I suoi frutti nutrienti conquistano con la loro dolcezza, il suo tronco è slanciato e le foglie sono pennate e verdi grigie. La pianta dei datteri non regala solo frutti deliziosi e dalle elevate proprietà nutrienti, ma è anche bella e relativamente semplice da coltivare. Chiamata palma da dattero, è riconosciuta come patrimonio culturale e immateriale dell’Umanità dall’UNESCO. Di seguito, approfondiamo come coltivare questo arbusto dal fascino esotico e come prendersene cura con semplici accorgimenti mirati.
Pianta dei datteri: dove collocarla
Parte della famiglia delle Arecaceae, la palma da dattero (Phoenix dactylifera) è contraddistinta da un aspetto imponente, è conosciuta per i suoi frutti unici: i datteri sono dolci, ricchi di zucchero, ovali e carnosi, con un seme legnoso al centro e riuniti a grappolo. Originaria di nord Africa e Medio Oriente, si tratta di una pianta antica, longeva e dioica (ovvero i fiori maschili e femminili sono presenti su piante diverse): oltre ai suoi frutti deliziosi, si caratterizza per le foglie grandi, rigide e pennate e i fiori piccoli bianchi o giallastri. La coltivazione della pianta dei datteri è semplice, purché si adottino alcuni accorgimenti. Per quanto riguarda le condizioni migliori, predilige un clima sub-tropicale, secco e caldo, con poca umidità. Le temperature ideali sono elevate, nonostante resista comunque al freddo. Il periodo migliore per procedere con la coltivazione è la primavera, anche se è possibile intervenire a marzo oppure ottobre.
Il terreno ottimale è profondo, leggero e ben drenato. La pianta tollera anche i suoli salini, ma va protetta dai ristagni idrici, causa del marciume radicale. L’esposizione deve essere soleggiata, tenendo conto che la pianta richiede minimo 6 ore di sole diretto al giorno. In inverno, se coltivata in vaso per proteggerla dal freddo va spostata all’interno in un luogo illuminato lontano dalle fonti di calore.
Coltivazione in vaso e giardino della pianta dei datteri
La palma da dattero è rustica e resistente e non è difficile da coltivare, potendo collocarla sia in giardino che in vaso. Per quanto riguarda la coltivazione in giardino, i semi vanno messi in ammollo in acqua tiepida per poi essere interrati a 2-4 centimetri di profondità, lasciando tra ciascuno una distanza di 5-6 centimetri. A seconda delle temperature, la germinazione può avvenire in alcune settimane fino a 3 mesi. La fioritura richiede molti anni e si verifica solo in presenza di clima caldo. Tramite seme, le piante non sono uguali a quella madre e circa il 50% sarà maschio, quindi non genererà frutti: le piante maschili producono il polline, mentre quelli femminili i datteri. Se non si vuole utilizzare solo a scopo ornamentale, ma anche per produrre i frutti, bisogna optare per gli esemplari femmina da coltivare tramite polloni, ovvero piantine cresciute alla base di una palma adulta femmina.
Il processo consiste nello scavare intorno alle radici e separare i polloni dalla pianta madre, utilizzando un coltello pulito. Questi si trapiantano poi in un terreno drenato e leggero, mantenendo il substrato umido durante la crescita. Con il tempo, il pollone diventa una palma femmina identica a quella madre, che dopo qualche anno produrrà i datteri. La raccolta va eseguita in genere in autunno, quando i frutti sono maturi totalmente, prelevandoli con delicatezza per evitare di danneggiare la pianta.
Per la coltivazione in vaso della palma da dattero, è necessario utilizzare un contenitore grande, tra i 30-40 centimetri di diametro, profondo e dotato di fori di drenaggio sul fondo. La pianta necessita di molta luce, quindi se si coltiva in casa il vaso va posizionato vicino a una finestra luminosa. I semi vanno interrati in un substrato leggero e drenante, a una profondità di 2-4 centimetri, mantenendo un terreno umido, ma non zuppo, almeno fino alla germinazione. Tra un seme e l’altro è consigliabile lasciare una distanza tra i 5-6 centimetri: una volta sviluppate le prime foglie, le piantine devono essere diradate o trapiantate in vasi separati. Ogni 2 anni è opportuno occuparsi del rinvaso, ricorrendo a un recipiente più grande per permettere alle radici di svilupparsi in modo ottimale.
Come prendersi cura della palma da dattero
Per assicurarsi uno sviluppo rigoglioso della palma da dattero è necessario prendersene cura con una serie di accorgimenti e azioni mirate. Per quanto riguarda l'irrigazione, questa deve essere regolare durante la stagione di crescita: da eseguire ogni volta che il terreno è asciutto, circa 3 volte alla settimana, non bisogna mai esagerare evitando che il substrato sia zuppo. Durante il riposo vegetativo le irrigazioni vanno ridotte. La concimazione va eseguita in primavera, estate e autunno una volta alla settimana, ricorrendo a un fertilizzante a base di azoto, fosforo e potassio, mentre in inverno una volta al mese. Per una crescita rigorosa è necessario occuparsi della potatura, dovendo eliminare le foglie malate e secche, che possono essere veicolo per malattie.
Malattie e parassiti che possono colpire la pianta dei datteri
Nella cura della palma da dattero ci si può ritrovare ad affrontare diverse criticità, come ad esempio le malattie fungine. Tra queste, la più comune è il marciume radicale, causato dai ristagni d’acqua e responsabile di foglie che ingialliscono, cadono o diventano molli. In ottica di prevenzione è importante assicurarsi che il substrato sia sempre ben drenato. Un altro problema è l’oidio, meno frequente, che si presenta sotto forma di polvere bianca sulle foglie, dovendo intervenire con fungicidi specifici. In caso di eccesso di umidità, aerazione scarsa o ristagni possono comparire sulle foglie macchie scure.Per quanto riguarda i parassiti, la pianta può essere colpita da afidi, che rendono le foglie appiccicose e arricciate, acari e coleotteri, dovendo intervenire ricorrendo soluzioni naturali, come olio di neem o sapone molle, oppure prodotti mirati. In ambienti secchi può comparire il ragnetto rosso che provoca macchie gialle sulle foglie e ragnatele sottili. Altro problema sono le cocciniglie, che si presentano come grumi piccoli su fusto e foglie, portando all’ingiallimento.