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Filippo Turetta, l’accusa del pm: “Ci ha preso tutti in giro, merita il carcere a vita”

Filippo Turetta, l’assassino di Giulia Cecchettin, entra in aula della Corte di Assise di Venezia

 

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Il magistrato Andrea Petroni in aula ripercorre la tappe del femminicidio di Giulia Cecchettin, citando formule come “insensibilità all’altrui patimento” e “brutalità ulteriore”
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Venezia — «Vi prego», esorta nel silenzio dell’aula il pm Andrea Petroni, 38 anni, rivolto ai giudici. Alla sua destra, Filippo Turetta è stretto tra gli avvocati, a testa bassa. «Vi prego – insiste – immaginate cosa significa la pressione sulla bocca, i venticinque tagli sulle mani, le urla...». In due ore e mezza ci porta dove Giulia Cecchettin è stata sequestrata, uccisa e gettava via. Descrive la persecuzione, legge chat che tolgono l’aria, spiega il piano del killer, smaschera le sue bugie: «Ho avuto la spiacevole sensazione di essere stato preso in giro». E chiede l’ergastolo per lo studente, accusato di omicidio pluriaggravato.

I messaggi

Il pm parte dall’inizio. Dallo stalking di Turetta a Cecchettin. Messaggi oppr…

Venezia — «Vi prego», esorta nel silenzio dell’aula il pm Andrea Petroni, 38 anni, rivolto ai giudici. Alla sua destra, Filippo Turetta è stretto tra gli avvocati, a testa bassa. «Vi prego – insiste – immaginate cosa significa la pressione sulla bocca, i venticinque tagli sulle mani, le urla...». In due ore e mezza ci porta dove Giulia Cecchettin è stata sequestrata, uccisa e gettava via. Descrive la persecuzione, legge chat che tolgono l’aria, spiega il piano del killer, smaschera le sue bugie: «Ho avuto la spiacevole sensazione di essere stato preso in giro». E chiede l’ergastolo per lo studente, accusato di omicidio pluriaggravato.

I messaggi

Il pm parte dall’inizio. Dallo stalking di Turetta a Cecchettin. Messaggi opprimenti, spesso sgrammaticati o scritti in maiuscolo che trasmettono la «rabbia» sulla tastiera. Sfuriate per la carriera universitaria di Giulia: «Mettiti in testa stronza che o ci laureiamo insieme o la vita è finita per entrambi. Ridicola. Stai zitta, è così e basta. Smettila di pensare alla tua inutile carriera. La tua vita la vivi a pari passo con me». Sfuriate se lei voleva mangiare una pizza con l’amica: «Se è sabato o domenica non puoi cazzo, sei impegnata con me! Sei una merda se mi togli la nostra uscita. Fai pena». Minacce: «Maledetta che sei, mi devi tenere traccia della tua giornata. Ti farò pentire del male che mi stai facendo. Non ti lascerò un secondo di pace». Messaggi contenuti nelle 150 pagine di requisitoria. «Leggeteli», è l’invito del pm, che argomenta l’aggravante dello stalking.

Gino Cecchettin durante il minuto di rumore in ricordo di Giulia Cecchettin nel corso dell evento organizzato alla Camera con la partecipazione di 250 ragazzi e ragazze delle scuole in occasione della Giornata internazionale per l eliminazione della violenza sulle donne , Roma, 25 novembre 2024. ANSA/RICCARDO ANTIMIANI 


Il piano e la lista di morte

Durante una lite, pochi giorni prima del femminicidio, Turetta prepara la sua lista di morte, il piano per uccidere l’ex fidanzata. Continua a redigerla persino quando lei lo invita al centro commerciale, quell’11 novembre. Nei giorni precedenti lei era stata chiara: «Dopo la laurea faccio quello che voglio». Lui preleva contanti (per la prima volta nel 2023), cerca manette online, compra scotch, studia come legarla. Per la procura è «difficile trovare una premeditazione più provata. Un caso di scuola pensato quattro giorni prima, eseguito quotidianamente. Ogni volta che l’imputato viene allontanato, reagisce eseguendo quello che ha scritto sulla lista». Che però cancella il 12 novembre alle 4,30 del mattino, «la sua prima preoccupazione dopo aver occultato il corpo» di Giulia. Un femminicidio crudele in senso giuridico. Il pm cita la giurisprudenza, usa formule come «insensibilità all’altrui patimento» e «brutalità ulteriore». Il piano di morte, in tre fasi, dura venti minuti. Inizia vicino casa della ragazza, dove un residente sente le urla: «Volevo scendere ma non l’ho fatto, ho avuto paura, la persona aggredita era una donna, chiedeva aiuto». Poi il sequestro, le coltellate in macchina, l’epilogo a Fossò. Petroni parla di «ferite in posizioni inaccettabili» rispetto al proposito di uccidere: come quella sul sopracciglio, o «le 4-5 attorno all’orecchio, in verticale, parallele l’una all’altra». Giulia si è difesa. Il pm invita i giudici a immaginare la scena.

La presa in giro

Turetta ha aiutato gli investigatori a scavare nel cellulare. Ma aveva già cancellato tutto. Dopo il primo interrogatorio del dicembre 2023 e dopo quello davanti alla Corte, Petroni si è sentito «preso in giro». Elenca alcune assurdità: «Il prelievo per fare shopping, il nastro adesivo per attaccare il papiro della laurea, i coltelli per suicidarsi». Quasi a prevenire le mosse della difesa – stamattina le arringhe degli avvocati Giovanni Caruso e Monica Cornaviera – avverte che la giovane età dell’imputato (22 anni) non può bastare a evitare l’ergastolo. Verso Filippo «lo Stato è in credito, non in debito. Aveva la possibilità di scegliere».

La richiesta di risarcimento

Gli avvocati di parte civile – Pietro Coluccio, Antonio Cozza, Nicodemo Gentile e Stefano Tigani – chiedono risarcimenti per oltre due milioni. Alessio Cecchettin, zio di Giulia, se ne va con gli occhi lucidi: «Non oso immaginare cos’ha sofferto, non meritava questa barbarie». E il papà Gino, che ieri non era in aula, commenta così su Radio 2 la richiesta di ergastolo: «Mi aspetto solo che vengano applicate le leggi. Sono già morto dentro, per me non cambierà nulla, Giulia non la rivedrò più. La mia battaglia è fuori dall’aula».

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