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Fauda, ecco “la vendetta”: torna la serie tv israeliana con l’incubo del 7 ottobre

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La quinta stagione affronta i traumi irrisolti del Paese. Ma dopo la guerra a Gaza parlare al resto del mondo sarà quasi impossibile
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GERUSALEMME – Ci sono bandiere colorate lacere: come quelle del festival di musica trance a Reim. Kibbutz dall’aspetto idilliaco sconvolti dalla violenza: come Nir Oz, Be’eri e Kfar Aza. C’è una strada punteggiata di macchine piene di cadaveri: come la statale 232, la strada della morte. E ci sono loro: uomini che combattono, sparano, uccidono come se non ci fosse nessuna altra scelta, come se da questo dipendesse tutto.

Non ci vuole molta fantasia per riconoscere i luoghi e i fatti da cui parte “Fauda 5”, la nuova stagione della serie tv israeliana più popolare nel mondo. Dopo più di tre anni di attesa – “Fauda 4” è uscita a gennaio 2023 - le avventure di Doron e della sua squadra tornano alla tv israeliana il 18 maggio e da giorni, sui social network e sulla stampa locali, l’attesa è palpabile: trailer e filmati dietro le quinte si susseguono l’uno dopo l’altro, per creare l’atmosfera giusta per un lancio che, come sempre, risuonerà ben oltre i confini del Paese. Anche se per v…

GERUSALEMME – Ci sono bandiere colorate lacere: come quelle del festival di musica trance a Reim. Kibbutz dall’aspetto idilliaco sconvolti dalla violenza: come Nir Oz, Be’eri e Kfar Aza. C’è una strada punteggiata di macchine piene di cadaveri: come la statale 232, la strada della morte. E ci sono loro: uomini che combattono, sparano, uccidono come se non ci fosse nessuna altra scelta, come se da questo dipendesse tutto.

Non ci vuole molta fantasia per riconoscere i luoghi e i fatti da cui parte “Fauda 5”, la nuova stagione della serie tv israeliana più popolare nel mondo. Dopo più di tre anni di attesa – “Fauda 4” è uscita a gennaio 2023 - le avventure di Doron e della sua squadra tornano alla tv israeliana il 18 maggio e da giorni, sui social network e sulla stampa locali, l’attesa è palpabile: trailer e filmati dietro le quinte si susseguono l’uno dopo l’altro, per creare l’atmosfera giusta per un lancio che, come sempre, risuonerà ben oltre i confini del Paese. Anche se per vedere “Fauda” nel resto del mondo bisognerà aspettare ancora: fine agosto è la data fissata per il lancio internazionale.

Eppure questa volta, nulla è “come sempre”: «Lior Raz e Avi Issacharoff avevano la sceneggiatura pronta. Poi c’è stato il 7 ottobre 2023 e hanno capito che la realtà aveva superato la loro immaginazione e che dovevano riscrivere tutto», spiega Hannah Brown, critica culturale del Jerusalem Post. Il risultato è una trama che dagli eventi di quel giorno parte per arrivare al titolo della serie: “Vendetta”. «Eli, questa è una vendetta di sangue. E tu lo sai meglio di chiunque altro. Se non lo facciamo ora, ci perseguiterà per il resto dei nostri giorni», dice un uomo anziano (il padre?) a Eli, uno dei membri della squadra, sconvolto. Nei primi fotogrammi del trailer lo abbiamo visto correre nei viali alberati di un kibbutz cercando di raggiungere una casa: la stessa da dove – è facile immaginare - i soldati estraggono dei corpi racchiusi nelle sacche per cadaveri. Poi l’azione, raccontano i trailer, si sposta a Marsiglia: qui il team è sulle tracce di un comandante delle Nukhba, le squadre speciali di Hamas, responsabili dei crimini peggiori del 7 ottobre. Doron è pronto a coprire le spalle a Eli. «Se non sarai con lui, il tuo amico sarà solo», gli dice Gabi, il Capitano Ayub. «Sono qui solo per lui», insiste Steve, un altro membro del gruppo.

Una formula che senza dubbio tocca le corde giuste in un Paese, come questo, che dal trauma del 7 ottobre non si è mai ripreso. Ma che, da quanto si può intuire ora, è destinata a generare polemiche all’estero, dove l’immagine di Israele è profondamente cambiata in questi anni: e lo spazio per la comprensione di azioni come quelle che Doron e i suoi portano avanti in nome del loro Paese è drasticamente diminuito.

“Fauda” che nel mondo – ma su questo moltissimi palestinesi non sono d’accordo – ha costruito la sua fama sulla capacità di rappresentare anche il punto di vista dell’altro, questa volta sembrerebbe sposare un solo di punto di vista, quello israeliano (la cautela è d’obbligo, visto che la produzione mantiene il segreto sulla trama). In linea con le dichiarazioni rilasciate dai suoi autori negli ultimi due anni: «La maggior parte di quelle persone non sa di cosa sta parlando quando esprime solidarietà per Gaza», disse Issacharoff a Repubblica nel 2024. Nelle scene, ci sono manifestazioni pro-Palestina simili a quelle che per anni hanno affollato le piazze europee: ma se ne vede solo il lato più duro. Non ci sono i giovani, né la società civile.

Nella nuova serie manca Idan Amedi (Sagi) che avevamo lasciato agonizzante nella scena finale di “Fauda 4”: nella realtà è stato ferito a Gaza – dove ha servito fra i genieri incaricati di far saltare gli edifici – e ha fatto sapere che vuole dedicarsi alla musica: forse farà un cameo. Rona Lee-Shimon (Nurit) che nell’ultima serie era incinta, non appare mai mentre combatte: che ruolo avrà? Quello del personaggio femminile che si affianca e si oppone a Doron, il caposquadra, è affidato a Mélanie Laurent, attrice francese, che nella finzione televisiva si addestra per combattere al fianco dei palestinesi.

C’è azione, c’è vendetta, c’è amore, c’è dolore: la formula che fino ad oggi ha garantito a “Fauda” il successo mondiale. Ma il mondo non è più quello di inizio 2023: ed è difficile che possa perdonare a Doron e ai suoi uno sguardo che esclude chi, dall’altra parte, ha perso tutto: in nome del diritto all’autodifesa – che Raz e Issacharoff come milioni di israeliani hanno rivendicato in questi anni – o della vendetta, come hanno sostenuto centinaia di migliaia di persone scese in strada nel mondo per chiedere la fine della guerra a Gaza. Ma questo è un problema che va ben oltre la televisione.

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