Bertolt

L’uomo più pericoloso della Germania?

Ulrich Siegmund
Ulrich Siegmund 
4 minuti di lettura

Dovete perdonarmi: riprendo questa newsletter dopo una pausa di due settimane in cui sono stata spesso in viaggio a esplorare e a raccontare un piccolo land della Germania dove vive appena il tre per cento della popolazione tedesca ma che domenica scorsa è finito sulle prime pagine di tutti i giornali del mondo: la Sassonia-Anhalt. Perché per la prima volta dalla fine del Terzo Reich un partito di estrema destra, l’Afd, può aspirare a governare una regione. Il mio giornale ha dedicato a un voto cruciale per i destini del Paese un titolo di prima pagina magnifico. “Il buio sopra la Germania”. E la sera di lunedì, invitata dal Deutschlandfunk Kultur a parlare delle elezioni “dal punto di vista italiano”, il redattore mi ha chiesto se i miei racconti della vigilia fossero stati cupi come quel titolo. Giudicate voi.

Ulrich Siegmund
Ulrich Siegmund 
Dieci giorni prima ero stata a Roeblingen, un villaggio a ovest di Halle, dove l’Afd aveva organizzato una “Festa per le famiglie”. E lì ho toccato con mano l’idolatria che circonda lo spitzenkandidat dell’Afd, Ulrich Siegmund. Mi sono messa in fila per misurare il tempo che ci voleva per farsi un selfie con lui: un’ora e mezza. Per me che seguo l’Afd dalla sua fondazione, nel 2013, un’esperienza nuova. Mai vista una passione così intensa per un capo dell’ultradestra. Tanto che in quei giorni in Germania impazzava una discussione su una copertina dello Spiegel che lo aveva definito “l’uomo più pericoloso della Germania”. E quiho provato a dare una risposta a quella copertina. Mentre qui trovate un ritratto di Siegmund.

La vigilia

Da Roeblingen mi sono spostata a Halle: ero stata invitata a una cena degli imprenditori locali dove ho avuto l’occasione di parlare con il governatore uscente, Sven Schulze, che mi ha giurato che la Cdu “mai” si sarebbe alleata con l’Afd - data in tutti i sondaggi oltre il 40% - ma mi ha anche spiegato senza giri di parole che i disastri del governo Merz avevano avuto un effetto negativo sulla sua campagna elettorale. La Cdu era stimata al 22%. L’ho intervistato qui. Il giorno dopo mi sono fatta invece una chiacchierata con il vicegovernatore e spitzenkandidat della Spd, Armin Willingmann, che mi ha svelato come la sola prospettiva di una vittoria dell’Afd stesse già avendo effetti devastanti sulla regione.

Tormenti e tradimenti

Qualche giorno dopo, mi ero già spostata a Magdeburgo, ho raccolto una notizia incredibile che ha ulteriormente incupito il quadro. La Cdu si stava spaccando: una parte del partito, capitanata dal vicecapogruppo Sepp Mueller, minacciava la fronda se Schulze si fosse alleato, dopo le elezioni, con la Linke. È vero: da statuto la Cdu si è autoimposta un cordone sanitario sia a destra sia a sinistra. Ma nella testa di Schulze era ovvio che per continuare a governare avrebbe dovuto tentare una coalizione con tutti, Spd, Verdi e anche la Linke, se l’Afd avesse ottenuto il risultato pronosticato dai sondaggi.

In quei convulsi giorni della vigilia è emerso anche con grande chiarezza che se l’Afd non avesse raggiunto la maggioranza assoluta dei seggi, la rossobruna Sahra Wagenknecht lo avrebbe soccorso, gli avrebbe garantito il sostegno necessario per andare al governo. E quiho raccontato perché per l’ex leader della sinistra tedesca quel voto stesse rappresentando l’ultima scialuppa per salvarsi dall’ennesimo naufragio politico.

Il regno della paura

A Wagenknecht, nel suo infinito cinismo, ovviamente non interessa che in Sassonia-Anhalt, l’Afd sia stata dichiarata dal 2023 “di estrema destra”, cioè un pericolo per la democrazia. Tanto che quando il partito ha pubblicato il suo programma “di governo”, l’intera Germania è rimasta scioccata. È un piano xenofobo ed eversivo. E la mia prima tappa per raccontarvi quanto sia pericoloso mi ha portato a Bernburg, uno dei sei ospedali-lager dove i nazisti ammazzarono migliaia di disabili, omosessuali e chiunque ritenessero “indegno” di vivere. Da programma dell’Afd, è uno dei luoghi che potrebbe essere colpito dalla mannaia che il partito ha minacciato su tutte le ong e i programmi che promuovono la democrazia. Obiettivo: minimizzare il nazismo, cancellare la memoria.

Ma siccome l’istruzione e la cultura sono di competenza esclusiva delle regioni, mi sono spostata in una scuola di Magdeburgo e ho parlato con insegnanti e genitori preoccupatissimi. Perché un’altra micidiale promessa dell’Afd è quella di una nuova apartheid: disabili e migranti dovranno essere spostati in classi separate. L’inclusione, per l’estrema destra, è una bestemmia. Così come l’impegno politico, cui l’ultradestra vuole mettere un bavaglio nel nome di una propagandata “neutralità”.

La guerra al ‘deep state’

Ma nella sua paranoica guerra contro un presunto “deep state”, mutuata dai Maga americani, l’Afd ha anche idee molto precise su come mettersi sotto i tacchi la giustizia e occupare manu militari ogni angolo dell’apparato pubblico. Non solo: siccome l’Afd ha annunciato che vuole istituire una “guardia civile” che affianchi la polizia, ho intervistato un giovanissimo influencer, Hannes Keschel che una volta votava Afd e ora gira invece per la sua Sassonia-Anhalt a intervistare gli elettori e spesso viene insultato, minacciato e spintonato. E lui mi ha detto senza giri di parole che tanti neonazisti sono già pronti ad arruolarsi in quella milizia per rendere la vita un inferno a chi non la pensa come loro.

Il D-Day

Alla vigilia del voto sono andata a una manifestazione organizzata accanto al duomo di Magdeburgo dove ho incrociato famiglie, attivisti, rappresentanti dei sindacati mobilitati contro l’ultradestra. Ma quel giorno ho cercato anche di capire i motivi per cui tanti tedeschi in una delle regioni più povere della Germania fossero tentati dall’ultradestra, quali ferite avesse lasciato la caduta del Muro di Berlino.

Il giorno dopo, un sei settembre che passerà alla storia, un milione e settecentomila cittadini della Sassonia-Anhalt sono andati a votare e hanno regalato una valanga di voti all’Afd. Quella sera ho scelto di andare al Maritim, dove c’era la ‘festa’ elettorale della Cdu. Poco dopo le sei, quando sono arrivati i primi exit poll, la serata si è trasformata in un funerale. L’ultradestra ha incassato più del previsto, oltre il 44% dei voti, la Cdu è crollata al 17% e la Germania ha tristemente voltato pagina.

Qui ho scritto un’analisi di chi ha votato soprattutto per l’Afd. E qui ho raccolto un mini campionario degli inquietanti personaggi che popoleranno d’ora in poi il parlamentino regionale.

Merz in bilico

È chiaro che la debacle della Cdu ha terremotato Berlino. Lunedì il cancelliere Friedrich Merz si è presentato davanti alle telecamere dopo una drammatica riunione della Cdu con un broncio più lungo del solito. Ma, come vi racconto qui, la resa dei conti del partito con lui è solo rimandata. Per motivi tattici. Ma intanto, in questa video-analisi ho tentato di raccontarvi perché la promessa di Merz di dimezzare l’Afd si è arenata. Mentre da questa mia intervista con la vicecapogruppo dell’Afd, Beatrix von Storch, si capisce chiaramente che tutti i timori riguardo all’Afd sono assolutamente fondati.

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