NEW YORK – Donald Trump vuole dal Congresso altri 200 miliardi di dollari per finanziare la guerra in Iran, ma nega di considerare operazioni di terra, che comunque non comunicherebbe in anticipo ai giornalisti: «Del resto il Giappone ci aveva forse avvertito, prima di attaccare Pearl Harbor?». Considerando che ieri al suo fianco c’era la nuova premier di Tokyo Sanae Takaichi, quando il capo della Casa Bianca ha fatto questo riferimento storico, è facile immaginare l’imbarazzo. Quello che preoccupa di più è però l’incertezza sui piani di guerra e gli obiettivi, confermata anche dalla presunta divergenza con il premier israeliano Netanyahu sul bombardamento delle infrastrutture del gas iraniano a South Pars, seguito dalla rappresaglia contro il Qatar.
Di prima mattina, sul suo social, Trump aveva detto che «gli Stati Uniti non sapevano nulla di questo particolare attacco», ma lo aveva usato come avvertimento agli ayatollah affinché smettano di prendere di mira Doha con le rappresa…
NEW YORK – Donald Trump vuole dal Congresso altri 200 miliardi di dollari per finanziare la guerra in Iran, ma nega di considerare operazioni di terra, che comunque non comunicherebbe in anticipo ai giornalisti: «Del resto il Giappone ci aveva forse avvertito, prima di attaccare Pearl Harbor?». Considerando che ieri al suo fianco c’era la nuova premier di Tokyo Sanae Takaichi, quando il capo della Casa Bianca ha fatto questo riferimento storico, è facile immaginare l’imbarazzo. Quello che preoccupa di più è però l’incertezza sui piani di guerra e gli obiettivi, confermata anche dalla presunta divergenza con il premier israeliano Netanyahu sul bombardamento delle infrastrutture del gas iraniano a South Pars, seguito dalla rappresaglia contro il Qatar.
Di prima mattina, sul suo social, Trump aveva detto che «gli Stati Uniti non sapevano nulla di questo particolare attacco», ma lo aveva usato come avvertimento agli ayatollah affinché smettano di prendere di mira Doha con le rappresaglie, altrimenti «faremo esplodere massicciamente l’intero campo di gas». Ricevendo Takaichi nello Studio Ovale, il presidente ha corretto il tiro, dicendo che «le operazioni sono coordinate, ma alcune non mi piacciono. Ho detto a Netanyahu di non farlo più». Secondo il Wall Street Journal e il sito Axios la verità è che il capo della Casa Bianca sapeva dell’attacco e lo aveva autorizzato, perché gli serviva come monito all’Iran affinché smetta il blocco di Hormuz. In soccorso di Trump è però arrivato ieri sera lo stesso Netanyahu: «A South Pars abbiamo agito da soli», ha garantito.
L’esito desiderato non è stato raggiunto e questo alimenta le voci su un potenziale intervento a terra. Secondo la Reuters il Pentagono considera l’invio di migliaia di soldati, che potrebbero servire ad occupare il terminale petrolifero sull’isola di Kharg, presidiare la costa davanti a Hormuz per riaprire lo stretto, o magari lanciare raid per sequestrare gli oltre 400 chili di uranio arricchito ancora nelle mani della Repubblica islamica. Netanyahu ieri ha detto che «non si può fare la rivoluzione dall’aria, ci deve essere una componente di terra». Il cambio di regime, su cui Trump è ora meno esplicito. Naviga verso la regione un gruppo navale con 5.000 soldati, di cui metà marines, ma il presidente ieri ha smentito, fino ad un certo punto: «Non ho intenzione di schierare soldati sul terreno. E comunque se lo facessi, non ve lo direi». Appunto come i giapponesi prima di Pearl Harbor.
Di sicuro c’è che la fine della guerra non sembra dietro l’angolo, almeno a giudicare dalla richiesta di 200 miliardi di dollari per continuare a finanziarla. Anche perché il capo della Casa Bianca pare intenzionato ad andare avanti solo con l’aiuto di Israele, nonostante sei paesi alleati fra cui l’Italia abbiano dichiarato di essere pronti a facilitare la riapertura di Hormuz: «Stanno diventando più disponibili perché hanno visto la mia reazione, ma ormai è troppo tardi. Il loro aiuto non ci serve, e comunque avrebbero dovuto darlo prima della guerra, non dopo». Il capo del Pentagono Hegseth aveva già accusato gli alleati europei di «essere ingrati», perché invece «dovrebbero ringraziare il presidente per quanto sta facendo».
La situazione economica peggiora, col prezzo del petrolio salito intorno ai 120 dollari al barile. Perciò il segretario al Tesoro Bessent vuole togliere le sanzioni sul greggio iraniano già in navigazione, per alleggerire la crisi. Secondo Trump la situazione non è grave: «Pensavo peggio, e comunque l’aumento del prezzo finirà presto». Questo è il suo fronte interno, in vista delle elezioni midterm di novembre, forse il solo in grado di frenarlo.