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Zelensky da Macron: “Sui territori scelte difficili”. Oggi Witkoff da Putin

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Ore decisive per la trattativa, l’ucraino a Parigi incassa il sostegno Ue. La mimetica dello zar sul negoziato: “Presa Pokrovsk, guerra lunga”
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L’abbraccio con Zelensky all’Eliseo è plateale, un messaggio alle telecamere e insomma al mondo: la Francia del presidente Macron — e la coalizione dei volonterosi — non cede un millimetro nel sostegno a Kiev e al suo mai così debole presidente. Contano più i simboli — l’aggiornamento in tempo reale di un’agenda diplomatica fittissima, le telefonate con tutti i leader europei e della Nato, e quella di Macron con il presidente Trump — rispetto ai dubbi e ai contenuti variabili di questa tela di Penelope del negoziato, che si fa e si disfa a ogni round. Ieri toccava a Kiev e ai volenterosi, oggi a Mosca e agli americani: al Cremlino sbarca il negoziatore di Trump, Steve Witkoff, e nessuno sa come cercherà di convincere Putin a fermare missili e droni.

Sono due giorni che la delegazione ucraina cerca di capirlo, tutto inutile. Ci ha provato anche Macron, ieri, sentendo Trump per ribadirgli le linee rosse sperando ne tenga conto. Ma quando fa il punto con gli altri leader della coalizion…

L’abbraccio con Zelensky all’Eliseo è plateale, un messaggio alle telecamere e insomma al mondo: la Francia del presidente Macron — e la coalizione dei volonterosi — non cede un millimetro nel sostegno a Kiev e al suo mai così debole presidente. Contano più i simboli — l’aggiornamento in tempo reale di un’agenda diplomatica fittissima, le telefonate con tutti i leader europei e della Nato, e quella di Macron con il presidente Trump — rispetto ai dubbi e ai contenuti variabili di questa tela di Penelope del negoziato, che si fa e si disfa a ogni round. Ieri toccava a Kiev e ai volenterosi, oggi a Mosca e agli americani: al Cremlino sbarca il negoziatore di Trump, Steve Witkoff, e nessuno sa come cercherà di convincere Putin a fermare missili e droni.

Sono due giorni che la delegazione ucraina cerca di capirlo, tutto inutile. Ci ha provato anche Macron, ieri, sentendo Trump per ribadirgli le linee rosse sperando ne tenga conto. Ma quando fa il punto con gli altri leader della coalizione, compresa Giorgia Meloni, è buio totale. Non gli resta che incrociare le dita, sperando di non dover affrontare concessioni nello stile della bozza dei 28 punti sforbiciati poi a Ginevra. O magari peggio.

La vigilia, in Francia, è alta tensione allo stato puro. Dopo ore di discussione a porte chiuse e una girandola di telefonate che non finiva più (ed è continuata in seguito), tutto quello che Macron e Zelensky sono in grado di dire è che il piano «è solo all’inizio», e restano le colonne della posizione europea e ucraina su territori e garanzie di sicurezza, su sanzioni e asset russi congelati. La sintesi la fa Zelensky: «La coalizione sta preparando una sicurezza molto concreta, con garanzie che la Russia non si senta ricompensata per la guerra. Che nessun Paese sia tentato di seguire la stessa strada. La Russia deve pagare per il suo attacco».

L’eroe della resistenza ai 4 anni di invasione russa è in evidente difficoltà. Naviga a vista nella bufera dello scandalo corruzione, che gli sta decimando il quadrato mentre il fronte arretra e i missili lasciano gli ucraini al buio. «Spetta forse a noi dare lezioni a Kiev sulla corruzione?», lo protegge Macron. Sono ore difficilissime per Zelensky, ma decisive per la diplomazia e per l’Ucraina. Da Miami il segretario del Consiglio di sicurezza Umerov — egli pure con l’anticorruzione alle calcagna — fa rapporto sul vertice di domenica con il team americano: la sintesi ufficiale è «abbiamo ottenuto progressi significativi» ma «alcune questioni richiedono approfondimenti».

Al telefono con il premier britannico Starmer, Macron e Zelensky sentono Witkoff: «Briefing importante. Abbiamo concordato di discutere maggiori dettagli di persona». «Il piano - spiega Macron - è stato finalizzato con il contributo di Zelensky per beni congelati, sanzioni e garanzie che possono essere definite solo con gli europei seduti al tavolo. Siamo dunque ancora alle fasi iniziali». È un auspicio, a quel tavolo gli europei non sono mai stati invitati. Zelensky avverte che «la questione dei territori è la più difficile», ed è «un processo non ancora concluso». «È responsabilità del presidente ucraino e di nessun altro. È importante che gli americani lo capiscano, e lo hanno capito», dice Macron. Oggi Zelensky è in Irlanda, Witkoff a Mosca: «Alla fine potremo avere un’altra conversazione con Trump sui punti chiave».

Intanto è guerra sul campo e nei proclami: «I russi dicono di avere conquistato Kupiansk ma è sotto nostro controllo», dice Zelensky ammonendo a «essere obiettivi» e sostenendo che «lo scorso mese hanno avuto il numero più elevato di perdite, 25.000 soldati uccisi». Sebbene «ci siano stati avanzamenti» possono «creare brecce, guadagnare 10 o 15 metri, ma poi li riconquistiamo». Contemporaneamente Mosca annuncia la conquista di Vovchansk, nella regione di Kharkiv, e la caduta completa di Pokrovsk (nessun commento da Kiev), mentre Putin in visita alle truppe ha ordinato di prepararsi a combattere «per il prossimo inverno». Schermaglie della vigilia.

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