C'è Francesca, che fa(ceva) l'istruttrice di nuoto e aquagym a Roma: uno stipendio raggranellato con l'odore del cloro nel naso, una passione che coincideva con il lavoro, anche se precario e senza garanzie. Da quando le piscine sono chiuse, lei è in seria difficoltà: non paga le bollette, fa il pane in casa e ha tolto la carne dai piatti della famiglia, figli compresi. Aspetta la ripartenza con ansia, sperando che tutto torni come prima.
E poi c'è Giancarlo, oste milanese titolare di una trattoria in periferia: l'idea di riaprire, con i costi necessari alla ristrutturazione e il rischio di ridurre di molto i coperti, non lo attira per niente, i ricavi non copriranno le spese. Questa è l'Italia della fase due, stremata spaventata e arrabbiata, come dimostra il pizzaiolo sardo che distrugge a martellate il suo forno. Lo sapevamo tutti, che l'effetto del coronavirus si sarebbe visto soprattutto quando all'emergenza sanitaria fosse subentrata quella economica. Ce la raccontano Paolo Griseri, Caterina Pasolini e Mariella Tanzarella, questa Italia impoverita e in preda al panico.
Chi può permetterselo, porta le nevrosi sul lettino dello psicanalista. Ed è da quel punto di osservazione che Massimo Recalcati ci restituisce una fotografia del Paese a due facce: ci sono alcuni tipi di pazienti che escono addirittura migliorati da questa esperienza estrema, perché hanno imparato a convivere con il loro malessere, perché le loro fobie sono state messe in secondo piano dall'impatto con la dura realtà, perché la reclusione forzata ha favorito la capacità di socializzare con i congiunti. Ma in generale siamo tutti diventati più angosciati e nevrotici, non foss'altro perché la paura del contagio ha cambiato il nostro modo di relazionarci con il prossimo. A Francesca, a Giancarlo, ai milioni di italiani colpiti dalla crisi il governo prova a dare risposte in tempi rapidi, anche se non è facile, come scrivono Tommaso Ciriaco e Claudio Tito raccontando le mosse di Conte preoccupato dalla necessità di semplificare la burocrazia e mettere subito i soldi nelle tasche dei concittadini. Ma la verità è che l'unica medicina, in questo momento, sarebbe un vaccino per l'anima.
E poi c'è Giancarlo, oste milanese titolare di una trattoria in periferia: l'idea di riaprire, con i costi necessari alla ristrutturazione e il rischio di ridurre di molto i coperti, non lo attira per niente, i ricavi non copriranno le spese. Questa è l'Italia della fase due, stremata spaventata e arrabbiata, come dimostra il pizzaiolo sardo che distrugge a martellate il suo forno. Lo sapevamo tutti, che l'effetto del coronavirus si sarebbe visto soprattutto quando all'emergenza sanitaria fosse subentrata quella economica. Ce la raccontano Paolo Griseri, Caterina Pasolini e Mariella Tanzarella, questa Italia impoverita e in preda al panico.
Chi può permetterselo, porta le nevrosi sul lettino dello psicanalista. Ed è da quel punto di osservazione che Massimo Recalcati ci restituisce una fotografia del Paese a due facce: ci sono alcuni tipi di pazienti che escono addirittura migliorati da questa esperienza estrema, perché hanno imparato a convivere con il loro malessere, perché le loro fobie sono state messe in secondo piano dall'impatto con la dura realtà, perché la reclusione forzata ha favorito la capacità di socializzare con i congiunti. Ma in generale siamo tutti diventati più angosciati e nevrotici, non foss'altro perché la paura del contagio ha cambiato il nostro modo di relazionarci con il prossimo. A Francesca, a Giancarlo, ai milioni di italiani colpiti dalla crisi il governo prova a dare risposte in tempi rapidi, anche se non è facile, come scrivono Tommaso Ciriaco e Claudio Tito raccontando le mosse di Conte preoccupato dalla necessità di semplificare la burocrazia e mettere subito i soldi nelle tasche dei concittadini. Ma la verità è che l'unica medicina, in questo momento, sarebbe un vaccino per l'anima.