“Le persone cominciano a chiederci: perché non promuovete una riforma del Titolo V della Costituzione che sblocchi le rinnovabili in Italia?”. Enrico Giovannini, direttore scientifico dell’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile (ASviS), lo aveva detto in un passaggio del suo intervento lo scorso giugno al Festival di Green&Blue. “Ora siamo pronti a iniziare a lavorarci, mettendo intorno a un tavolo costituzionalisti ed esperti di politiche energetiche”, dice ora. Nel frattempo, la crisi energetica ha fatto sentire i suoi effetti su imprese e famiglie, rendendo urgente un intervento strutturale. D’altra parte, l’ASviS ha già nel suo curriculum una modifica costituzionale, quella ottenuta nel 2022 e che ha inserito nella Carta la tutela dell’ambiente e delle generazioni future.
Professor Giovannini, perché ritenete importante rimetter mano al Titolo V?
"Che il modello italiano attuale non funzioni e sotto gli occhi di tutti. Su un tema cruciale quale quello dell’energia, dovremmo rafforzare l’integrazione europea, mentre noi, con la riforma del 2001, abbiamo dato grandi poteri alle Regioni, che in molti casi stanno frenando la transizione e il costo lo paga tutti il Paese. Ha senso tutto ciò?".
Ridare allo Stato la competenza esclusiva eliminerebbe i ritardi che stiamo accumulando nelle fonti rinnovabili?
"Sarebbe fuorviante credere che un semplice ritorno al vecchio assetto costituzionale risolverebbe il problema. Ma rafforzare il ruolo dello Stato aiuterebbe ad evitare quei conflitti di attribuzione che sono stati anche resi evidenti dalle sentenze della Corte Costituzionale e del Tar. Abbiamo la necessità di accelerare una serie di processi decisionali e mettere l’interesse nazionale al centro delle decisioni sarebbe un modo di superare l’opposizione di alcune Regioni, opposizione che spesso non riguarda il singolo impianto. Se una Regione dichiara che il 99% dei propri territori non è idoneo alle rinnovabili, siamo di fronte a una scelta politica inaccettabile e dannosa per tutto il Paese".
Non si sottrae così potere decisionale alle Regioni e ai territori?
"C’è in ballo la sicurezza nazionale. Con le crisi che si susseguono e i prezzi dei combustibili fossili che esplodono, non fare la transizione verso le energie rinnovabili vuol dire condannare le imprese e le famiglie italiane a pagare dei costi altissimi. Detto questo, la Costituzione, anche nell’attuale formulazione, consente sempre allo Stato, in caso di gravi emergenze, di prendere iniziative per il superamento di queste crisi, come fu nel caso del COVID-19. Ma ricorrere solo a provvedimenti emergenziali farebbe perdere il dialogo con le popolazioni, mentre il dibattito pubblico sulle grandi opere va preservato".
Una Carta rinnovabile
Tra i timori per un accentramento statale c’è anche quello che finirebbe per avvantaggiare i grandi gruppi nazionali del settore energetico.
"È un timore fondato, ma ricordiamo che alcune società energetiche controllate dalle Regioni sono molto innovative, anche in termine di tariffe convenienti per gli utenti. Bisogna quindi stare attenti a non perdere questa ricchezza".
Il presidente di Confindustria Emanuele Orsini ha chiesto al governo un commissario alle rinnovabili per superare lo stallo. Sarebbe una via certamente più rapida rispetto ai tempi di una riforma costituzionale.
"Ma non funzionerebbe. Abbiamo un commissario per l’acqua, ma la cabina di regia sulla siccità non si riunisce da mesi. I commissari devono restare figure straordinarie che si occupano di singole opere ferme, non di tutto un comparto".
Restando al mondo imprenditoriale, ha la percezione che oggi sia più interessato alle rinnovabili che in passato?
"Anche tra le imprese ci sono punti di vista molto diversi, per esempio tra chi produce energia e chi la consuma in grandi quantità. Ma a tutti appare evidente che, soprattutto con lo sviluppo dei data center, la domanda di energia crescerà anche nel breve termine. Dati i tempi, se vogliamo andare veloci, oltre che a basso costo, c’è solo la soluzione delle rinnovabili. Gli imprenditori, che guardano i margini, i costi, i bilanci, oggi sanno che quella soluzione, fino a un po’ di tempo fa considerata ‘solo’ green, è l’unica che li può rendere competitivi".
C’è anche il mondo delle imprese tra chi si rivolge all’ASviS per avviare un possibile iter di riforma del Titolo V?
"Con le aziende abbiamo interazioni continue. E si parla anche di questo".
L’Alleanza è pronta a questa nuova avventura?
"È un tema ineludibile. Stimoleremo i nostri gruppi di lavoro e vedremo se emergerà una proposta, dopo aver sentito costituzionalisti ed esperti, per poi proporla al mondo politico".
Quali sarebbero i tempi?
"Per la riforma precedente l’abbiamo proposta nel 2016 e abbiamo tagliato il traguardo nel 2022. Ma la questione energetica va risolta più in fretta. Potrebbe essere uno degli obiettivi da darsi per l’inizio della prossima legislatura e sarebbe utile conoscere le posizioni su questo tema delle forze politiche che si presenteranno alle elezioni".