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Vendita di Gedi, l’ambasciata russa contro Repubblica e Stampa: “Tornino al vero giornalismo”

Vendita di Gedi, l’ambasciata russa contro Repubblica e Stampa: “Tornino al vero giornalismo”

La rappresentanza di Mosca ha commentato le ipotesi di cessione del gruppo editoriale: “Finora sono stati megafoni di una sfrenata propaganda antirussa, speriamo cambino con i nuovi proprietari”

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L’ambasciata russa in Italia ora interviene anche sul destino di Stampa e Repubblica. Ieri, su Telegram, si è augurata che «con i nuovi proprietari, queste testate possano fare ritorno alla tradizione che è propria del giornalismo professionale», mentre finora sono stati «megafoni di una sfrenata propaganda antirussa». Contro l’intromissione è intervenuto il comitato di redazione, con un comunicato che pubblichiamo accanto. E pure Enrico Borghi (Italia Viva), membro del Copasir, e Angelo Bonelli, leader dei Verdi, hanno denunciato «l’ingerenza».

L’ambasciata motiva il suo desiderio col fatto di aver «avuto rapporti piuttosto complicati con i due quotidiani. I loro giornalisti hanno fatto di tutto per compiacere i proprietari delle rispettive testate, appartenenti ai vertici liberal-globalisti. Ma questo non è bastato a salvarli. Questi giornali sono divenuti megafoni di una sfrenata propaganda antirussa, rinunciando, di fatto, a quelle radici, a quella storia grazie a cui, un tempo, erano stati i simboli del libero giornalismo italiano». Toni che ricordano gli attacchi reiterati usati nei confronti del Quirinale. In più occasioni Marija Zacharova, la portavoce del ministero degli Esteri, ha messo nel mirino il presidente Mattarella. «Ci auguriamo — aggiunge l’ambasciata russa — che, con i nuovi proprietari, queste testate possano fare ritorno alla tradizione che è propria del giornalismo professionale, con ricadute positive anche sulla qualità dei materiali pubblicati».

«Solidarietà alle redazioni de La Repubblica e de La Stampa per l’attacco subito da parte dell’Ambasciata russa in Italia. Accuse scomposte e inaccettabili che arrivano dalla rappresentanza diplomatica di un Paese che, non a caso, non sa cosa sia la libertà di informazione. Tutto questo proprio nel giorno in cui Mattarella ha messo in guardia da «inediti ma opachi centri di potere», che alimentano «attività di disinformazione», ha commentato Enrico Borghi. «L’auspicato cambio di linea editoriale è una grave e inaccettabile ingerenza negli affari interni dell’Italia. Un attacco diretto al pluralismo e alla libertà di stampa, valori costituzionali che a Mosca sono notoriamente sconosciuti», ha sottolineato Bonelli.

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