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Election day, il presidente delle Marche Ceriscioli: "Voto a luglio più sicuro. Da Roma pesante sconfinamento di campo"

Il presidente delle Marche Luca Ceriscioli
Il presidente delle Marche Luca Ceriscioli 
Per il governatore uscente dem bisogna "tornare a corretti rapporti istituzionali fra Stato e Regioni". E dice no al passaporto sanitario: "Pronti ad accogliere i turisti lombardi"
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Luca Ceriscioli, presidente dem uscente delle Marche. Lei e altri quattro presidenti di Regione avete scritto a Mattarella per anticipare il voto. Che cosa avete chiesto?
"Di tornare a corretti rapporti istituzionali fra Stato e Regioni. La sensazione è che il governo, il Parlamento, le forze politiche di maggioranza vogliano determinare la data del voto delle regionali. Questo rappresenta uno sconfinamento di campo pesante".



Sono le Regioni che decidono la data?
 "Esatto. Compito del governo è di fissare un range, una finestra che normalmente è di quattro mesi, due prima e due dopo una certa data. In un rapporto normale il governo dovrebbe fissare una nuova scadenza e permettere alle Regioni di scegliere. Invece è evidente la volontà di predeterminare la data del voto".

Ci sono problemi materiali a votare a settembre?
"Cinque Regioni su sei (la Toscana non ha firmato l'appello a Mattarella, ndr), preferirebbero avere la finestra anche sull'ultima domenica di luglio, il 26. I dati epidemiologici sono molto buoni - le Marche ieri hanno registrato zero positivi su mille tamponi - e a luglio prevediamo che siano ancora meglio. Stiamo poi per riaprire tutto. Siamo convinti che si possa andare a votare in sicurezza e avere governi regionali che dovranno affrontare tutto il periodo della Fase 2 nella pienezza del mandato legislativo. Ma da Roma non vedo sforzi a cercare un accomodamento".

Insomma per voi il 26 luglio è una data più sicura anche dal punto di vista dell'emergenza Covid-19?
"Si, anche perché a settembre-ottobre non si sa che condizioni sanitarie ci saranno e se il voto sarà possibile. Se riparte una seconda fase pandemica non possiamo certo spostare le regionali di un anno. Senza contare che a settembre ci si sovrapporrebbe all'apertura delle scuole con un nuovo stop alla didattica e conseguenti problemi di sanificazione".

Allo stato dei fatti, però, a meno che il decreto non venga riscritto, il voto a luglio è tecnicamente impossibile.
"Se domattina modificassero il decreto noi potremmo convocare le elezioni per luglio. Ma rimane poco tempo, perché altrimenti non ci sarebbero più i 55 giorni tecnici per l'indizione dei comizi elettorali".



E come la mette con i partiti di opposizione che invece sarebbero più propensi ad elezioni in autunno appartenenti a coalizioni che sostengono alcuni dei presidenti che vorrebbero anticipare il voto, come Zaia e Toti?
"Torniamo sempre alla questione delle forze 'romane' che hanno un ruolo nel Parlamento e che vogliono predeterminare scelte che sono di competenza delle Regioni".



E' favorevole o contrario all'election day, che accorpi regionali, amministrative e referendum sul taglio dei parlamentari?
"Sono d'accordo a unire le cose, soprattutto perché lo Stato risparmierebbe molti soldi. Ma se si deve fare una scelta, dico che la priorità va data alle regionali, perché le Regioni hanno un ruolo fondamentale proprio nell'amministrare la sanità e l'economia dei territori".

Il voto il 6 settembre, come ipotizzato dal Viminale, potrebbe essere un compromesso accettabile?
"Si, potrebbe essere utile, avrebbe il vantaggio di cadere prima dell'apertura delle scuole".

Certo si dovrebbe fare campagna elettorale ad agosto.
"Suonorebbe strano in effetti, ma questo è un periodo eccezionale in cui ci siamo abituati a cose fuori dal normale. Diminuire le firme dei due terzi, come è stato deciso dalla commissione Affari costituzionali, per facilitare la raccolta in agosto ha un senso".

Lei è l'unico dei cinque presidenti che insistono per il voto a luglio a non essere ricandidato. Cosa ci guadagna da questa battaglia?
"Fra tutti sono quello che non ha interessi personali sulla scadenza elettorale. Esprimo liberamente un pensiero legato a una dinamica di corretti rapporti istituzionali e non a qualche interesse di bottega".

Le dispiace non correre di nuovo?
"Nei mesi scorsi ho provato a convincere il centrosinistra che la strada migliore era ricandidare il presidente uscente. Ma, di fronte ad atteggiamenti molto negativi nella costruzione delle alleanze, ho pensato di fare un passo indietro in funzione della riunificazione del centrosinistra".

Che cosa ne pensa del passaporto sanitario chiesto a gran voce da alcuni presidenti, come quello della Sardegna?
 "Assolutamente no, noi siamo pronti ad accogliere i turisti lombardi e del resto del mondo. Il nostro atteggiamento è quello di riaprire le frontiere. Bisogna essere sicuri delle misure di sicurezza che si è deciso di adottare e insistere nel farle rispettare".





 
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