Transatlantico europeo

Se i “frugali” cercano la rivincita

Se i “frugali” cercano la rivincita

La Germania e suoi “satelliti” (Olanda in primis) stanno meditando una doppia vendetta

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I “frugali” cercano la rivincita. Dopo la sconfitta subita a partire dal Covid con il Recovery Fund e a dicembre con il prestito all’Ucraina finanziato con altro debito comune, la Germania e suoi “satelliti” (Olanda in primis) stanno meditando una doppia vendetta: sull’energia e sul prossimo Bilancio europeo. In settimana, infatti, forse già in occasione della riunione della Commissione di mercoledì prossimo, che dovrebbe approvare un provvedimento sugli strumenti legislativi sul settore energetico, potrebbe essere approntato il documento che indica il perimetro di intervento per chi (l’Italia) attiverà la clausola di salvaguardia per le spese della difesa estese all’energia. Ma su questo punto il pressing dei “frugali” è intensissimo perché non vogliono che i soldi vengano spesi per le bollette o per la benzina ma solo per misure strutturali finalizzate alla decarbonizzazione. Tema che verrà discusso anche venerdì al Consiglio dei ministri Ue dell’Energia.

A questo si aggiunge la “battaglia delle battaglie”: quella sul Quadro finanziario pluriennale, il bilancio Ue dei prossimi sette anni. La proposta avanzata fino ad ora prevede un “taglio” del 2 per cento rispetto a quello precedente. Considerando che all’interno ci sono oltre 100 miliardi di euro per la restituzione del debito del Next Generation Eu, una “sforbiciata” già consistente, per i paesi del nord non è sufficiente. Il loro obiettivo è risparmiare almeno 400 miliardi di euro sugli attuali 1900 previsti. Una visione draconiana. Ma soprattutto le loro mire si concentrano sulla Pac, i fondi per l’agricoltura, e sui fondi di Coesione. Ossia le risorse essenziali per il nostro Paese e per i partner del su Europa, compresa la Francia. La visione dei “frugali” è opposta a quella degli altri: per tedeschi, olandesi etc i soldi della Pac e della Coesione rappresentano una sorta di peccato “assistenzialista” e non un modo per mettere tutti i 27 in una condizione di parità.
Ma ridurre il budget significa sostanzialmente ridurre la capacità di incidere dell’Unione europea. E allontanare la prospettiva di una Unione politica, una federazione di Stati. L’Unico modo per evitare ulteriori “tagli” è quello di introdurre nuove “risorse proprie”, ossia tasse riconducibili all’Ue. Un argomento molto critico per molti Stati, alcuni dei quali (Francia, Italia e Spagna) sono alla vigilia delle elezioni nazionali. Una delle ipotesi riguarda la tassazione delle criptovalute. Ma si tratta di un percorso complicato. L’altra strada è il rinnovo del debito del Recovery Fund. Ma questa è vista con terrore dai frugali: la perpetuazione del debito comune significa avere debito per sempre. I 27 si sono impegnati ad approvare il nuovo Quadro Finanziario Pluriennale entro il 2026. Un traguardo che al momento sembra molto complicato da raggiungere. I soldi all’Ue si intrecciano in maniera ineliminabile con il dibattito di politica interna. E chi sta al governo non vuole scontrarsi con la propria opinione pubblica, né i “falchi” né le “colombe”.

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