Il tumore mi ha regalato la piena certezza di me. Mi ha regalato la capacità di sognare alla soglia dei 40 anni, quando di solito la routine quotidiana non ti permette più di sognare ma solo di vivere passivamente quello che inconsciamente ti accade.
Il mio tumore non ha tolto nulla alla mia vita, anzi…ha reso più lunghe le mie ore, ha reso più attenti i miei occhi che hanno imparato a guardare non accontentandosi più del solo vedere. Ho imparato a guardare i gesti, gli sguardi, ogni piccolo particolare, ho imparato a “guardare le parole” appena sussurrate in una camera d’ospedale quando cerchi di costruirti il tuo mondo rassicurante perché fuori fa molta più paura.
Il mio tumore mi ha insegnato il vero significato della parola carità, che non è quella che ti insegnano nei banchi di catechismo ma quella che rende un sorriso condiviso, una parola di conforto, una chiacchierata con il tuo vicino di terapia la più grande testimonianza di cristianità.
Sono una privilegiata, perché oggi, conoscendomi meglio, so che “da sola” non sarei mai riuscita ad imparare tutto questo.