Chi può battere Marine Le Pen? È la domanda che attraversa tutti gli schieramenti politici francesi e da cui dipenderà una parte del destino dell’Europa. A nove mesi dal voto, la risposta non c’è. E i sondaggi sembrano suggerire che nessuno degli avversari più accreditati in questo momento sia in grado di fermare la leader del Rassemblement National.
Dopo essersi rilanciata nella corsa per l’Eliseo in seguito al ricorso presentato in Cassazione, Le Pen vincerebbe al secondo turno contro qualsiasi candidato sottoposto agli intervistati. Secondo l’ultima indagine Ifop, batterebbe sia Édouard Philippe sia Gabriel Attal e Jean-Luc Mélenchon, con un margine che va dal 54 al 70 per cento. Per Frédéric Dabi, direttore generale dell’Ifop, si tratta di una svolta «storica» nell’elettorato francese. «È la prima volta che il Rassemblement National prevale anche tra i pensionati al secondo turno, che fino a oggi avevano rappresentato uno degli argini più solidi contro l’estrema destra».
Brice Teinturier, direttore di un altro grande istituto di sondaggi, Ipsos Bva, invita alla prudenza e rifiuta per ora di fare proiezioni sul ballottaggio. «Ritengo che non sarebbe responsabile. Sono dati troppo fragili», spiega. «Non conosciamo ancora tutta l’offerta elettorale e in queste presidenziali sia il primo sia il secondo turno sono aperti come mai prima d’ora. Questa volta siamo nell’ignoto».
Tutto dipenderà dalle altre candidature e sembra aprirsi uno spiraglio per la sinistra moderata. Mélenchon, pur avendo perso popolarità tra gli elettori progressisti, conserva un’organizzazione, una base consolidata e un livello di intenzioni di voto che nessun concorrente socialista riesce per ora ad avvicinare.
È ancora lui il candidato di sinistra più vicino alla qualificazione, ma è anche quello che, secondo le rilevazioni, verrebbe sconfitto con il margine più ampio da Le Pen. «Se il blocco centrale si presenterà diviso, se Mélenchon non riuscirà a crescere e resterà intorno al 15 per cento, allora il candidato socialdemocratico potrebbe qualificarsi per il secondo turno», sottolinea Teinturier.
L’intellettuale ed eurodeputato Raphaël Glucksmann sembra ormai orientato a partecipare, mentre ne resterà fuori François Hollande, che a sorpresa è, secondo il barometro Elabe di luglio, la personalità politica con la migliore immagine tra gli elettori progressisti. Il 46 per cento esprime un giudizio positivo su di lui, otto punti in più rispetto alla rilevazione precedente. Supera così Glucksmann, fermo al 42 per cento. Hollande potrebbe annunciare all’ultimo la sua candidatura, saltando le primarie del partito in cui è invece candidata l’ex compagna e madre dei suoi figli Ségolène Royal, già in corsa per l’Eliseo nel 2007.
Al centro, i due ex premier Philippe e Attal continuano in parallelo la loro campagna elettorale, senza che sia chiaro se e quando uniranno le forze. Il rischio è una dispersione di voti che potrebbe impedire a entrambi di raggiungere il secondo turno e rendere ancora più difficile la ricostruzione di un fronte repubblicano.
È anche possibile che il candidato più forte non sia ancora emerso. Tra i nomi di outsider si parla spesso del “re dei supermercati” Michel-Édouard Leclerc e del banchiere rock Matthieu Pigasse. «Altamente improbabile», commenta però Teinturier, che considera queste ipotesi soprattutto un diversivo mediatico dell’estate. «Nel sistema francese, che prevede molti vincoli e filtri per potersi candidare, l’irruzione di un outsider all’ultimo momento è molto difficile». Servono le cinquecento firme degli eletti, una macchina organizzativa, finanziamenti e soprattutto una credibilità presidenziale che non può essere improvvisata nel giro di pochi mesi. La domanda resta quindi aperta.