Oncoline

Un nuovo proiettile intelligente contro il tumore del polmone

Grazie a un farmaco target, la malattia rallenta in oltre la metà dei pazienti con carcinoma polmonare positivo alla mutazione Alk. I risultati presentati all’Asco SPECIALE ASCO 2017
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Pazienti giovani, che non hanno mai fumato o lo hanno fatto solo per poco, e che a 30 anni si ritrovano fra le mani una diagnosi di tumore al polmone aggressivo. Sono i malati di carcinoma polmonare non a piccole cellule positivo all’Alk. Un difetto, questa mutazione, che si trasforma in chance in più grazie alla medicina di precisione. A un farmaco cioè che colpisce proprio questo meccanismo difettoso, con risultati sorprendenti. "I dati dello studio condotto con alectinib sono i più importanti nel campo del tumore del polmone fra quelli presentati al congresso dell’American Society of Clinical Oncology quest’anno", sottolinea Cesare Gridelli, direttore dell’Oncologia medica dell’azienda ospedaliera Moscati di Avellino.

SPECIALE ASCO 2017

Identikit del tumore. La variante definita positiva all’Alk non è molto diffusa: rappresenta il 5% delle nuove diagnosi, percentuale che sale a 9% se escludiamo dal conto i fumatori. In tutto si tratta di 1000 nuovi casi all’anno in Italia, che spesso però arrivano tardi alla diagnosi. “In molte parti d’Italia, soprattutto al sud, ai pazienti con tumore non squamoso non vengono fatti i test per le mutazioni e così si perde tempo prezioso”, commenta Gridelli. “Sappiamo che per queste persone ogni mese è importante e dal momento che esistono armi che colpiscono in maniera specifica i tumori mutati, e quindi sono più efficaci, dobbiamo poterle usare”.

Risultati sorprendenti. L’avvento di crizotinib, una molecola che agisce su Alk bloccandolo, aveva già rappresentato un significativo passo in avanti nel trattamento di questa neoplasia, ma ora alectinib dimostra di andare oltre. “Erano almeno 10 anni che non vedevamo una differenza così marcata nell’efficacia di due farmaci”, afferma Gridelli. “Lo studio Alex ha messo a confronto crizotinib e alectinib dimostrando che il secondo produce una diminuzione del rischio di progressione della malattia del 53% rispetto alla terapia standard. E se guardiamo al rischio di sviluppare metastasi cerebrali, una delle sedi dove la malattia progredisce con esisti peggiori, vediamo che la riduzione del rischio è dell’84%”.

Il farmaco in Italia. A febbraio scorso l’Ema, agenzia che regola l’approvazione dei farmaci in Europa, ha dato il via ad alectinib in seconda linea, cioè per pazienti che sono stati già trattati con la terapia standard ma hanno avuto una progressione della malattia. In Italia, però, l’Aifa non ha ancora sbloccato la commercializzazione del farmaco e, a oggi, i pazienti per cui è indicato lo ottengono grazie a un programma di uso compassionevole. “Su indicazione dell’oncologo, il comitato etico dell’ospedale decide di approvare l’uso compassionevole, che poi avviene grazie all’azienda che mette a disposizione il farmaco. Ma la burocrazia allunga i tempi e per questi pazienti ogni mese è vitale”, conclude Gridelli.