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Chi sono i Pasdaran, i pretoriani nati con Khomeini: l’Iran è nelle loro mani

(afp)

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Inizialmente dovevano “proteggere la rivoluzione” poi hanno guadagnato un potere enorme, nelle forze armate come in economia
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C’è una parola che ricorre nella vita quotidiana di ogni iraniano, che debba procurarsi una scheda telefonica o aprire un conto in banca, prepararsi alla guerra o pagare la benzina, usare Internet, comprare il riso, affidarsi a un’impresa di costruzioni: “Sepah”. Sta per Sepah-e Pasdaran-e Enqelab-e Eslami, il Corpo delle guardie della rivoluzione islamica, nato come gruppo di giovani ferventi islamisti e diventato la più potente istituzione politica, militare ed economica dell’Iran. Nel 1979, rientrato a Teheran dopo un lungo esilio in Francia, l’ayatollah Khomeini non si fidava dell’esercito che pure si era ribellato allo Scià aprendogli la strada del potere, e decise di creare una milizia ben indottrinata e fedele, con un compito: “Proteggere la Rivoluzione islamica ed esportala” a tutela degli oppressi e contro l’ “imperialismo americano”.

Gli otto anni di guerra con l’Iraq, dal 1980 al 1988, contribuirono a consolidare il mito dei Pasdaran, giovani combattenti disposti a morire c…

C’è una parola che ricorre nella vita quotidiana di ogni iraniano, che debba procurarsi una scheda telefonica o aprire un conto in banca, prepararsi alla guerra o pagare la benzina, usare Internet, comprare il riso, affidarsi a un’impresa di costruzioni: “Sepah”. Sta per Sepah-e Pasdaran-e Enqelab-e Eslami, il Corpo delle guardie della rivoluzione islamica, nato come gruppo di giovani ferventi islamisti e diventato la più potente istituzione politica, militare ed economica dell’Iran. Nel 1979, rientrato a Teheran dopo un lungo esilio in Francia, l’ayatollah Khomeini non si fidava dell’esercito che pure si era ribellato allo Scià aprendogli la strada del potere, e decise di creare una milizia ben indottrinata e fedele, con un compito: “Proteggere la Rivoluzione islamica ed esportala” a tutela degli oppressi e contro l’ “imperialismo americano”.

Gli otto anni di guerra con l’Iraq, dal 1980 al 1988, contribuirono a consolidare il mito dei Pasdaran, giovani combattenti disposti a morire contro le divisioni di Saddam Hussein, meglio armate e sostenute da molti paesi occidentali, pur di “proteggere la rivoluzione”. I comunisti, i liberali, che si erano ribellati allo Scià insieme agli islamisti, ne rimasero schiacciati. Per gli iraniani obbligati a servire, entrare nei Sepah significava avere un salario migliore e una posizione sociale più prestigiosa di quella garantita dall’esercito regolare. A fine guerra, i Pasdaran erano più potenti dell’esercito, nonostante contassero su numeri inferiori.

Si stima che oggi abbiano circa 180mila effettivi, controllano le milizie basij – migliaia di uomini addestrati per il controllo sociale e delle piazze – hanno una propria intelligence, la marina, l’aviazione, forze di terra, sono responsabili del programma missilistico e della protezione di quello nucleare. Al loro interno c’è la forza Quds, un corpo d’élite che si occupa delle operazioni all’estero e che sotto il comando del generale Soleimani – ucciso dagli americani nel 2020 – ha costruito in tre decenni una influente rete di milizie e proxies in tutta la regione, dagli Hezbollah agli Houthi.

Quando nel 1989 Khomeini morì, Ali Khamenei riuscì a mettere fuori gioco tutti i suoi avversari e divenne Guida Suprema, che nel sistema teocratico iraniano significa avere il comando di tutti i nodi cruciali del potere: la tv di stato, la magistratura, le forze armate. Khamenei non godeva di ampio sostegno nel clero e per rafforzare la sua posizione investì sui Sepah, creando con loro una burocrazia statale fedele. Alla fine degli anni Ottanta, con l’allora presidente riformista Rafsanjani, i Pasdaran cominciarono a guadagnare un ruolo anche nell’economia fino a diventare una potente oligarchia, molto ideologizzata, che controlla il mercato del petrolio, le banche, le telecomunicazioni, le criptomonete, e ha influenza crescente anche sul Parlamento eletto. Solo per fare due esempi: lo speaker, Mohammad Ghalibaf, e il capo del consiglio supremo di sicurezza, Ali Larijani, vengono entrambi dalle fila dei Pasdaran.

L’analista Ali Alfoneh ricorre a un paradosso: oggi anche Khamenei, dice, «è prigioniero dei suoi stessi pretoriani». Finora gli sono rimasti fedeli, ma qualsiasi cambiamento politico in Iran non potrà che fare i conti con i Sepah.

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