Phil Noble e la foto storica: “Così ho catturato il volto di Andrea smarrito dopo l’arresto”
dal nostro corrispondente Antonello GuerreraLONDRA - Anatomia di uno scatto, anzi, di un capolavoro che resterà nella storia. “Gli dei della fotografia l’altra sera erano con me”, dice Phil Noble della Reuters, che giovedì sera ha immortalato un momento straordinario: quello dell’ex principe Andrea appena rilasciato dalla stazione di polizia di Aylsham, nell’inglese Norfolk, dove il fratello di re Carlo è stato trattenuto per 11 ore dopo l'arresto per le accuse di aver passato documenti governativi a Jeffrey Epstein.
Il colpo di fortuna nel freddo
Noble è l’unico fotografo e giornalista che è riuscito a districarsi tra le tenebre, il freddo e la fila di vetture per catturare il volto di Andrea: occhi spiritati di cui uno arrossato dal flash neanche fosse Schwarzenegger nel film “Terminator”, le mani quasi in preghiera, il gilet e la tenuta da campagna. È stato l’unico a farcela perché era una impresa estremamente complicata: l’ex principe sedeva nella seconda delle due Range Rover che sono andate a riprenderlo per portarlo a c…
LONDRA - Anatomia di uno scatto, anzi, di un capolavoro che resterà nella storia. “Gli dei della fotografia l’altra sera erano con me”, dice Phil Noble della Reuters, che giovedì sera ha immortalato un momento straordinario: quello dell’ex principe Andrea appena rilasciato dalla stazione di polizia di Aylsham, nell’inglese Norfolk, dove il fratello di re Carlo è stato trattenuto per 11 ore dopo l'arresto per le accuse di aver passato documenti governativi a Jeffrey Epstein.
Il colpo di fortuna nel freddo
Noble è l’unico fotografo e giornalista che è riuscito a districarsi tra le tenebre, il freddo e la fila di vetture per catturare il volto di Andrea: occhi spiritati di cui uno arrossato dal flash neanche fosse Schwarzenegger nel film “Terminator”, le mani quasi in preghiera, il gilet e la tenuta da campagna. È stato l’unico a farcela perché era una impresa estremamente complicata: l’ex principe sedeva nella seconda delle due Range Rover che sono andate a riprenderlo per portarlo a casa. Era questione di un attimo, o anche meno. Non a caso, delle sue istantanee che Noble è riuscito a scattare con il suo obiettivo, una era fuori fuoco, in altri due si vedono solo poliziotti, in altre due niente e infine… eccola, la foto che ha fatto il giro del mondo, finendo sulle prime pagine di tutti i giornali.
"Non potevo credere di aver fatto il colpo”
“È stato tutto surreale”, nota lo stesso Noble, “è uno di quei momenti in cui hai bisogno di un pizzicotto per svegliarti. Quando ho visto quella foto nello schermo e non riuscivo a credere di essere riuscito a beccare l’ex duca di York. Ho dovuto chiedere a un collega di controllare che fosse davvero lui”. Perché oltre alla bravura serve anche la fortuna. La polizia non aveva rivelato qualche fosse la stazione dove Andrea era in stato di fermo e ce ne sono una ventina appartenenti al corpo di Thames Valley. Noble era stato già all'esterno di altre quattro per tutta la giornata. Tutto inutile. “Verso sera mi dirigo verso la quinta, quella di Aylsham, ma anche in questo caso sembrava tutto tranquillo”, racconta lui alla stessa Reuters, “tanto che avevo deciso di andare in hotel. Poi, una mia collega mi chiama e mi fa: “Torna subito che sono arrivate due macchine!”. Allora ho fatto inversione a U, sono ritornato e dopo qualche secondo… ecco le automobili del principe lasciare la stazione di polizia”. "Sono gli occhi di Andrea a fare la differenza”, commenta il Guardian, “ti risucchiano nell’abisso della fotografia: Andrew Mountbatten-Windsor è atterrito, sbalordito, immobilizzato in uno sguardo spalancato di sgomento e angoscia. Quegli occhi rossi, come due piccoli portali verso l’inferno, non sono colmi di rabbia o di ferocia: sono smarriti, sopraffatti. Sono gli stessi occhi che si vedono nell’urlo angosciato di Edvard Munch nell'Urlo o nell’"Uomo disperato" di Gustave Courbet”.
"Spesso la fortuna conta più dell’abilità”
“Sono gli stessi occhi”, continua il quotidiano britannico, "che ritornano ossessivamente nella serie di incisioni "Der Krieg" di Otto Dix, dove volti terrorizzati fissano la carta, del tutto incapaci di dare un senso agli orrori a cui hanno assistito sui campi di battaglia fradici della Prima guerra mondiale. Ma qui non c'è perdita dell’innocenza o il trauma della vittima. È colpa e complicità. Qualcosa di molto più vicino alla serie dei papi urlanti di Francis Bacon. O, meglio ancora, l’incubo gotico di Francisco de Goya, "Saturno che divora i suoi figli", una visione annerita e penombrale di un Titano spinto a divorare suo figlio perché la dea Gaia aveva profetizzato che uno dei suoi figli lo avrebbe spodestato. Qui lo sguardo spalancato e smarrito della figura centrale parla di un orrore personale, di un’ammissione che certe cose sono state fatte — e non potranno mai essere disfatte”. “Ovviamente puoi cercare di pianificare tutto”, commenta Noble, "ma in questi casi conta moltissimo il caso. Quando devi scattare foto a macchine in corsa, la fortuna conta più dell'abilità. Quella dell’ex principe Andrea non è la foto più bella che ho scattato. Ma di certo la più importante. Senza alcun dubbio”.