La premier Yulia Svyrydenko annuncia audit a tappeto sugli appalti pubblici. Poi ci sono le sanzioni personali decise dal presidente Zelensky, le dimissioni dei ministri coinvolti e il sostegno all’inchiesta: sono quattro le armi con cui la presidenza reagisce allo scandalo Energoatom, le mazzette sulla protezione dell’energia dai missili russi mentre il Paese è al buio.
Ma è l’inchiesta sempre più vicina alla presidenza a far tremare Zelensky: «Finalmente ha risposto in modo concreto — scrive Milan Leli? su Rbc — ma con più di due giorni di ritardo. Con la cancrena bisogna agire rapidamente e tagliare senza pietà. Se perdi tempo dovrai tagliare molto di più, e non è detto che basti». L’eco dello scandalo è enorme. Il cancelliere Friedrich Merz ha chiamato Zelensky e il presidente ucraino gli ha «promesso piena trasparenza», sostegno alle inchieste di Nabu e Sapo e «misure rapide per riconquistare la fiducia degli ucraini, dei partner e dei donatori internazionali». Berlino ha consegn…
La premier Yulia Svyrydenko annuncia audit a tappeto sugli appalti pubblici. Poi ci sono le sanzioni personali decise dal presidente Zelensky, le dimissioni dei ministri coinvolti e il sostegno all’inchiesta: sono quattro le armi con cui la presidenza reagisce allo scandalo Energoatom, le mazzette sulla protezione dell’energia dai missili russi mentre il Paese è al buio.
Ma è l’inchiesta sempre più vicina alla presidenza a far tremare Zelensky: «Finalmente ha risposto in modo concreto — scrive Milan Leli? su Rbc — ma con più di due giorni di ritardo. Con la cancrena bisogna agire rapidamente e tagliare senza pietà. Se perdi tempo dovrai tagliare molto di più, e non è detto che basti». L’eco dello scandalo è enorme. Il cancelliere Friedrich Merz ha chiamato Zelensky e il presidente ucraino gli ha «promesso piena trasparenza», sostegno alle inchieste di Nabu e Sapo e «misure rapide per riconquistare la fiducia degli ucraini, dei partner e dei donatori internazionali». Berlino ha consegnato a Kiev nuovi Patriot acquistati in America, e il segretario di Stato Usa, Rubio, rincara la dose: «La Russia distrugge i sistemi di difesa aerea una settimana dopo la consegna».
Tra mazzette, dubbi etici e di utilità, gli aiuti rischiano di trasformarsi in un suicidio politico per chi li eroga: la Germania, tra i più esposti, chiede da Kiev «determinazione nella lotta alla corruzione e riforme nello Stato di diritto». E Merz tocca un altro argomento ad alta tensione: «Ho chiesto a Zelensky di garantire che non aumentino i giovani ucraini in Germania: servono nel loro Paese». Berlino, dice, ridurrà gli aiuti ai rifugiati ucraini che in Europa, secondo Eurostat, sono aumentati a settembre del 49%: un quarto sono andati in Germania. È effetto della nuova legge che consente agli under 23 di lasciare l’Ucraina mentre crescono le pressioni per abbassare l’età di mobilitazione: «I partner sollevano questo problema — dice Zelensky — ma è la questione più sensibile e difficile, serve equilibrio». I militari, spiega, vorrebbero mobilitare, ma la società non si regge senza chi lavora e paga le tasse.
Tenere a bada l’indignazione è la priorità. Zelensky firma il decreto 843 che vara sanzioni «per tre anni» contro Tymur Mindich, regista della banda appalti, e Oleksandr Tsukerman, che riciclava le mazzette. Nessuno dei due si trova nel Paese: «Sono cittadini israeliani», specifica l’allegato del decreto. La presidenza tampona falle, ma gli inquirenti non si fermano: «Il seguito — continua Leli? su Rbc — si concentrerà su un tema ancora più delicato: l’industria della Difesa». Sugli appalti per i droni si indaga da mesi.
La strategia comunicativa l’ha espressa il consigliere Mikhailo Podolyak: «La novità non sono gli abusi, è che l’anticorruzione funziona». Parole identiche a quelle della commissaria Marta Kos. Ma è difficile dimenticare che pochi mesi fa il presidente cercò di azzoppare l’inchiesta contro il suo amico Mindich firmando la legge anti Nabu, manovra fallita perché la folla scese in piazza. Lo scandalo a Kiev non può diventare però un assist a Mosca. Bruxelles cerca una via per finanziare Kiev: gli asset russi congelati sono «il modo più efficace per far capire alla Russia che il tempo non gioca a suo favore», dice von der Leyen, ma ci sono «un piano B e un piano C».
Giorni neri, dunque, ma al fronte è peggio. Zelensky visita le guarnigioni a Zaporizhzhia, nuova area di crisi tattica, e promette «risorse in questa direzione». Il capo delle forze armate, Syrsky, era nelle retrovie di Pokrovsk: «Non c’è controllo russo né accerchiamento operativo», assicura, e Kiev lavora «per la stabilizzazione». Ma i soldati intrappolati rischiano la disfatta: «La decisione se ritirare le truppe spetta ai comandanti sul campo: nessuno obbliga i nostri soldati a morire per delle rovine», replica Zelensky alle critiche. Quanto sia difficile il momento lo dice Syrsky al capo di Stato maggiore francese, il generale Mandon: «Le battaglie più feroci continuano nelle zone di Kupiansk, Lyman, Siversk, Kostiantynivka, Pokrovskaya, Myrnohrad e Huliaipole».