Green&Blue

Il personaggio

È morto William Nordhaus, il Premio Nobel per l’economia ideatore della “carbon tax”

William Nordhaus, Premio Nobel per l'economia nel 2018 insieme a Paul Romer e professore emerito all'Università di Yale
William Nordhaus, Premio Nobel per l'economia nel 2018 insieme a Paul Romer e professore emerito all'Università di Yale 

Aveva 85 anni. Fu professore emerito di Yale. A lui si devono gli studi e i modelli fondamentali che mettono in relazione surriscaldamento globale ed economia. E poi quel monito a Trump: "Assurde le sue dichiarazioni sul clima"

2 minuti di lettura

Una delle fotografie più iconiche e belle della sua vita lo ritrae con un mazzo di fiori in mano applaudito dai suoi studenti poco dopo l’annuncio della sua vittoria del Premio Nobel. È l’immagine che l’Università di Yale ha scelto per rendere omaggio a uno dei suoi “figli” più celebri, William D. Nordhaus, professore emerito morto il 30 ottobre a 85 anni per un tumore al cervello.

Nordhaus era considerato un vero e proprio pioniere per i suoi lavori sull’economia del cambiamento climatico, studi che iniziò molto prima - negli anni Settanta - che la questione global warming diventasse l’allarme globale di oggi.

Nordhaus, professore emerito di economia e per 50 anni figura centrale di Yale (di cui è stato rettore), nel 2018 vinse condividendolo con Paul M. Romer (economista della New York University) il Premio Nobel per "l'integrazione del cambiamento climatico nell'analisi macroeconomica di lungo periodo", un risultato frutto del modello DICE (Dynamic Integrated Climate-Economy) che elaborò e che è considerato fondamentale per le interazioni tra emissioni di carbonio, cambiamento climatico e crescita economica. Un modello che ha portato a indicazioni chiave per realizzare la tassa sul carbonio e che, sintetizza Yale, “aiuta i responsabili politici a stimare i costi economici dei cambiamenti climatici, compresi impatti come la perdita di raccolti e l'innalzamento del livello del mare, e a confrontarli con i costi della riduzione delle emissioni”.

Attraverso questo sistema Nordhaus dimostrò come una tassa sul carbonio può ridurre efficacemente le emissioni fornendo un quadro economico influente per la determinazione del prezzo del carbonio. Lo stesso Nordhaus, nel suo discorso del Nobel, spiegò come “il contributo fondamentale dell’economia è quello di riconoscere che il cambiamento climatico è un effetto collaterale dannoso e indesiderato della crescita economica. Il rimedio migliore per tali esternalità è una tassa sull'inquinamento, o quella che oggi è nota come tassa sul carbonio”.

Anche a Green&Blue, nel 2019, in una intervista raccontò perché la CO2 deve avere un prezzo e la necessità di applicare davvero il concetto che “chi inquina di più dovrà pagare di più, così tutti si decideranno a usare le tecnologie pulite” diceva ribadendo un mantra oggi spesso rilanciato dalle associazioni ambientaliste.

Per Nordhaus, che nella sua lunga carriera è stato anche presidente del Consiglio di amministrazione della Federal Reserve Bank di Boston e membro della National Academy of Sciences, l’intreccio fra economia e crisi del clima era un tema chiave che ha sempre fatto parte dei suoi studi, tanto che “iniziò a riflettere sull'economia del cambiamento climatico negli anni '70, quando pochi economisti – o chiunque altro – se ne occupavano o lo studiavano” ricordano da Yale.

Negli ultimi anni l’economista di Albuquerque, molto amato dai suoi studenti, si era dedicato a un progetto con Lighthouse Books per rendere un manuale di economia accessibile gratuitamente a tutti gli alunni, ma soprattutto era diventato un faro di riferimento - con i suoi studi - per rispondere alle politiche negazioniste di Donald Trump. Anche se era da molti considerato apolitico, lo stesso Nordhaus denunciò quelle che definì come le “dichiarazioni assurde del signor Trump sul cambiamento climatico”.

Altre sue parole, come l’aver ricevuto un Nobel che “infonde coraggio e determinazione a coloro che si trovano dalla parte giusta della storia” risuonano come un monito soprattutto ora a pochi giorni dall’inizio della COP31 che dovrà trovare nuove soluzioni davanti all’avanzata della crisi climatica.

Proprio Nordhaus, in tempi di diplomazia climatica spesso in affanno, aveva proposto a più riprese l’idea di un “club climatico” di nazioni disposte a imporre sanzioni contro chi non aderiva alla tassa sul carbonio. Di recente, una simile iniziativa è stata approvata dall’Ue che impone dazi sulle merci provenienti da Paesi extra-Ue in base al loro impatto sul clima.