BUENOS AIRES – “Ho votato per Javier Milei perché ero stufa dell’inflazione alle stelle e della corruzione. Ma stavolta non sceglierò il suo partito”, dice Vera, chimica argentina di 34 anni che vive e lavora a Buenos Aires. Oggi in Argentina si tengono le elezioni di metà mandato, con cui si rinnova metà della Camera dei deputati e un terzo del Senato. Il risultato del voto è fondamentale per il futuro dell’attuale presidente argentino, l’ultraliberista Javier Milei. Queste elezioni infatti sembrano essersi trasformate in una votazione popolare per valutare la gestione del governo di estrema destra e perfino Donald Trump si è espresso in merito, vincolando l’aiuto economico statunitense al risultato del voto.
Purtroppo per il partito di Milei i cittadini argentini che lo hanno votato nel 2023 e che oggi dichiarano di essersi pentiti, come Vera, sono sempre di più. “I miei genitori non avrebbero potuto pagarmi l’università privata, mi sono formata nel pubblico – spiega oggi la donna –…
BUENOS AIRES – “Ho votato per Javier Milei perché ero stufa dell’inflazione alle stelle e della corruzione. Ma stavolta non sceglierò il suo partito”, dice Vera, chimica argentina di 34 anni che vive e lavora a Buenos Aires. Oggi in Argentina si tengono le elezioni di metà mandato, con cui si rinnova metà della Camera dei deputati e un terzo del Senato. Il risultato del voto è fondamentale per il futuro dell’attuale presidente argentino, l’ultraliberista Javier Milei. Queste elezioni infatti sembrano essersi trasformate in una votazione popolare per valutare la gestione del governo di estrema destra e perfino Donald Trump si è espresso in merito, vincolando l’aiuto economico statunitense al risultato del voto.
Purtroppo per il partito di Milei i cittadini argentini che lo hanno votato nel 2023 e che oggi dichiarano di essersi pentiti, come Vera, sono sempre di più. “I miei genitori non avrebbero potuto pagarmi l’università privata, mi sono formata nel pubblico – spiega oggi la donna – Quando ho votato per Milei non avevo capito quanto avrebbe attaccato l’educazione pubblica e di quanto avrebbe tagliato i fondi. Oggi la situazione, soprattutto nell’università pubblica e nella ricerca, è disastrosa”. Dall’inizio del mandato la popolarità del presidente di estrema destra, si è sempre mantenuta alta e stabile, negli ultimi mesi però la situazione sembra essere ben diversa. Secondo i sondaggi, La Libertad Avanza (il partito guidato da Milei) domenica dovrebbe ottenere il 36,7% dei voti, mentre Fuerza Patria (la coalizione peronista, principale opposizione del governo) dovrebbe ricevere il 34,8% delle preferenze, con soli due punti di differenza. “Io ho votato Milei per stare meglio a livello economico, ma invece sto peggio”. A parlare è Ricardo, argentino di 41 anni, nato e cresciuto a Buenos Aires, dove ancora oggi vive e lavora. Mentre parla, porta a passeggio diversi cani e proprio dietro di lui si trova una delle centinaia di “Casas de cambio” che convertono il peso argentino in altre valute straniere.
Sui cartelli, aggiornati più volte al giorno, si mostra che il valore del dollaro continua a crescere e quello del peso argentino a crollare. “Faccio il dog sitter da anni, prima arrotondavo con qualche lavoretto. Ero stufo di non riuscire a risparmiare mai, di non potermi permettere una vacanza all’estero. Ho votato per Milei pensando che la situazione sarebbe migliorata e ho tenuto duro credendo nel suo progetto, ma ora è passato molto tempo e tutto continua solo a peggiorare. Oggi faccio tre lavori diversi e fatico anche solo a pagare l’affitto, le bollette e la spesa al supermercato”, dice. Milei arriva al voto di domenica in una situazione difficilissima. Dopo aver richiesto, nel giro di pochi mesi, due aiuti finanziari per sostenere il valore del peso argentino e contenere l’inflazione - sei mesi fa un prestito da 20 miliardi di dollari al Fondo Monetario Internazionale (FMI), e due settimane fa l’avvio, annunciato da Trump, di un piano economico di altri 20 miliardi di dollari destinato a sostenere il peso attraverso massicci acquisti di valuta. Un intervento con pochi precedenti nella storia recente degli Stati Uniti.
Pochi giorni dopo aver annunciato il piano però Trump lo ha vincolato alla vittoria di questa domenica, dicendo che se Milei dovesse perdere la manovra sarà sospesa e che “gli Stati Uniti non saranno generosi con l’Argentina”. “Compatrioti”, ha reagito in un video messaggio la ex presidente peronista Cristina Fernández de Kirchner, “l’Argentina è un Paese troppo grande e pieno di dignità per dipendere dai capricci di un leader straniero”.
A testimoniare la crescita dei cittadini pentiti di aver votato il presidente ultraliberista c’è anche il profilo “Arrepentidos de Milei”, seguito da centinaia di migliaia di persone su Twitter e Instagram, che raccoglie i messaggi di chi si dice deluso dall’attuale governo. Secondo i sondaggi, uno dei motivi che ha fatto crescere la sfiducia nel presidente è la corruzione, un tema che è stato un suo cavallo di battaglia durante la campagna elettorale e che ora gli si è rivoltato contro. Nel 2023 Milei ha ottenuto la presidenza, inveendo contro “la casta”, l’élite politica corrotta (soprattutto del partito peronista) e assicurando che sarebbero stati loro a risentire maggiormente dei tagli che avrebbe effettuato (che invece hanno colpito soprattutto la classe media e bassa). Quest’anno però Milei e il suo governo sono stati al centro di tre grossi scandali di corruzione. Il primo legato a una truffa, relazionata alla promozione di una criptovaluta che ha perso valore molto velocemente, provocando grosse perdite a chi aveva investito.
Ad agosto, la potentissima Karina (sorella di Milei e figura chiave del governo) è stata accusata di ricevere mazzette sugli acquisti di medicinali da parte dell’Agenzia statale per la disabilità. E a inizio ottobre José Luis Espert, il principale candidato di Milei a Buenos Aires si è ritirato dopo aver ammesso di aver ricevuto 200.000 dollari da un noto narcotrafficante. Ma non solo: a pochi giorni dal voto si sono dimessi due ministri importanti del governo ultraliberista, quello della Giustizia (Mariano Cúneo Libarona) e quello degli Esteri (Gerardo Werthein).“Il mio è stato un voto anti-peronista. Nel 2023 non volevo assolutamente votare il loro candidato presidenziale Sergio Massa. Ma oggi mi sono pentito di aver dato il mio voto a Milei, non pensavo che il suo governo avrebbe attaccato così tanto i diritti dei lavoratori, proprio l’area di cui mi occupo”, dice Guillermo, 55 anni, avvocato specializzato nei diritti dei lavoratori. Secondo l’ultimo studio della FDHI (Fundación para el Desarollo Humano Integral), da quando ha assunto Milei in Argentina sono 170.000 le persone che sono rimaste senza lavoro, due terzi dei quali nel settore privato. Se le politiche del governo di Milei sono riuscite ad abbassare drasticamente l’inflazione, gli enormi tagli effettuati hanno causato grossi problemi a molti cittadini argentini, soprattutto nella classe bassa o media, le persone che più beneficiavano degli incentivi e aiuti del governo.
Una difficoltà che si vede riflessa nei dati: negli ultimi mesi la spesa nei supermercati è caduta del 9%, mentre la richiesta di prestiti personali si è duplicata e l’uso della carta di credito da parte degli argentini si è triplicata. E il 70% delle famiglie di classe media-bassa dichiarano di finire lo stipendio a metà del mese, riuscendo solamente a pagare le bollette e l’affitto.
Su un muro di Villa Crespo, un quartiere centrale di Buenos Aires, campeggia una grossa scritta verde e rossa su cui si legge: “Milei ladrón” (Milei ladro). All’angolo, proprio sotto quella scritta, c’è un gruppo di rider che sta aspettando gli ordini, seduti in sella alle loro biciclette. Fra di loro c’è Mathías, 24 anni, che dice: “Non so ancora per chi voterò domenica. Ho scoperto Milei, guardando i video dei suoi interventi televisivi su Tiktok e sono stato contento di votarlo alle presidenziali. Pensavo che ci sarebbe stato davvero un cambiamento, ma ora comincio a chiedermi per quanto tempo la situazione continuerà ad essere questa”.