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Alluvione in Emilia-Romagna: un segnale della crisi del clima

L'esondazione del Lamone a Bagnocavallo, in Emilia-Romagna nel 2024 (foto: Massimiliano Donati/Getty Images) 

I ricercatori del Cmcc spiegano cosa è accaduto nel 2023 quando il Centro Italia è stato colpito da un’alluvione devastante. “Con l’innalzamento delle temperature l’aria più calda rimane intrappolata tra gli Appennini e la pianura dando origine ha eventi estremi: rapidi e tragici”

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Cosa abbiamo imparato dalle devastanti alluvioni che nel 2023 e 2024 hanno colpito l’Emilia-Romagna? Gli insegnamenti assimilati in fatto di prevenzione, gestione delle emergenze meteo e ricostruzione resiliente sono tutti ancora da verificare. Dal punto di vista scientifico però, quei due eventi hanno dato nuovi elementi di comprensione delle dinamiche climatiche in alcune specifiche aree del Mediterraneo, dove oggi le alluvioni estreme hanno maggior probabilità di verificarsi rispetto al passato.

L’umidità intrappolata dalle montagne

Quanto successo in Emilia-Romagna infatti, è frutto della combinazione di una particolare conformazione del territorio con condizioni meteo che, se in passato si presentavano due volte in un millennio, ora possono capitare con frequenza molto più alta, a causa dell’innalzamento delle temperature.

I ricercatori del Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (Cmcc), che sull’argomento hanno appena pubblicato uno studio su Scientific Reports, lo hanno chiamato “effetto cul-de-sac”: le montagne intrappolano su un’area circoscritta, e per diversi giorni, aria umida convogliata da un ciclone stazionario, portando così a precipitazioni prolungate e violente.

“Colpa dell’effetto cul-se-sac”

“Nel caso dell’Emilia-Romagna, il cul-de-sac è formato dagli Appennini e dalle Alpi, che in certe condizioni meteo bloccano su quell’area geografica l’umidità in arrivo dall’Adriatico”, spiega Enrico Scoccimarro, direttore della divisione Climate variability and Prediction al Cmcc.

Un cul-de-sac molto vasto, in realtà, visto che le due grandi catene montuose delimitano l’intera Pianura Padana. “È vero”, ammette Scoccimarro. “Ma perfino una tale estensione geografica non è stata sufficiente a far scaricare a terra senza danni tutta l’umidità presente nell’aria in quei giorni. I dati, relativi ai due eventi del 2023 e del 2024, che abbiamo analizzato e pubblicato nell’articolo, dimostrano chiaramente che in quelle ore dall’Adriatico arrivava sull’Emilia-Romagna più umidità di quanta la pioggia ne riuscisse a smaltire”.

Il climatologo evoca anche un ricordo personale: “Sono di Forlì ed ero lì nel maggio del 2023. Non abbiamo assistito a un evento estremo, nel senso di una precipitazione breve e violentissima. Invece per tre giorni consecutivi non ha mai spesso di piovere intensamente, sembrava non dovesse finire mai”.

"Il Mediterraneo si sta scaldando più di altre zone”

Visto che gli Appennini e le Alpi sono lì da milioni di anni, e dunque anche il cul-de-sac rappresentato dall’Emilia-Romagna, cosa è cambiato per rendere più frequenti questi eventi, che una volta si presentavano ogni 500 anni? “L’aggravarsi dei cambiamenti climatici”, risponde Scoccimarro. “Sappiamo che l’area del Mediterraneo si sta scaldano più di altre zone del pianeta. E con l’innalzamento delle temperature, evapora più acqua dal mare. Inoltre, l’aria più calda può ‘accogliere’ una maggiore quantità di vapore acqueo. Infine, sono più frequenti cicloni che stazionano sul Centro Italia per diversi giorni e che, ruotando in senso anti-orario, spingono l’aria carica di umidità da sopra l’Adriatico a dentro il cul-de-sac Emilia-Romagna”.

Un nuovo indicatore per monitorare i cicloni

I ricercatori del Cmcc hanno anche sviluppato un nuovo indicatore, la persistence density dei cicloni (Cdp): “Tiene conto di quanti cicloni si verificano in un anno in una certa zona e di quanto si fermano su quell’area, perché sono queste le informazioni che ci interessano”, spiega Scoccimarro. “Se i cicloni rimangono fermi lì e sono pochi dà fastidio, ma se rimangono lì e sono tanti dà ancora più fastidio… Insomma, se il Cdp sul centro Italia è alto allora c’è una alta probabilità di creare un evento alluvionale come quelli a cui abbiamo assistito nel 2023 e nel 2034”.

Secondo il Cmcc, il nuovo indicatore “potrebbe contribuire allo sviluppo di sistemi di allerta più efficaci. Monitorando la presenza e la persistenza di questi cicloni, gli scienziati potrebbero migliorare le previsioni di eventi di precipitazioni estreme, non solo nel breve termine ma anche su scale stagionali”.

Condizioni simili in Spagna: il ricordo di Valencia

E non solo per l’Emilia-Romagna. Il team guidato da Scoccimarro ha analizzato altre zone costiere del Mediterraneo, verificando che anche altre aree hanno caratteristiche tali da poter subire l’effetto cul-de-sac. “Condizioni simili”, si legge nel paper pubblicato su Scientific Reports, “si potrebbero verificare nelle regioni francesi dell’Occitana e della Provenza, in quelle francesi di Valencia e Catalogna”. Ma anche lungo un tratto delle coste albanesi.

Si spiega così la anche disastrosa alluvione di Valencia di un anno fa? “Il meccanismo atmosferico che ha generato le precipitazioni è diverso”, risponde Scoccimarro. “Ma anche il quel caso le piogge si sono concentrate su una porzione limitata di territorio per un ciclone persistente sulla regione”.