharkiv sono morti due anziani a Kiev, e quattro persone nei dintorni della capitale: il più piccolo aveva pochi mesi di vita, per proteggerlo la mamma lo aveva portato nella casa dei nonni a Pohreby, un paesino nel distretto di Brovary. Cioè nell’immediata periferia della capitale in cui vivevano: «Pensava fosse più sicuro», raccontano i vicini. Era una casa isolata, non certo un obiettivo per un attacco diretto; ma i droni accecati dalle difese aree diventano una roulette russa. Uno Shaheed ha centrato la camera da letto in cui dormivano Antonina Zaychenko, 38 anni, la bimba di sei mesi, Adelina, e la nipotina dodicenne Anastasia. I nonni sono illesi, loro sono morte.
E mentre i droni venivano abbattuti o si schiantavano su case e palazzi, diversi missili in tutta l’Ucraina centravano l’obiettivo principale: le centrali, come la termoelettrica numero 5 di Kiev che ha lasciato di nuovo senza luce e senza riscaldamento diversi quartieri.
È un incubo per milioni di civili, costretti ad arrangiarsi tra continui distacchi di corrente elettrica e di forniture di acqua e gas. Una situazione che rischia di essere drammatica con l’arrivo dell’inverno. Tra gli obiettivi principali, ieri, insieme a quelle di Kiev c’erano le centrali e le infrastrutture energetiche di Dnipro, Zaporizhzhia e del porto fluviale di Izmail. Mentre resta grave la situazione a Chernihiv, con migliaia di persone che continuano a essere senza luce, acqua e riscaldamento. In tutto il Paese sono programmati distacchi per le imprese commerciali, mentre bar e ristoranti e attività private si arrangiano con i generatori.