Trump in Asia a duello con Xi su dazi, terre rare e Ucraina
dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliNEW YORK – Evitare di cadere nella trappola di Tucidide. La missione in Asia cominciata ieri sera da Trump, che culminerà nel vertice di giovedì con il rivale cinese Xi in Corea del Sud, potrebbe diventare l’ultima occasione per scongiurare quello che lo storico greco, parlando di Sparta e Atene, considerava l’inevitabile scontro militare fra la potenza egemone e quella emergente. Il primo obiettivo del presidente è infatti consolidare le alleanze regionali di Washington, per poi affrontare da una posizione di forza il collega di Pechino allo scopo di trovare una composizione che spazi dall’economia alla geopolitica.
Il viaggio di Trump inizia con la sosta in Malesia per il summit dell’Asean. In passato non si curava molto di questo incontro, ora ci andrà per due motivi: assicurare la tenuta della pace tra Thailandia e Cambogia, sempre con un occhio all’ambizione di vincere il Nobel; e rafforzare i rapporti con Paesi che potrebbero aiutare gli Usa e fare fronte comune contro la Cina,…
NEW YORK – Evitare di cadere nella trappola di Tucidide. La missione in Asia cominciata ieri sera da Trump, che culminerà nel vertice di giovedì con il rivale cinese Xi in Corea del Sud, potrebbe diventare l’ultima occasione per scongiurare quello che lo storico greco, parlando di Sparta e Atene, considerava l’inevitabile scontro militare fra la potenza egemone e quella emergente. Il primo obiettivo del presidente è infatti consolidare le alleanze regionali di Washington, per poi affrontare da una posizione di forza il collega di Pechino allo scopo di trovare una composizione che spazi dall’economia alla geopolitica.
Il viaggio di Trump inizia con la sosta in Malesia per il summit dell’Asean. In passato non si curava molto di questo incontro, ora ci andrà per due motivi: assicurare la tenuta della pace tra Thailandia e Cambogia, sempre con un occhio all’ambizione di vincere il Nobel; e rafforzare i rapporti con Paesi che potrebbero aiutare gli Usa e fare fronte comune contro la Cina, e magari favorire la creazione di un corridoio commerciale dal Pacifico meridionale fino all’Italia, alternativo alla nuova Via della Seta di Pechino, passando per il Medio Oriente stabilizzato dall’allargamento degli Accordi di Abramo.
Poi andrà in Giappone, per conoscere la nuova premier Takaichi e riaffermare l’alleanza. Quindi si trasferirà in Corea del Sud per partecipare al vertice dell’Apec: occasione per ribadire la collaborazione con la Corea del Sud, ma soprattutto per incontrare Xi, mentre non manca chi si aspetta la sorpresa di un quarto appuntamento col nordcoreano Kim.
I punti nell’agenda del bilaterale con il rivale cinese sono molti: dazi, rapporti commerciali in generale, terre rare, Taiwan, acquisti di energia russa e aiuti alla guerra di Putin. Come ha spiegato al Wall Street Journal l’ex vice segretario di Stato Kurt Campbell, grande esperto di Asia, la strategia di Xi con Trump è cambiata rispetto al primo mandato, imitando il suo copione della “massima pressione” per non essere colto di sorpresa: «Lui sa che il capo della Casa Bianca vuole un buon rapporto, ma rispetta la forza, non le concessioni». E così, gli ha risposto con la classica alternanza del bastone e della carota.
Quando il 2 aprile Trump ha annunciato dazi del 145% sulle esportazioni della Repubblica Popolare, Xi ha risposto prendendolo per il collo col blocco della vendita dei magneti alle compagnie americane, paralizzando il settore dell’auto. Poi però ha accettato l’accordo per il cambio della proprietà di TikTok, perché per Trump era molto importante mentre Xi considera questo social “oppio spirituale”. Lo stesso meccanismo si è ripetuto quando Washington ha frenato le sue esportazioni di chip, Pechino ha risposto rinnegando l’accordo sulle terre rare, e Washington ha replicato minacciando dazi del 100%. La strategia cinese in sostanza è l’opposto di quella europea: niente appeasement, perché così si incoraggia Donald a colpire ancora di più. Però apertura ai “deal”, quando sono nell’interesse di entrambi.
Trump punta ad uscire dal bilaterale con un accordo commerciale generale, certezze sulle forniture di terre rare, acquisto consistente di soia per aiutare gli agricoltori che lo hanno votato. Poi solleverà il problema del petrolio russo e in generale del sostegno dato a Putin in Ucraina. Prima del vertice di Anchorage, i consiglieri della Casa Bianca gli avevano presentato una proposta di sanzioni secondarie molto pesanti contro Pechino per fermare le importazioni di energia da Mosca. Alla fine l’aveva scartata, ma resta comunque nel cassetto, se la Cina non aiutasse a riportare Putin verso la ragionevolezza. La sfida sull’intelligenza artificiale resta poi aperta.
Xi vuole rispetto, fine dei dazi punitivi e il cambio della linea americana su Taiwan, con l’affermazione esplicita dell’opposizione all’indipendenza dell’isola. Se l’ottenesse, potrebbe rinunciare all’invasione o ai preparativi per essere pronto a ordinarla. Il margine di errore, per entrambi, è molto stretto.