Lettonia al voto tra le minacce russe: e il Trump di Riga spera e fa discutere sull’Ucraina
di Daniele Castellani PerelliQuattro caccia tedeschi a proteggere i cieli dai droni russi. Scrutatori sostituiti all’ultimo per i loro legami con Mosca. E una campagna che come tema centrale ha avuto la guerra in Ucraina. La Lettonia – Paese baltico della Ue e membro Nato che confina con la Russia – va al voto oggi per le elezioni legislative in un clima di tensione e paura, con i sondaggi che sembrano premiare il premier uscente, il conservatore Andris Kulbergs – 47 anni, ex pilota automobilistico, falco pro-Kiev – con numeri che rischiano però di costringerlo ad alleanze complicate.
Chi governa oggi in Lettonia
L’attuale governo è entrato in carica a fine maggio con il sostegno di quattro formazioni: due di destra, ovvero la Lista Unita del premier e Alleanza Nazionale (in Europa nel gruppo Ecr di Giorgia Meloni), uno di centrodestra, cioè Nuova Unità, e uno agrario, Zzs, che è verde ma conservatore. I due partiti di destra erano fino a maggio all’opposizione, e sono entrati al governo dopo la caduta dell’…
Quattro caccia tedeschi a proteggere i cieli dai droni russi. Scrutatori sostituiti all’ultimo per i loro legami con Mosca. E una campagna che come tema centrale ha avuto la guerra in Ucraina. La Lettonia – Paese baltico della Ue e membro Nato che confina con la Russia – va al voto oggi per le elezioni legislative in un clima di tensione e paura, con i sondaggi che sembrano premiare il premier uscente, il conservatore Andris Kulbergs – 47 anni, ex pilota automobilistico, falco pro-Kiev – con numeri che rischiano però di costringerlo ad alleanze complicate.
Chi governa oggi in Lettonia
L’attuale governo è entrato in carica a fine maggio con il sostegno di quattro formazioni: due di destra, ovvero la Lista Unita del premier e Alleanza Nazionale (in Europa nel gruppo Ecr di Giorgia Meloni), uno di centrodestra, cioè Nuova Unità, e uno agrario, Zzs, che è verde ma conservatore. I due partiti di destra erano fino a maggio all’opposizione, e sono entrati al governo dopo la caduta dell’esecutivo della liberalconservatrice Evika Silina, entrato in crisi a causa dell’incapacità di proteggere il Paese dallo sconfinamento dei droni ucraini, probabilmente deviati dalla loro rotta da interferenze russe (il tema continua ad essere caldo, in estate un altro drone è stato abbattuto da un caccia italiano, così come è successo a settembre nella vicina Lituania, mentre l’Estonia ha accusato la Russia di essere dietro l’incendio in una fabbrica di armi).
Cosa dicono i sondaggi
Nei sondaggi il partito del premier è primo con il 14,4%, davanti ai populisti di Potere sovrano (9,4%), che rappresenta la minoranza russa e che per le sue posizioni filo-Cremlino non può entrare in nessuna coalizione. Al terzo posto si posiziona, con il 9,2%, quella che potrebbe essere la sorpresa del voto: “Prima la Lettonia” del miliardario trumpiano Ainars Slesers, che fino a inizio gennaio era addirittura in testa (a Strasburgo è nei Patrioti, il gruppo di Salvini, Wilders e Bardella). A seguire i Progressisti (nel gruppo dei Verdi) con il 6,2%, e poi una dietro l’altra le tre rimanenti formazioni di governo: Alleanza Nazionale, gli agrari di Zzs e Nuova Unità.
Tutti i partiti viaggiano dunque su percentuali perlopiù basse, sebbene in termini di seggi poi dovrebbero guadagnarne più del dovuto grazie allo sbarramento del 5% che terrà fuori parecchie formazioni. Gli analisti comunque non si sbilanciano, anche perché un terzo degli elettori si dichiara indeciso, e tanti russofoni – rappresentano ad esempio un terzo della popolazione di Riga – potrebbero stavolta non astenersi e magari premiare i partiti più vicini alla loro comunità, come Potere sovrano o Prima la Lettonia, in un Paese in cui si sentono sempre più discriminati: dal 2018 non si studia più il russo nelle scuole, e da poche settimane è stata addirittura vietata l’importazione di beni di consumo russi, compresi libri e giornali, proprio per paura che la propaganda del Cremlino possa destabilizzare l’opinione pubblica.
Il Trump lettone
In un quadro elettorale dunque complesso, proprio il Trump di Riga potrebbe essere la novità dello scenario post-voto. Il leader di Prima la Lettonia, Ainars Slesers, nato nel 1970, è un vulcanico oligarca che ha fatto fortuna, proprio come il suo idolo Donald Trump, nel settore immobiliare, oltre che della logistica. E come il tycoon americano ha uno dei suoi figli – Ricards – interessato alla politica: è parlamentare del suo stesso partito. Già in affari con i russi, ha lanciato un progetto da 3 miliardi di euro per il lungomare di Riga insieme alla società emiratina Emaar Properties, e la sua Riga Port Group è la più importante compagnia portuale del Paese (vuole far diventare la capitale “la Dubai del Nord”).
Ma è anche nel business dei fertilizzanti, dei container e dei servizi ferroviari baltici, oltre che negli alberghi e nei centri commerciali. Parallelamente, però, ha anche portato avanti una lunga carriera politica: è stato ministro dell’Economia e vicepremier a cavallo del secolo, poi ministro dei Trasporti e vicesindaco di Riga, e ha fondato negli anni diversi partiti, l’ultimo dei quali nel 2021. Ed è proprio l’economia, così come succede alla Casa Bianca, a dettargli la linea: per questo motivo è a favore di rapporti pragmatici con la Cina, l’India e la Russia.
Il dibattito sui rapporti con la Russia
Sul tema delle relazioni con Mosca si distingue dagli altri partiti mainstream. Nel 2024 ha sostenuto il piano di Trump, dicendo che “una cattiva pace è meglio di una buona guerra”. Oggi, pur stando dalla parte dell’Ucraina e incolpando la Russia per la guerra, ricorda che tanti Paesi hanno perso territori alla fine di un conflitto, anche la stessa Lettonia. E chiede compensazioni alla Ue per la Lettonia per i danni economici delle sanzioni alla Russia. Una proposta che ha spinto il premier pro-Kiev a fare anch’egli la voce grossa, in campagna elettorale, con Bruxelles: “Ci servono 7 miliardi di euro – ha detto – per sostenere i costi economici e militari del confronto con la Russia”.
Il primo ministro Kulbergs, se i sondaggi verranno confermati, governerà con Alleanza Nazionale e poi dovrà trovare almeno un terzo alleato. I Progressisti sono sulla sua stessa linea su Kiev, ma sono troppo di sinistra sugli altri temi. Se entrasse al governo il Trump di Riga – che è anche No-Vax e anti-Lgbtq e particolarmente attivo sui social con i suoi video generati con l’IA– sposterebbe la linea della Lettonia? Dipende da quanti voti prendere. Non molto, comunque, se Kulbergs rimarrà a capo del governo: "La guerra in Ucraina ha diviso la nostra società. Molte persone non condividono la stessa visione – ha dichiarato il primo ministro alla Reuters – Una parte piuttosto ampia non percepisce la Russia come una minaccia. Ma si sbaglia".