In Finlandia Google abbatte una foresta per costruirci un data center
Spariti 330 ettari di boschi, ma secondo i cittadini la Big Tech non aveva i permessi necessari, tra cui la valutazione di impatto ambientale. “Ora però in quella distesa di fango i lupi si aggirano spaesati e in cerca di cibo”. I lavori sono stati interrotti e sono partite le richieste di risarcimento
Là dove un tempo c’era la foresta ora ci sono solo ruspe e fango. Da quella distesa di morte, nata per lasciar spazio alla tecnologia, sono “fuggiti persino i lupi” raccontano i finlandesi. Dopo che Google ha distrutto il loro habitat, i predatori si avvicinino sempre di più ai villaggi, spaesati e in cerca di cibo, lanciando nuovi allarmi tra i residenti. La storia apparsa sui media finlandesi e sul The Guardian, racconta quello che sta accadendo nei dintorni delle cittadine di Muhos e Otanmäki dove 330 ettari di boschi equivalenti a circa 460 campi da calcio, sono stati abbattuti per lasciar spazio ad uno ai futuri data center più grandi della Finlandia. Si tratta di centinaia di migliaia di alberi spariti per far posto a siti industriali. Il disboscamento ha scatenato un'ondata di proteste in tutto il mondo, alle quali sono poi seguite le scuse da parte degli amministratori della Big Tech. I lavori sono stati bloccati all’inizio di ottobre, perché ritenuti irregolari dall’agenzia del governo finlandese responsabile del rilascio dei permessi e delle licenze.
Lo spostamento dei lupi
Ma le ruspe stanno scatenando anche qualcos'altro: secondo i residenti infatti hanno innescato lo spostamento dei lupiche, senza più bosco e risorse, si stanno spostando per chilometri, avvicinandosi sempre di più alle città e i centri abitati. Inevitabili i rischi per la sicurezza del bestiame e gli animali domestici. Un fenomeno, quello dei predatori sempre più presenti nelle nostre periferie - spesso a causa della frammentazione dei loro territori - a cui anche in Italia assistiamo spesso, ma in Finlandia il nesso fra la distruzione di una foresta di 3,3 chilometri quadrati e la conseguente fuga dei lupi è apparso ancor più lampante: come raccontano i cittadini era qualcosa di impensabile prima dell’arrivo dei grandi data center nel territorio scandinavo. Dalla Spagna all’Italia, dagli Usa alla Scandinavia, l’avanzata delle grandi infrastrutture che permettono a miliardi di dati di viaggiare, a noi di scrollare video sui telefonini e all'intelligenza artificiale di crescere, sta infatti sollevando timori fra le popolazioni. Sono sempre di più le petizioni, le richieste di controlli o di moratorie (in Italia per esempio quella chiamata Stop Data Center) per regolare questi centri ad alto consumo energetico, di suolo e in determinati casi anche idrico.
Il taglio illegale di oltre 250mila alberi
In Finlandia, prima dell’arrivo di Google, l’area vicino a Muhos ospitava circa 250mila alberi e quella nella zona di Otanmäki più o meno 150mila. All’improvviso, con l'apertura dei cantieri, sono stati tutti abbattuti per realizzare un mega data center che ospiterà i server necessari per servizi come Google, ma non solo. L’espansione annunciata in Finlandia fa parte di un investimento di 13 miliardi di euro in infrastrutture digitali. Di fronte alla devastazione cittadini e autorità locali hanno denunciato l’azione illegale da parte delle società incaricate da Google di realizzare l’opera, accusando la Big Tech anche di aver compromesso acqua e falde acquifere. In pratica secondo secondo i cittadini, hanno agito senza fare una valutazione preliminare di impatto ambientale obbligatoria per qualsiasi disboscamento di superfici maggiori di 2 chilometri quadrati. Motivo per cui, l’Autorità finlandese per le licenze e la supervisione (LVV) ha momentaneamente fermato la costruzione delle strutture sia a Muhos che nel villaggio di Otanmäki, puntando il dito contro i costruttori.
Le scuse di Google e la richiesta di indennizzo
Il responsabile di Google Finlandia, Antti Järvinen, si è scusato ripetendo di aver agito “sulla base della migliore interpretazione che avevamo della legislazione all’epoca". Nonostante le scuse, oltre 100mila persone hanno firmato una petizione per chiedere maggiori controlli e regole sui data center e per indennizzi relativi ai danni ambientali. Fra gli indennizzi, potenzialmente ci potrebbero essere anche quelli legati a possibili predazioni dei lupi. Nel danno ambientale, i residenti includono infatti anche ciò che sta accadendo dopo la devastazione degli ecosistemi. Come ha infatti raccontato Anni Anta, 53enne che vive a Otanmäki, “quando gli alberi sono stati abbattuti, i lupi che vivevano lì si sono diretti al villaggio". Spiega che "abbiamo avuto lupi che si sono avvicinati al villaggio perché tutti gli animali selvatici si sono spostati fuori dalla foresta” ha affermato la presidente ai media internazionali che hanno seguito la questione, denunciando oltretutto anche l’inquinamento acustico causato dall’arrivo dei data center. I lupi senza più casa, potrebbero così diventare il simbolo di questo progresso a tutti costi, che secondo i cittadini locali "è arrogante e non tiene conto degli equilibri delle nostre foreste".