C'erano una volta in Italia le tre centrali della perfidia e della maldicenza: la Curia vaticana, il Transatlantico di Montecitorio e la Rai. Proprio l'altro giorno su impulso di papa Francesco è entrata in vigore una riforma piuttosto radicale che ridimensiona la peccaminosa camera di risonanza dei palazzi apostolici; mentre ormai da una ventina d'anni il Salone dei Passi perduti della Camera versa in stato di obsolescenza, superato dagli sviluppi tecnologici e dalle bolle di cattiveria social.
Ma la Rai resiste, anzi ha fatto il salto di specie, come si vede nella foto-delazione qui sotto, scattata dall'interno del palazzone e raffigurante un incontro tenutosi a 35 gradi all'ombra nei preclari giardinetti di viale Mazzini poco dopo la defenestrazione dell'illustre dirigente dell'Approfondimento. Oltre a quest'ultimo, peraltro martire provvisorio, come in un romanzo allegorico partecipano all'infuocato consesso i Signori della Finanza, della Distribuzione, delle Risorse Umane e dell'Intrattenimento Prime Time. Tutto lascia pensare che siano così insoddisfatti da ciò che accade al settimo piano, vertice del pubblico servizio, altrimenti detto "la Rosa dei Beati", da raccogliersi sotto le fatali querce che già ospitarono assortiti colloqui di potere, a partire da Emilio Fede che qui tentò di difendere la sua direzione chiedendo addirittura l'intercessione di Mariapia Fanfani.
In realtà in Rai nessuno è mai beato, e affannandosi senza requie su un eterno tapis-roulant, tutti aspirano a qualcosa, un programma, una poltrona, una rivincita, comunque una felicità che non riusciranno mai ad afferrare. Questo purtroppo fa parte della natura umana e quindi della vita, anche se solo a viale Mazzini l'insoddisfazione prende la strada della più grottesca malignità.
Due settimane orsono si è cercato di assegnare un senso alla vicenda del petomane del Tg1, ma risalendo i vari cicli di potere politico e aziendale torna alla memoria una sarabanda di vicissitudini e sghignazzi trasversali: la "colonna infame" dei nomignoli affibbiati ai maggiorenti e affissi nell'atrio in epoca bernabeiana, l'"albero delle zoccole" della stagione craxiana, la lobby di San Patrignano, il CdA nella Smart, le intercettazioni sulle amichette di Berlusconi, la saga legaiola del "Barbarossa", il presidente che cercava nella soubrette "la figlia che non aveva mai avuto", tutto sempre e rigorosamente segnalato, dalla scatola nera al theatrum mundi. Basti pensare che nel 2015 ben tre quotidiani (il Fatto, il Foglio e il Tempo) offrivano in contemporanea tre distinte rubrichette di impicci e impiccetti, rispettivamente intitolate Il cavallo morente, Anonimo Rai e SpiffeRai. Oggi fioccano le foto e gli spasmi si seguono in tempo reale dai giardinetti.