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Le mire di Putin in Europa

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Una pioggia di fuoco su Kiev, l’avanzata di terra nel Donetsk, minacce ai Baltici e i droni sui cieli europei: l’offensiva d’inverno del presidente russo vuole piegare l’Ucraina e gettare lo scompiglio nella Nato
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Una pioggia di fuoco su Kiev, l’avanzata di terra nel Donetsk, minacce ai Baltici e i droni sui cieli europei: l’offensiva d’inverno di Vladimir Putin vuole piegare l’Ucraina e gettare lo scompiglio nella Nato per convincere Donald Trump che la soluzione migliore per porre fine alla guerra è abbandonare Volodymir Zelensky.

Quanto sta avvenendo lungo le frontiere occidentali russe descrive la convinzione del Cremlino di poter cambiare a proprio vantaggio l’equilibrio di forze in Europa. Il primo e più importante campo di battaglia è il Donbass perché l’offensiva contro Pokrovsk punta ad espugnare una roccaforte delle difese ucraine per completare l’occupazione del Donetsk e arrivare fino a Zaporizhzhia ovvero controllare tutti i territori che Mosca ha annesso. E’ la ricerca di una vittoria, per sedersi al tavolo del cessate il fuoco con Zelensky e imporgli condizioni-capestro: smilitarizzazione e neutralità. Il tutto accompagnato da una pioggia di missili e droni su Kiev per terrorizza…

Una pioggia di fuoco su Kiev, l’avanzata di terra nel Donetsk, minacce ai Baltici e i droni sui cieli europei: l’offensiva d’inverno di Vladimir Putin vuole piegare l’Ucraina e gettare lo scompiglio nella Nato per convincere Donald Trump che la soluzione migliore per porre fine alla guerra è abbandonare Volodymir Zelensky.

Quanto sta avvenendo lungo le frontiere occidentali russe descrive la convinzione del Cremlino di poter cambiare a proprio vantaggio l’equilibrio di forze in Europa. Il primo e più importante campo di battaglia è il Donbass perché l’offensiva contro Pokrovsk punta ad espugnare una roccaforte delle difese ucraine per completare l’occupazione del Donetsk e arrivare fino a Zaporizhzhia ovvero controllare tutti i territori che Mosca ha annesso. E’ la ricerca di una vittoria, per sedersi al tavolo del cessate il fuoco con Zelensky e imporgli condizioni-capestro: smilitarizzazione e neutralità. Il tutto accompagnato da una pioggia di missili e droni su Kiev per terrorizzare i civili e distruggere le fonti di energia al fine di esporla all’inverno senza riscaldamento.

La somma fra soverchiante uso della forza e abile sfruttamento del meteo disegna il tentativo di Putin di vincere con le armi la guerra di invasione lanciata quasi quattro anni fa.

Ma non basta perché, come la dottrina militare dell’Urss-Russia insegna, quando si avanza bisogna imporsi in maniera schiacciante e così il ministro degli Esteri Sergej Lavrov riversa sui Baltici minacce con toni e termini assai simili a quelli che hanno preceduto l’attacco all’Ucraina. L’accusa a Lituania, Estonia e Lettonia è di essere “russofobe“, maltrattare le minoranze russofone ed essersi sottomesse alla Nato per consentirle di strangolare l’enclave di Kaliningrad. Per le capitali baltiche è la conferma che Mosca dopo l’Ucraina si prepara ad aggredire anche loro e ciò porta Polonia, Finlandia e Svezia ai preparativi per affrontare la guerra nel Baltico: dalle migliaia di volontari civili a Varsavia alle trincee costruite dalla Finlandia fino agli ospedali sotterranei a Stoccolma. L’Europa del nord e dell’est vede nello scenario di un successo russo in Ucraina un domino che gli porterà la guerra in casa. Anche la Germania del cancelliere Friedrich Merz si prepara: il piano per avere entro 10 anni un esercito con 210 mila militari e quasi altrettanti riservisti nasce dalla convinzione che tocca a Berlino guidare la Difesa comune Ue. Viste le esitazioni altrui.

Anche perché i droni attribuiti da fonti Nato alla Russia sui cieli degli aeroporti di Monaco di Baviera, Copenaghen e forse anche del Belgio lasciano supporre che Mosca disponga della capacità di violare la sovranità di Paesi Nato e Ue. Che si tratti di droni lanciati da finte navi commerciali o da basi clandestine, estendono le dimensioni dei boicottaggi russi, giustificando l’idea della presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, di creare una «cellula Ue di intelligence» contro «le minacce globali».

Davanti a questa escalation, le opinioni pubbliche dell’Europa Occidentale si dividono sulle armi a Kiev, indebolendo i rispettivi governi - come il disaccordo Salvini-Crosetto evidenzia - e regalando a Putin l’immagine di democrazie vulnerabili. Ma la debolezza che per Putin conta di più è quella di Trump, il presidente Usa che ha definito la Russia una “tigre di carta” ed ora deve gestire le imbarazzanti rivelazioni sul caso Epstein a Washington. La coincidenza fra Europa divisa e Trump indebolito diminuisce la deterrenza della Nato, ritarda l’invio a Zelensky di armi avanzate e convince Putin sull’efficacia della guerra ibrida. Facendogli sperare nell’abbandono di Zelensky da parte della Casa Bianca.

Il Cremlino ha però un tallone d’Achille: la dipendenza dall’export di greggio in violazione delle sanzioni. E questo spiega tanto le pressioni di Trump su Cina e India per non acquistarlo quanto l’attacco ucraino al terminal di Novorossiysk bloccando l’export di 2,2 milioni di barili al giorno. Saranno le prossime settimane a dire se Usa, Ue e Nato riusciranno a frenare l’offensiva d’inverno di Putin o ne verranno umiliate. In attesa di saperlo, possono esserci pochi dubbi sul fatto che quanto avviene a Pakrovsk ci riguarda.

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