Raffaele Cantone s'insedia a Perugia. E affronta il caso Palamara
Raffaele Cantone
Raffaele Cantone, nuovo procuratore di Perugia
L'ex presidente dell'Anac ha ottenuto da via Arenula "l'anticipato possesso" e probabilmente già da lunedì 29 giugno sarà operativo come capo della Procura che ha svelato il volto nero del correntismo delle toghe
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ROMA - Di lui aveva detto al telefono: "Cantone a Perugia va evitato". Così, più di un anno fa, parlava Palamara con Cosimo Ferri dell'ipotesi che l'allora capo dell'Anac Raffaele Cantone potesse vincere la corsa per la procura di Perugia. Ma adesso che l'ha vinta, Cantone arriva davvero a Perugia e s'insedia, probabilmente già da lunedì prossimo, nel suo nuovo ufficio di procuratore. Ad autorizzare il cosiddetto "anticipato possesso" è stato mercoledì il ministero della Giustizia, visto che dalla procura generale di Perugia si sollecitava il suo arrivo, e il suo ufficio di provenienza, il Massimario della Cassazione, non aveva problemi a lasciarlo andare.
A questo punto, da procuratore - il Csm lo ha nominato il 17 giugno - Cantone affronterà il caso Palamara, certo la vicenda più rilevante in questo momento per l'ufficio perugino. Che si appresta ad affrontare, il 16 luglio, il suo primo confronto processuale pubblico sulle carte. Il 16 infatti è convocata la cosiddetta "udienza stralcio" nella quale la pubblica accusa - i pubblici ministeri Gemma Milani e Mario Formisano - dovranno confrontarsi con i difensori di Palamara sulle intercettazioni, battendosi entrambi per tenere dentro quelle che considerano effettivamente rilevanti e che, di conseguenza, dovranno essere trascritte. Poi sarà il gip a decidere.
Più di una voce, da Perugia, ha ipotizzato che non tutti i file audio delle intercettazioni - quelle tradizionali che sono state fatte tra febbraio e aprile del 2019 sui telefoni dell'ex pm della procura di Roma, nonché ex presidente dell'Anm (da cui è stato appena espulso), e quelle tramite il Trojan inoculato sul suo cellulare durante il mese di maggio dell'anno scorso - potrebbero essere trascritti. Quelli non rilevanti potrebbero essere eliminati. Un'ipotesi che la difesa di Palamara potrebbe non accettare, soprattutto dopo la diffusione mediatica dei testi. Lo stesso Palamara, da alcune settimane, sta visionando e ascoltando personalmente, nella sala di piazzale Clodio dove le stesse intercettazioni sono state registrate, i file audio. Evidentemente per verificare se nelle trascrizioni vi sono delle anomalie oppure per capire come mai in alcuni casi, come per la cena con l'ex procuratore di Roma Pignatone, il Trojan non ha misteriosamente funzionato.
Per una coincidenza, giusto oggi alla Camera, passerà l'ultima proroga sull'entrata in vigore della legge Orlando-Bonafede sulle intercettazioni. Quella che obbliga i pm a mettere nell'armadio riservato gli ascolti definiti non rilevanti. Con l'ultima versione approvata, non sarà più la sola polizia giudiziaria, ma il pm a decidere a quali registrazioni vada applicato questo criterio, mentre la polizia dovrà comunque redigere un brogliaccio ma estremamente sommario e tale da non rivelare il contenuto dettagliato della conversazione. Se fosse stata in vigore la legge, molti ascolti del caso Palamara sarebbero potuti finiti nell'armadio. Anche se essi, magari irrilevanti per provare le accuse nel processo, hanno una rilevanza disciplinare per il comportamento correntizio delle toghe. La procura di Perugia comunque, sulla base della circolare del Csm che anticipava la legge Orlando-Bonafede proprio sui criteri della irrilevanza e del rispetto della privacy per chi non è direttamente coinvolto nell'inchiesta, approvata dopo numerose circolari delle stesse procure (vedi quella di Torino dell'ex procuratore Armando Spataro e dello stesso Giuseppe Pignatone a Roma), avrebbe potuto attenersi a questi criteri più stringenti.