NEW YORK – Prima i dazi, poi l’immigrazione e ora la giustizia, che poi significa soprattutto la gestione dell’imbarazzante caso Epstein, solo momentaneamente oscurato dalla guerra in Iran (che comunque non procede come previsto con una rapida vittoria sul modello del Venezuela). Davanti all’improvvisata cacciata di Pam Bondi, viene naturale chiedersi se si tratti di un episodio isolabile dal resto, oppure se siamo davanti all’ennesimo segnale di uno smottamento dell’intera amministrazione, che minaccia di culminare con una pesante sconfitta alle elezioni di midterm di novembre.
I dolori del presidente Trump erano iniziati già con la lite scoppiata in pubblico fra lui e l’ex delfino Musk, messa sotto al tappeto con la scusa della singolarità caratteriale di Elon. Poi era esploso il “Signal gate”, che aveva messo in discussione il capo del Pentagono Hegseth ed era costato il posto al consigliere per la sicurezza nazionale Waltz. Ora però è iniziata una serie di guai in sequenza. Il pri…
NEW YORK – Prima i dazi, poi l’immigrazione e ora la giustizia, che poi significa soprattutto la gestione dell’imbarazzante caso Epstein, solo momentaneamente oscurato dalla guerra in Iran (che comunque non procede come previsto con una rapida vittoria sul modello del Venezuela). Davanti all’improvvisata cacciata di Pam Bondi, viene naturale chiedersi se si tratti di un episodio isolabile dal resto, oppure se siamo davanti all’ennesimo segnale di uno smottamento dell’intera amministrazione, che minaccia di culminare con una pesante sconfitta alle elezioni di midterm di novembre.
I dolori del presidente Trump erano iniziati già con la lite scoppiata in pubblico fra lui e l’ex delfino Musk, messa sotto al tappeto con la scusa della singolarità caratteriale di Elon. Poi era esploso il “Signal gate”, che aveva messo in discussione il capo del Pentagono Hegseth ed era costato il posto al consigliere per la sicurezza nazionale Waltz. Ora però è iniziata una serie di guai in sequenza. Il primo è arrivato con la sentenza della Corte Suprema, che ha giudicato illegali i dazi imposti proprio un anno fa. L’amministrazione sta cercando di rimpiazzarli, ma intanto dovrebbe restituire i miliardi raccolti e comunque non ci ha fatto una figura di grande competenza.
Sulla scia dei morti di Minneapolis, costati la carriera a Greg Bovino, la segretaria alla Homeland Security Kristi Noem è stata licenziata. Anche volendo soprassedere sulle sventure personali del marito coinvolto in uno scandalo a sfondo sessuale e la sua presunta relazione con il consigliere Lewandowski, l’intero impianto delle deportazioni di massa, elemento chiave della rielezione di Trump, è finito nel mirino. Adesso salta Bondi, perché ha gestito male il caso Epstein, ma forse anche perché non ha dato soddisfazione al presidente che chiedeva di incriminare i suoi rivali politici. E ieri si è aggiunto ieri il pensionamento del capo dell’esercito Randy George da parte del discusso Hegseth.
Trump è diventato famoso per un reality in cui licenziava persone, e queste crisi potrebbero offrirgli l’occasione per rifondare l’amministrazione. Stanno avvenendo troppo presto, però, e l’ex consigliere di Clinton James Carville prevede che Donald «perderà rovinosamente le midterm e sarà costretto a dimettersi all’inizio del 2027». Sogni da malato di “Trump derangement syndrome”, (termine coniato dal presidente per etichettare i suoi detrattori) o deduzioni logiche per una presidenza che precipita nei sondaggi?