✕

“Orbán controlla tutto così ha creato uno Stato-mafia”

(reuters)

Ascolta l'audio

Bálint Magyar, ex ministro dell’Istruzione e sociologo della Ceu di Budapest, coniò già nel 2014 il termine “Stato-mafia” per descrivere l’autocrazia instaurata dal leader magiaro
2 minuti di lettura

BUDAPEST – Bálint Magyar, ex ministro dell’Istruzione e sociologo della Ceu di Budapest, coniò già nel 2014 il termine “Stato-mafia” per descrivere l’autocrazia instaurata da Viktor Orbán. Un termine che è stato adottato ora da Péter Magyar (con cui non ha alcun grado di parentela)nella sua campagna elettorale, molto incentrata sulla promessa di smontarne anzitutto l’endemica corruzione. In quest’intervista con Repubblica, il cofondatore dell’Alleanza dei liberali spiega cosa intende per “Stato-mafia” e perché il caso Orbán è del tutto unico, nel panorama delle autocrazie attuali.

Cos’è lo “Stato-mafia’?

“Lo ‘Stato-Mafia’ si crea quando un gruppo politico cattura le istituzioni statali e costruisce una rete padronale a piramide che controlla tutto. Nel suo primo governo, tra il 1998 e il 2022, Viktor Orbán non aveva ancora i due terzi della maggioranza in Parlamento, la maggioranza costituzionale. Avviò un tentativo di autocrazia, ma fu ancora molto embrionale perché il suo potere er…

BUDAPEST – Bálint Magyar, ex ministro dell’Istruzione e sociologo della Ceu di Budapest, coniò già nel 2014 il termine “Stato-mafia” per descrivere l’autocrazia instaurata da Viktor Orbán. Un termine che è stato adottato ora da Péter Magyar (con cui non ha alcun grado di parentela)nella sua campagna elettorale, molto incentrata sulla promessa di smontarne anzitutto l’endemica corruzione. In quest’intervista con Repubblica, il cofondatore dell’Alleanza dei liberali spiega cosa intende per “Stato-mafia” e perché il caso Orbán è del tutto unico, nel panorama delle autocrazie attuali.

Cos’è lo “Stato-mafia’?

“Lo ‘Stato-Mafia’ si crea quando un gruppo politico cattura le istituzioni statali e costruisce una rete padronale a piramide che controlla tutto. Nel suo primo governo, tra il 1998 e il 2022, Viktor Orbán non aveva ancora i due terzi della maggioranza in Parlamento, la maggioranza costituzionale. Avviò un tentativo di autocrazia, ma fu ancora molto embrionale perché il suo potere era limitato. Dal 2010 in poi cominciò a dispiegare in pieno il suo potere autocratico e padronale dopo aver conquistato la maggioranza costituzionale del Parlamento. Ma c’è una grande differenza con la Polonia”.

Dove il partito di Kaczynsnki andò al potere nel 2015 e istituì anch’esso un’autocrazia annullando l’autonomia dei giudici e limitando la libertà di stampa grazie a un controllo ferreo del Parlamento e una serie di riforme che hanno smontato lo stato di diritto.

“Esatto. Però quella polacca era un’autocrazia conservatrice. Gli obiettivi essenziali erano la concentrazione del potere e l’indottrinamento ideologico. Kaczynski era un autocrate ma non un criminale. Le autocrazie padronali come la Russia o la Bielorussia o l’Ungheria, invece, non sono ideologiche. Il loro scopo è l’accumulazione del potere e l’arricchimento personale, l’arricchimento del proprio clan. Non è un regime spinto dall’ideologia ma che applica l’ideologia in modo funzionale. Ed è piramidale, non multipiramidale come quello polacco”.

Che differenza c’è?

“Nelle strutture multipiramidali come in Polonia i governi locali non sono subordinati tutti a un solo partito, non sono soggiogati come in Russia o in Ungheria a un unico partito che ha un controllo illimitato e arriva ovunque, in modo capillare. E in Polonia per conquistare il potere devi appartenere al partito, fare carriera dentro al partito. In Ungheria è diverso, l’elite regnante ha la struttura di un clan. Devi appartenere a quella cerchia di persone, e se entri o esci ciò ha un prezzo”.

Come l’ex amico di Orbán, l’oligarca Simicka che rompendo con lui ha perso quasi tutte le sue ricchezze.

“Esatto, c’è l’adozione e la repulsione, non esiste altro meccanismo nel clan regnante. Come nella mafia, chi comanda è una famiglia ‘adottata’, io la chiamo la ‘corte padronale’. E sa dove può vederla? Allo stadio. Sa che Viktor Orbán ha la passione del calcio, ha costruito stadi ovunque. Ebbene, se lei va a vedere le partite nel suo stadio personale, la ‘Pancho Arena’ di Felcsút, il paese dov’è cresciuto, nella zona vip vedrà riunito il suo clan”.

Nei suoi libri lei scrive anche che l’Ungheria non è un’oligarchia.

“Perché nelle oligarchie sono gli oligarchi a ricattare i politici. Invece in Ungheria il controllo è top-down, si irradia dall’alto e cattura anche gli oligarchi, li crea. E l’Ungheria non è una cleptocrazia, anche questo termine è fuorviante. E’ uno Stato predatorio, in cui i potenti ti rubano tutto attraverso la forza coercitiva dello Stato”.

Cosa vuol dire?

“Le faccio un esempio. Negli anni Duemila c’era un’azienda che faceva cartelloni per le pubblicità in strada, Esma. Un giorno, c’era già Orbán al potere, il proprietario fu convocato al ministero dell’Economia. Gli dissero di vendere la sua azienda a un oligarca vicino a Fidesz, e a un prezzo prestabilito. Il proprietario di Esma si rifiutò. Dal giorno dopo cominciarono ad arrivargli in azienda gli ispettori delle tasse, la procura, una pioggia di controlli. Lui non cedette. Allora il Parlamento approvò una legge che vietava quel tipo di cartelloni nelle strade perché rappresentava un pericolo per gli automobilisti, una distrazione. Dopo due anni Esma finì quasi in bancarotta, e il proprietario vendette all’oligarca indicato da Fidesz. Nel giro di un mese il Parlamento cancellò il divieto. Vede, questa non è corruzione. E’ un atto predatorio. Ed è sistematico. Perciò io parlo di Stato-Mafia”.

Leggi i commenti