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Oncofertilità, ecco la mappa dei centri per chi cerca un figlio

Un giovane colpito da un tumore, oltre alle necessarie cure, deve fronteggiare la possibile comparsa dell’infertilità causata dalle terapie stesse. La scienza offre però strategie che permettono di rimandare il progetto al futuro, quando la lotta contro la malattia sarà terminata
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 L'ISTITUTO Superiore di Sanità ha recentemente reso noti i dati del censimento sui centri di Pma, procreazione medicalmente assistita, con crioconservazione dei gameti e tessuti. Nelle strutture sono disponibili le tecniche che consentono di  preservare la fertilità nei pazienti che rischiano di perderla a causa delle cure mediche cui si devono sottoporre. In Italia sono 14 i Centri con una Unità dedicata alla preservazione della fertilità nei pazienti oncologici. Si trovano in 10 regioni; 11 sono pubblici, 2 privati convenzionati e 1, in Sicilia, è privato.    

“Questi sono i centri che abbiamo censito fino ad oggi" spiega Giulia Scaravelli, responsabile del Centro Operativo Adempimenti Legge 40, Registro Nazionale Pma Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute, Iss di Sanità. “In particolare, nelle procedure per salvaguardare la fertilità delle pazienti oncologiche la tempistica è fondamentale. Ma ci sono altri centri che si stanno attrezzando e che presto potranno essere aggiunti all’elenco. Le strutture offrono un servizio di counseling per orientare i pazienti nelle loro scelte, come richiedono tutte le linee guida internazionali. Bisogna ricordare che, grazie alle procedure, ai pazienti viene offerta un’opportunità, non la garanzia di diventare genitori in futuro”.

L’Iss sta raccogliendo anche altre importanti informazioni. “Stiamo iniziando una raccolta sistematica dei dati che dimostrano quali risultati si stanno ottenendo e i loro esiti nel tempo" chiarisce Scaravelli. "E’ un’attività che diventerà operativa in tempi brevi nel 2017. In tutta Europa ci si sta muovendo nella stessa direzione”.

Un altro recente  passo avanti nell’aiutare la fertilità in chi è stato colpito da tumore è l’accordo tra due importanti strutture: la Banca del tessuto ovarico dell’Istituto Nazionale Tumori (Ifo), il cui responsabile è  Enrico Vizza, direttore di Ginecologia oncologica all’Ifo, e il centro di Procreazione Medicalmente Assistita dell’Ospedale Sandro Pertini di Roma, diretto da Rocco Rago. L’ospedale Sandro Pertini aveva già avviato una collaborazione con la banca del seme del Policlinico Umberto I di Roma diretto da Andrea Lenzi.

“Il Paese ha bisogno di individuare le specifiche competenze e le eccellenze sul territorio per dar vita ad una vera e propria rete di centri di Oncofertilità che rispondano a precisi requisiti organizzativi, tecnologici, di qualità e  sicurezza" ha dichiarato Rago. "Occorre facilitare e migliorare il livello di comunicazione e lo scambio di informazioni tra i centri specialistici sul territorio per permettere agli oncologi di indirizzare i pazienti al centro di oncofertilità a loro più vicino e più indicato per le specifiche esigenze”.  

La crioconservazione (cioè il congelamento e conservazione a temperature estremamente basse) degli ovociti o del tessuto ovarico è una delle principali tecniche per salvaguardare la fertilità femminile. Nell’uomo si ricorre alla crioconservazione del seme o del tessuto testicolare. Il materiale biologico può rimanere conservato in tal modo per anni: una porta aperta alla possibilità, per i malati oncologici, di avere un giorno un figlio.

In Italia ogni giorno vengono diagnosticati almeno 30 nuovi casi di tumore in persone sotto i 40 anni (il 3% della casistica totale). In età giovanile i tipi di tumore più frequente nei maschi sono tumore al testicolo, melanoma, tumore al colon-retto, linfoma non- Hodgkin, tiroide; nelle femmine carcinoma mammario, tiroide, melanoma cervice uterina e colon- retto. Grazie ai progressi della medicina il loro futuro è aperto a nuove speranze.