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La mossa di Putin per stanare gli Usa sui test nucleari: “Pronti a reagire”. Ma Trump tiene il punto

Il Consiglio di Sicurezza sui test nucleari presieduto da Vladimir Putin

 

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Braccio di ferro tra Mosca e Washington. Il Cremlino inscena un minaccioso Consiglio di Sicurezza per ottenere un chiarimento e una retromarcia della Casa Bianca. Ma il presidente statunitense conferma l’ordine al Pentagono sulla ripresa delle simulazioni atomiche
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Al termine del Consiglio di Sicurezza, la confusione sulle reali intenzioni di Vladimir Putin è tale che il suo portavoce Dmitrij Peskov è costretto a precisare: il presidente «non ha ordinato l’inizio dei preparativi per i test nucleari, per ora ha soltanto chiesto ai suoi funzionari di valutare se sia necessario iniziare tali lavori preparatori».

La differenza è sottile, ma trasforma quella che sembrava una minaccia in un avvertimento o, meglio, in una richiesta di chiarimento. Perché prima di decidere, aggiunge Peskov, «Mosca deve comprendere appieno le intenzioni degli Usa».

Tutto dipende da che cosa intendesse davvero Donald Trump quando, il 30 ottobre scorso, ha annunciato la ripresa dei test nucleari dopo 33 anni. In Russia in molti già allora avevano insinuato che il leader statunitense avesse fatto un errore da “profano” e che volesse riferirsi ai test di vettori, non di bombe nucleari.

È il dubbio che aleggia alla riunione del Consiglio di Sicurezza, anche se nessuno lo dice…

Al termine del Consiglio di Sicurezza, la confusione sulle reali intenzioni di Vladimir Putin è tale che il suo portavoce Dmitrij Peskov è costretto a precisare: il presidente «non ha ordinato l’inizio dei preparativi per i test nucleari, per ora ha soltanto chiesto ai suoi funzionari di valutare se sia necessario iniziare tali lavori preparatori».

La differenza è sottile, ma trasforma quella che sembrava una minaccia in un avvertimento o, meglio, in una richiesta di chiarimento. Perché prima di decidere, aggiunge Peskov, «Mosca deve comprendere appieno le intenzioni degli Usa».

Tutto dipende da che cosa intendesse davvero Donald Trump quando, il 30 ottobre scorso, ha annunciato la ripresa dei test nucleari dopo 33 anni. In Russia in molti già allora avevano insinuato che il leader statunitense avesse fatto un errore da “profano” e che volesse riferirsi ai test di vettori, non di bombe nucleari.

È il dubbio che aleggia alla riunione del Consiglio di Sicurezza, anche se nessuno lo dice esplicitamente. All’ordine del giorno c’è la “sicurezza dei trasporti” tanto che Putin dà la parola al ministro Andrej Nikitin. Ma il presidente della Duma Vjacheslav Volodin gliela toglie. Dice che i deputati vogliono conoscere la posizione russa sull’annuncio di Trump. E con deputati intende i cittadini che li hanno eletti.

Il copione del Consiglio di Sicurezza

I presenti rispondono seguendo un copione ben studiato. Il ministro della Difesa Andrej Belousov ricorda che la Casa Bianca si è ritirata dai trattati sul disarmo nucleare, ha progettato il sistema di difesa Golden Dome e l’arma ipersonica Dark Eagle da schierare in Europa e in Asia e adottato «un insieme unificato di misure» che, insieme ai «possibili» test nucleari, «aumenta significativamente il livello di pericolo militare per la Russia» obbligandola a tenere il «suo potenziale nucleare pronto a infliggere danni al nemico». Perciò propone di «avviare immediatamente i preparativi per i test nucleari su vasta scala» che le forze nell’arcipelago artico di Novaja Zemlja, dove l’Urss effettuò l’ultimo test nel 1990, potrebbero «eseguire in tempi rapidi».

Per il capo di stato maggiore Valerij Gerasimov, sebbene gli Stati Uniti non abbiano chiarito le dichiarazioni di Trump, «se non adottiamo misure appropriate ora, perderemo tempo e opportunità per una risposta tempestiva, poiché il tempo necessario per prepararsi ai test nucleari, a seconda del tipo, varia da diversi mesi a diversi anni».

Purtroppo, spiegano a turno i capi dei servizi esteri Svr e interni Fsb Sergej Naryshkin e Aleksandr Bortnikov e il segretario del Consiglio di Sicurezza Sergej Shojgu, gli Usa hanno eluso le richieste di chiarimento.

Putin «prende nota» e tira le somme. «La Russia — dice — ha sempre rispettato i suoi obblighi ai sensi del Trattato sulla messa al bando totale degli esperimenti nucleari e non ha intenzione di discostarsene», ma se gli Usa o altri Stati «condurranno tali test, anche la Russia dovrà adottare misure di ritorsione appropriate». E incarica i funzionari di «raccogliere ulteriori informazioni», «analizzarle» e «presentare proposte sul possibile inizio dei lavori di preparazione ai test nucleari». Tradotto «dal burocratese al russo», osserva la notista politica Farida Rustamova, vuol dire che «la Russia non effettuerà test nucleari, ma che l’amico Donald dovrebbe moderare il suo linguaggio».

E, nel dubbio che il messaggio venisse mal interpretato, dopo Peskov, è stato Leonid Slutskij, presidente della Commissione Affari Internazionali della Duma, a chiarire che si trattava proprio di un avvertimento. «La Russia non si assumerà la piena responsabilità di un'eventuale escalation», ha scritto su Telegram. «Se i test nucleari saranno costretti a riprendere di conseguenza, si tratterà esclusivamente di una misura di ritorsione».

Il pericoloso allarmismo atomico

Il fatto è che finora, tutte le volte che aveva agitato lo spettro nucleare, Putin era riuscito a guadagnare tempo: l’Occidente aveva rinviato la fornitura d’armi a lungo raggio a Kiev o l’aveva limitata. L’Ucraina, ad esempio, aveva ricevuto i primi Himars solo sei mesi dopo l’inizio del conflitto a patto di non utilizzarli contro il territorio russo. Lo stesso era avvenuto l’anno dopo con gli Atacms e gli Storm Shadows.

Quando un mese fa Trump ha cancellato il vertice di Budapest e ipotizzato la fornitura dei Tomahawk, Putin ha annunciato i test del missile Burevestnik e del siluro Poseidon. Sperava di sortire lo stesso effetto. Trump invece non si è lasciato impressionare e gli ha risposto pan per focaccia annunciando la ripresa dei test nucleari che di fatto lo costringerebbe a ingaggiare una nuova corsa agli armamenti.

Con la messa in scena del Consiglio di sicurezza, Putin voleva stanarlo e costringerlo a una retromarcia. Trump inizialmente sembrava aver ceduto. «Stiamo lavorando a un piano di denuclearizzazione. Noi tre. Usa, Cina e Russia», aveva detto qualche ora dopo senza fornire alcun dettaglio. Soltanto un augurio: «Vediamo se funziona». Poi sul suo social Truth, ha scritto: «Considerati i programmi di test condotti da altri Paesi, ho incaricato il Dipartimento della Guerra di iniziare a testare le nostre armi nucleari su base paritaria». Un’altra affermazione sibillina.

Resta il fatto che, benché sia stato il primo a innalzare la retorica nucleare, con la sua pantomima al Consiglio di Sicurezza, Putin ha dipinto agli occhi dei suoi cittadini Trump come un aggressore e se stesso come un difensore. E, se mai Trump andrà avanti col suo programma, potrà dire che “a iniziare” non è stato lui.

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